Riccardo Bossi perde causa col Corriere: “Diritto di cronaca va riconosciuto”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 febbraio 2014 22:30 | Ultimo aggiornamento: 20 febbraio 2014 22:30
Riccardo Bossi

Riccardo Bossi

MILANO – Vince Giuseppe Guastella del Corriere della Sera e perde Riccardo Bossi, anche se nell’articolo che ha dato origine alla causa, gli veniva attribuito uno yacht non suo. Perché a ogni cronista che svolge giornalismo d’inchiesta, e che quindi “anziché recepire la notizia passivamente da ‘fonti’ esterne, la ‘attinge’ autonomamente, direttamente e attivamente” sul campo, va riconosciuto sia “il diritto di ricercare liberamente le notizia, sia l’esigenza di protezione delle fonti”.

E’ uno dei passaggi del provvedimento con cui il gip di Milano Fabrizio D’Arcangelo ha archiviato la denuncia di Riccardo Bossi, il figlio dell’ex leader della Lega, nei confronti del giornalista del Corriere della Sera Giuseppe Guastella e del direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli, per un articolo pubblicato alla fine dello scorso aprile e intitolato ‘Ecco lo yacht di Bossi junior, è in Tunisia’.

La ricostruzione fatta nell’articolo si era basata non solo su quanto riportato nell’ordinanza di custodia cautelare che proprio in quei giorni aveva portato in carcere l’ex tesoriere del Carroccio Francesco Belisto, ma anche su un’inchiesta giornalistica in Tunisia. Su questo punto il giudice ha quindi sposato una sentenza della Corte di Strasburgo del 1996 laddove ha riconosciuto sia

“il diritto di ricercare liberamente le notizia, sia l’esigenza di protezione delle fonti”,

tutelando quindi il giornalismo d’inchiesta. E non solo: ha ritenuto

“soddisfatto il requisito della fedele corrispondenza della narrazione al contenuto degli atti e degli accertamenti processuali svolti al momento della pubblicazione dell’articolo”.

E questo perché, ha osservato ancora il gip richiamandosi alla Cassazione,

“in tema di diritto di cronaca giornalistica, la verità della notizia mutuata da un provvedimento giudiziario sussiste qualora essa sia fedele al contenuto del provvedimento stesso (…), non potendo richiedersi al giornalista di dimostrare la fondatezza delle decisioni assunte in sede giudiziaria”.

Mesi dopo la pubblicazione dell’articolo le indagini e lo stesso Belsito in un verbale avevano chiarito che quello yacht, che inizialmente si sospettava fosse stato acquistato con i fondi della Lega, non apparteneva a Riccardo Bossi. Ma ciò non toglie che il cronista si sia comportato correttamente “nel pieno rispetto dei canoni elaborati dalla giurisprudenza consolidata di legittimità”.