Rai, Monica Maggioni presidente. Dallo 0,52% di share schizza al vertice aziendale

di Sergio Carli
Pubblicato il 5 agosto 2015 17:32 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2015 20:45
Rai, Monica Maggioni presidente. Vince l'intesa Renzi-Berlusconi

Monica Maggioni (Foto Lapresse)

ROMA – Rai, è ufficiale: Monica Maggioni è stata nominata presidente. Ha vinto l’accordo tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi. 

Il nome della direttrice di RaiNews, che nel mese di giugno ha registrato uno share dello 0,52%, era stato fatto durante la giornata, dopo ore in cui si erano sovrapposti nomi diversi, da Caterina Caselli a Simona Ercolano.

Monica Maggioni è nata nel 1964 a Milano. Diplomata alla scuola di giornalismo di Perugia, ha lavorato per anni in Rai, alla redazione Esteri. Dal 2013 dirige il canale all news della televisione pubblica.

Il suo nome venne fatto prima come possibile direttrice del Tg1, ma non riuscì a scalzare il troppo bravo Mario Orfeo, poi  come possibile direttrice di una della newsroom che sarebbe dovuta venire fuori dall’accorpamento dei telegiornali ( Tg1,Tg2 e Rai Parlamento più Tg3, Rainews, Tgr e Ciss, meteo e Web). In quel caso, però, a far saltare i progetti del direttore generale Luigi Gubitosi, grande sostenitore della Maggioni, fu un’altra giornalista, Bianca Berlinguer.

In un’intervista rilasciata a Paolo Conti del Corriere della Sera, la direttrice del Tg3 si era detta contraria ad una differenziazione delle due newsroom e aveva paventato tagli di personale. Il giorno dopo il piano delle due newsroom saltò, e non se ne fece mai più nulla.

La nomina di Monica Maggioni a presidente della Rai, in coppia con l’ormai certa designazione di Antonio Campo Dall’Orto a direttore generale, è stata accolta con un giudizio tutt’altro che lusinghiero da uno dei migliori conoscitori di cose Rai, Guido Paglia, che, su “L’ultima ribattuta” ha sintetizzato così il giudizio sul ticket: “Maggioni-Campo dall’Orto, due scelte che possono affossare la Rai”.

L’articolo che segue dà sostanza al titolo:

“La presidente “rosa” è stata per tre anni la “cocca” di Luigi Gubitosi, pretendendo (e ottenendo) questo mondo e quell’altro e finendo per portare a casa – con il doppio degli investimenti – lo stesso fallimentare risultato per Rainews del suo predecessore, Corradino Mineo. Mezzo punto scarso di share aveva raggiunto l’attuale senatore della sinistra del Pd, mezzo punto ha continuato a totalizzare la direttora Maggioni.

Come esperta dell’informazione tv, non c’è male, vero? Senza tenere conto delle innumerevoli gaffe fatte registrare dalla testata durante la sua gestione.

Quanto al nuovo dg, i media di questi giorni hanno ampiamente ricordato i risultati negativi fatti registrare da Campo dell’Orto a La 7 e ad Mtv: bilanci in rosso profondo.

E questi dovrebbero essere i manager capaci di risollevare le sorti della disastrata azienda ereditata da Anna Maria Tarantola e da Gubitosi (senza dimenticare il crollo della raccolta pubblicitaria firmata dall’altro “cocco” del dg uscente, cioè Fabrizio Piscopo)

Le premesse, insomma, non sono affatto incoraggianti”.

Di ben altro tono il pezzo di Nicoletta Tamberlich per l’agenzia Ansa, che fa il paio con quello, pudicamente anonimo, sul dg in pectore Campo Dell’Orto, dal titolo agiografico: “Profilo: Campo Dall’Orto, dalla Mtv generation alla Rai”. Vanno conservato entrambi a futura memoria. Scrive Nicoletta Tamberlich:

“A Viale Mazzini sbarca la presidente donna ‘embedded’ con l’elmetto. Monica Maggioni, milanese, classe 1964, è una giornalista professionista di lungo corso. Direttrice di RaiNews24 dal gennaio del 2013, oggi era a Teheran dove si trovavano anche i ministri italiani degli Esteri Paolo Gentiloni e dello Sviluppo economico Federica Guidi. Nel corso della sua carriera ha seguito tra l’altro da giornalista il conflitto iracheno, sarà consapevole più di altri che può essere insidioso talvolta più un corridoio di viale Mazzini che un check-point di Baghdad.

