Rassegne stampa, Procure in campo, Scambelluri (Data Stampa) “garantito” e interrogato

di Sergio Carli
Pubblicato il 29 Gennaio 2020 7:30 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2020 0:32
Rassegne stampa, Procure in campo, Scambelluri (Data Stampa) "garantito" e interrogato

Rassegne stampa, Procure in campo, Scambelluri (Data Stampa) “garantito” e interrogato

Rassegne stampa nel mirino della Procura della Repubblica di Roma. Con l’accusa di violazione del diritto d’autore, Massimo Scambelluri, presidente di “Data Stampa”, società che vende la rassegna stampa quotidiana per clienti privati e istituzionali, è stato interrogato venerdì 24 gennaio dal sostituto procuratore Antonio Calaresu. La Procura di Roma aveva aperto un’inchiesta dopo la denuncia di alcuni quotidiani che lamentavano di non aver mai dato il consenso e dunque senza aver concesso la licenza di utilizzo, vendita e diffusione dei contenuti protetti da copyright. In parallelo la Fieg, Federazione editori giornali, ha promosso anche una causa civile in Tribunale a Roma.

La lista dei clienti, secondo Ciociaria Oggi, appariva sul sito della società. Ora, alla voce clienti, sul sito della società appare la scritta: “Pagina in aggiornamento”. Il Messaggero ne ha indicati alcuni: la presidenza della Repubblica, il Senato e la Camera, il Csm, la Banca d’Italia, l’Agenzia delle entrate, la Polizia di Stato, il ministero dell’Interno, l’Arma e la Rai. Un bel motivo di imbarazzo, per istituzioni di tale rilevanza, finire in una inchiesta di questa portata e di questa natura.

La lista dei giornali “rassegnati” è lunga: Corriere della Sera, Repubblica, Messaggero, Stampa, Giornale, Libero, Verità, Fatto Quotidiano, Sole 24 Ore, Italia Oggi, Il Foglio, Tempo, Corriere dello Sport, Gazzetta dello Sport, Espresso, Panorama. E anche alcuni stranieri: Financial Times, Economist. Ma finora pochi hanno avuto il coraggio di rivolgersi alla magistratura. Non è possibile piangere sulla crisi e poi restare inerti.

Gli editori sono noti per l’incapacità di trovare linee di comportamento comuni. La pubblicità è stata sempre il campo dove hanno dato il peggio: tutti si sentono troppo furbi, i conflitti di interesse esplodono. Sono arrivati a nominare presidente un uomo di fiducia di Berlusconi, la cui tv è stata sempre il peggiore nemico dei giornali e negli ultimi anni, a seguito della Rai, che ha devastato il mercato, gli ha dato il colpo di grazia.

Quella delle rassegne è una storia vecchia di decenni. A un certo momento il Parlamento era andato vicino a varare una tassa sulle fotocopie. Poi un politico di sinistra si mise di traverso e tutto finì lì.

Evoluzione successiva, grazie a internet: Camera e Presidenza del Consiglio mettevano on line la loro rassegna stampa apeta a tutti. Immaginate quante copie vendute in meno per i giornali. Poi la cosa fu fermata.

Ora, grazie alle nuove opportunità offerte da internet, con applicazioni tipo WhatsApp e Telegram, le rassegne hanno ricominciato a colpire.

Finalmente alcuni editori si sono mossi e si sono rivolti alla Procura di Roma. A seguito della denuncia e su mandato della Procura, la Guardia di Finanza ha verificato come la società “Data Stampa” fornisca ogni giorno ai propri abbonati il testo integrale, in Pdf, di 21 quotidiani, italiani e internazionali, consentendo l’accesso con l’utilizzo di password rilasciate dalla stessa “Data Stampa” sia alla versione cartacea, sia facendo scaricare le pagine in formato Pdf. 

Finora, si sono mossi solo alcuni editori dei 21 pdffati: La Stampa, la Repubblica, il Messaggero. Ma con lo snobismo che li ha appassionati ieri più ai girotondi oggi alle sardine che alla loro crisi, giornalisti e direttori hanno snobbato il tema. Solo Messaggero e Latina Oggi ne hanno scritto. Per gli altri contano più Greta e la sua improbabile lotta al clima che non la sopravvivenza dei giornali.

La magistratura, invece, ha preso sul serio la faccenda. Oltre a Roma, hanno aperto inchieste le Procure di Milano, Palermo e Cagliari. 

E nell’ambito di una di queste, primo caso in Italia – a quanto ha scritto il Messaggero – è partito un avviso di garanzia per il reato di “violazione del diritto d’autore” a carico di Massimo Scambelluri

Tutto è filato liscio, ha scritto Latina Oggi, per parecchio tempo, fino a quando la Guardia di Finanza non ha deciso, anche sulla base delle citate denunce presentate da vari editori e delle campagne stampa contro il dilagare del fenomeno, di vederci chiaro e di accertare la regolarità del servizio offerto. Data Stampa “mette a disposizione ben 21 giornali, nazionali ed internazionali, che il cliente (a seconda del contratto in essere) può leggere in versione integrale o può, addirittura, scaricare in Pdf e consultare poi a proprio piacimento. O anche, come accade, girare a dipendenti, amici, conoscenti o a svariati altri canali”.

Un’attività che però la società guidata da Scambelluri, secondo la Procura di Roma, avrebbe svolto senza aver prima ottenuto la licenza di utilizzo, vendita e diffusione dei contenuti protetti da copyright dagli editori dei quotidiani distribuiti. E in diversi casi fornendo ai clienti password di accesso non rilasciate dalle aziende editoriali.

“Una situazione incredibile che ha stressato ulteriormente un settore già provato dalle difficoltà legate alla trasformazione digitale. A Roma, migliaia di dipendenti pubblici ogni mattina ricevono gratis sui loro telefonini i nostri giornali la cui produzione costa ogni giorno decine di migliaia di euro. Ma c’è di più. Queste aziende, senza alcuna licenza, per anni hanno consentito a istituzioni, grandi società pubbliche e private, l’accesso ai nostri articoli dotando i loro clienti di decine e decine di password”.

In pratica, e per sintetizzare, è come se Sky dopo aver acquistato i diritti della serie A e prodotto le riprese delle partite di calcio, vendendo un solo abbonamento ad una società qualsiasi (tipo Regione o Comune) consentisse a questa di far utilizzare l’abbonamento a tutti i suoi dipendenti”.