Repubblica, 1976, Scalfari incontra all’alba De Benedetti e poi con le dita…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 20 gennaio 2018 5:57 | Ultimo aggiornamento: 20 gennaio 2018 9:02
debenedetti-caracciolo-scalfari

De Benedetti, Caracciolo e Scalfari in una foto d’epoca

ROMA – La prima volta che Carlo De Benedetti incontrò Eugenio Scalfari, Scalfari non ne ebbe una buona impressione. Chiesi a Scalfari come fosse andato l’incontro. Ma lui non rispose. Con due dita della mano si diede dei colpetti sulla fronte, come a dire “E’ matto”.

Come, da quel lontano 1976, dalla puzza sotto il naso si sia passati al grande amore (se mai c’è stato) per poi precipitare nel pubblico lancio di verdure è una di quelle cose che aiutano a capire l’instabilità dei sentimenti e dei rapporti umani.

Carlo De Benedetti ha avuto la cattiva idea di incrociare il ferro con Eugenio Scalfari e male gliene incolse. Per parte mia, aggiungo alcuni dettagli, che ho pubblicato anche su Uomini & Business. Eugenio conferma che l’Ingegnere non figura fra i fondatori di Repubblica, nemmeno dal punto di vista finanziario. Ha dato all’inizio 50 milioni su 5 miliardi (di lire). E erano soldi dell’Unione industriali di Torino, di cui aveva la disponibilità come presidente. Nemmeno i suoi.

Persino Leopoldo Pirelli, sempre misurato, ha versato almeno quattro volte tanto. Astaldi pure.

Anzi, posso testimoniare che all’epoca della nascita di Repubblica, Scalfari e De Benedetti nemmeno si conoscevano. Il tutto avvenne attraverso comuni amici.

Il primo fra i due avvenne molti mesi dopo, a giornale già avviato. Lo ricordo perfettamente perché fu il sottoscritto a organizzarlo. E ricordo anche che dovetti insistere perché Scalfari sembrava pochissimo interessato a quell’incontro.

Si era in piazza Indipendenza e l’ufficio di Scalfari era un gabbiotto di vetro ricavato nel salone principale. Accompagnai l’Ingegnere da Scalfari nel cubicolo e mi misi a una scrivania a leggere i giornali. Nel gabbiotto De Benedetti parlava e Scalfari ascoltava.

Alla fine, stretta di mano, e Cdb se ne va. Chiedo a Scalfari come è andato l’incontro. Ma lui non risponde. Con due dita della mano si dà dei colpetti sulla fronte, come a dire “E’ matto”.

Poi a colazione ottengo qualche spiegazione in più. L’Ingegnere (lontanissimo dal diventare proprietario di Repubblica in quel momento) ha rifilato a Scalfari una storia in cui credeva molto: il mondo (eravamo a metà degli anni ’70) era sull’orlo di una crisi mondiale devastante, non si sarebbe salvato quasi niente. Le stesse cose che aveva detto a me, qualche settimana prima,  un’intervista pubblicata su Repubblica (sia pure con molte perplessità).

Comunque, dopo quel primo incontro quasi all’alba negli uffici deserti di Repubblica, i due hanno preso a vedersi per conto loro e non sono testimone di niente.

Però qualcosa si può ancora dire, del come la storia è ironica.

Ezio Mauro fu scelto come direttore da Scalfari, quando lui decise di lasciare. E fu scelto, oltre che per la stima, per bloccare una candidatura proposta da De Benedetti, che a Eugenio non piaceva per niente.

Poi, l’Ingegnere ha stabilito con Mauro un rapporto privilegiato, che credo duri ancora oggi.

Mario Calabresi, il direttore attuale, è invece stato scelto personalmente da Cdb. Ma il rapporto fra i due non è mai decollato.

Tanto è vero che si dice che dietro gli attacchi dello stesso Cdb a Repubblica ci sia in realtà il desiderio di cambiare direttore, attingendo questa volta non dalla  Stampa di Torino, ma da giro di via Solferino.

Voci, forse solo pettegolezzi di redazione, ma questo è ciò che circola.

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