Ma Maggioni ha anche moderato a suo tempo il confronto tra Luigi Bersani e Matteo Renzi per le primarie del centrosinistra su Rai1 nel 2012. Ed è stata anche tra le candidate alla poltrona del Tg1, direzione poi andata a Mario Orfeo.

Come direttore della rete all news di servizio pubblico ha sfidato con un editoriale anche l’Isis decidendo di non trasmettere più i loro filmati: “Vedete, ormai si è trasformato in una sorta di Hollywood del terrore. I loro filmati sono studiati. Ogni comunicato viene fatto con una regia sapiente. Noi non vogliamo diventare parte della loro propaganda”.

Dopo aver conseguito la laurea in Lingue e letterature straniere moderne all’Università Cattolica di Milano e un master di giornalismo radiotelevisivo, ha collaborato con Il Giorno. Giornalista professionista dal 1995 ha collaborato con il canale satellitare Euronews e poi è stata assunta in Rai, dove ha lavorato prima a Tv7 e poi per anni al Tg1, oltre ad aver condotto alcune edizioni di Unomattina Estate. Del Tg1 è stata conduttrice e inviata all’estero; tra i Paesi in cui ha effettuato reportage: Sudafrica, Mozambico, Medioriente, Stati Uniti, ma soprattutto è stata in Iraq al seguito delle truppe americane nella seconda guerra del Golfo. Tra il 2000 e il 2002 ha seguito le fasi più violente della seconda Intifada e raccontato il conflitto tra israeliani e palestinesi.

Dopo l’11 settembre 2001 ha seguito le reazioni mediorientali all’attentato al WTC e ha viaggiato tra territori palestinesi e Libano. Poi, negli Usa da ottobre a dicembre, ha realizzato una serie di inchieste sull’eversione interna americana. Nel 2003 è stata l’unica giornalista italiana embedded in Iraq, cioè aggregata all’esercito statunitense durante la seconda Guerra del Golfo.

Per tre mesi ha vissuto con i militari americani durante l’avanzata di terra dal Kuwait verso la capitale irachena. Dal maggio 2003 è arrivata a Baghdad e ha iniziato una copertura regolare delle vicende irachene fino al gennaio 2005. Tornerà in Iraq nel 2007. Dal 2008 si è trasferita negli USA dove ha seguito la campagna elettorale che ha portato all’elezione del presidente Barack Obama.

In questi anni ha continuato ad occuparsi di guerre e di crisi in giro per il mondo, dalla Birmania all’Africa, all’Afghanistan dove è tornata nel luglio 2009 con i marines. Ha viaggiato nel Nord Uganda per raccontare le vicende dei bambini soldato vittime di Joseph Kony. Nel 2009 è diventata caporedattore centrale della Redazione Speciali del TG1: ha curato l’ideazione e la realizzazione degli approfondimenti storici del TG1 e ha condotto Speciale TG1, in onda la domenica in seconda serata.

Nel 2010 e 2011 ha realizzato due documentari presentati alla Mostra del Cinema di Venezia: Ward 54, premiato a Biarritz con il Prix Mitrani, e Out of Teheran. Nel 2013 è diventata direttore del polo all news della Rai che comprende Rainews24, Televideo e Rainews.it.

Nel suo ultimo intervento in commissione di Vigilanza, parlando della riforma delle news, Maggioni dava luce verde al piano per l’informazione messo a punto dal direttore generale Luigi Gubitosi: “Non è una riforma mia, non l’ho scritta io, non è quello che forse avrei pensato”, premetteva, rispondendo alle domande dei parlamentari a San Macuto. “Ma finalmente ci si muove e uscire dell’immobilismo è fondamentale in questo momento per la Rai. Restare fermi è decidere che la Rai deve essere sempre più residuale, usare le risorse dei cittadini per farsi concorrenza all’interno, perché avere quattro strutture di news concorrenziali e non coordinate vuol dire concorrenza interna”.

