Rai contratto: se uno muore si assume coniuge o figlio. Welfare o Medioevo?

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 marzo 2018 9:52 | Ultimo aggiornamento: 13 marzo 2018 9:56
Rai nuovo contratto: se uno muore si assume coniuge o figlio. Welfare o Medioevo?

Rai contratto: se uno muore si assume coniuge o figlio. Welfare o Medioevo? (foto Ansa)

ROMA – Rai contratto: se uno muore si assume la moglie (marito?) o il figlio/figlia, comunque la prole. Il contratto è quello freschissimo, siglato il 28 febbraio. L’attenzione su questa clausola del contratto è de La Repubblica a firma Aldo Fontanarosa e Leandro Palestrini. La domanda è: una regola così è Welfare aziendale o Medioevo dove il posto di lavoro è un feudo che passa e si trasmette per via di sangue e parentela?

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Rai contratto, quindi una cosa scritta, pensata, trattata. Addirittura una norma contrattuale, non un singolo caso di solidarietà e sostegno dell’azienda alla famiglia di un dipendente travolta da una improvvisa scomparsa. No, una clausola, una regola: se muore un operaio Rai, un impiegato Rai, un quadro Rai, allora la Rai assume al suo posto il parente più prossimo (fratelli e cugini no, ci si limita a coniuge e figli).

Il posto in Rai inteso come proprietà e quindi ereditario. Sta scritto di fatto nel contratto aziendale. Immaginiamo se la regola del posto che va al coniuge o figlio in caso di morte fosse applicata in tutte le aziende e in tutti i luoghi di lavoro, pubblici e privati. Un fantastico mondo dove la legge suprema è “chi ha avuto, ha avuto…”. Dove chi ha avuto la fortuna di sposare o di avere come genitore uno col posto fisso sta col posto fisso di generazione in generazione. Il posto di lavoro ereditario, il sogno massimo di ogni lobby finalmente realizzato.

Realizzato per ora in Rai. E magari non saranno pochi in Rai tra sindacati, manager e lavoratori Rai appunto a sostenere che il posto che va al coniuge o al figlio se uno muore è conquista del lavoro, garanzia sudata. Insomma Welfare aziendale, come fosse asilo nido o mensa o polizza sanitaria. Polizza ereditaria, ecco.

Con un po’ di pudore e belletto c’è scritto in contratto che Rai assume coniuge o prole dipendente morto “in situazioni particolari adeguatamente certificate”. Adeguatamene certificate…che non manchino le carte ufficiali e il bollo tondo. E situazioni particolari dove evidentemente ci si riferisce alla condizione di bisogno della famiglia che subisce il lutto. Ma, se era sostegno alla famiglia colpita, non bastava una polizza assicurativa a favore della famiglia pagata dalla Rai?

No, non bastava perché il principio, il valore da difendere e affermare non è quello dell’azienda che aiuta chi colpito da lutto. C’è certo anche questo ma sotto il mantello della solidarietà viaggia robusto e neanche tanto nascosto il principio della ereditarietà del posto di lavoro. Con annessa e involontaria ammissione che spesso quel posto di lavoro è solo uno stipendio, infatti nessuno si domanda se il coniuge o la prole subentrante sappia fare il lavoro dello scomparso. In Rai la domanda sulla professionalità è infatti…contrattualmente accessoria.

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