E questa Ansa è su Campo Dell’Orto:

“”Vogliamo essere generatori di cultura pop”: è la mission che Antonio Campo Dall’Orto ha affidato alla sua Mtv Italia, rendendola un punto di riferimento per un’intera generazione, una rete dinamica, bussola musicale ma anche aperta ai grandi temi sociali, politici e ambientali. Dal master di Publitalia a Telecom Italia Media, fino a Viacom e al cda di Poste Italiane, l’ex ragazzo prodigio scalda i motori in direzione Viale Mazzini. “E’ uno stimatissimo professionista, tra i più interessanti innovatori della tv italiana, un nome di altissimo valore”, dice oggi Matteo Renzi del manager che sarebbe a un passo dalla poltrona di direttore generale Rai. Un’azienda da innovare, specie sul fronte del prodotto, in nome della “qualità” e del “talento delle nuove generazioni” invocati da Campo Dall’Orto anche alla Leopolda. Su quel palco, nel novembre 2011, il manager parla della generazione sempre connessa, riformatrice e non rivoluzionaria, pronta a cambiare il mondo “non appena ne avrà la possibilità”. Una generazione da “riscattare” e a questo punto da riavvicinare al consumo della tv generalista. Nato a Conegliano Veneto (Treviso) nel 1964, laurea in Economia a Ca’ Foscari, a 25 anni Campo Dall’Orto viene nominato responsabile delle Analisi Settoriali del Marketing Strategico di IMS Europe a Madrid; passa poi a Valencia in IMS Spagna e diventa il nuovo Responsabile Marketing Commerciale, Pianificazione e Sviluppo Operativo. Due anni dopo torna in Italia e partecipa a un master in Marketing e Comunicazione promosso da Publitalia che gli apre le porte di Mediaset, dove diventa vicedirettore di Canale 5. Nel 1997 comincia la grande avventura di Mtv Italia: è prima direttore generale e poi, nel 1999, amministratore delegato di Mtv Networks South Europe per i canali in Spagna, Portogallo, Francia e Grecia. Nel 2001 viene nominato ad di Mtv Italia e presidente di Mtv Pubblicità. Sotto la sua guida, la rete lancia personaggi come Victoria Cabello, Camila Raznovich, Andrea Pezzi, Marco Maccarini, Enrico Silvestrin, Giorgia Surina, detta legge in fatto di musica e innovazione, sposando le grandi campagne internazionali di sensibilizzazione, dalla mafia all’Aids, dal traffico di donne e bambini al sostegno alle aree del mondo colpite da catastrofi e terremoti. Parallelamente agli incarichi in Mtv, Campo Dall’Orto diventa anche direttore di La7: è lui a portare alla rete volti come Daria Bignardi, Piero Chiambretti, Gad Lerner, Maurizio Crozza, alternando l’alleggerimento degli show ai monologhi di denuncia di Marco Paolini in prima serata. Nel 2007 il discusso stop al Decameron di Daniele Luttazzi, sospeso per gli insulti e le offese rivolte a Giuliano Ferrara dall’attore in uno dei suoi monologhi al vetriolo: una chiusura illegittima secondo il tribunale di Roma, che nel 2012 condannerà in primo grado La7 a un maxi-risarcimento da 1,2 milioni per il comico. L’esperienza in Telecom Italia Media (di cui intanto diventa direttore generale Television e poi amministratore delegato) dura fino al 2008, quando Campo Dall’Orto lascia – nella stagione dei tagli voluti dal nuovo management – per iniziare una carriera nel gruppo Viacom (come vicepresidente esecutivo), continuando a mantenere anche la guida di Mtv Italia. Nel 2014 viene scelto dal governo Renzi come consigliere di amministrazione di Poste Italiane, un incarico forse ‘di passaggio’ in attesa del grande salto alla Rai”.