Riforma copyright, Fnsi: “Battuta d’arresto cattiva notizia per l’informazione”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2019 6:30 | Ultimo aggiornamento: 21 gennaio 2019 23:40

Riforma copyright, Fnsi: “Battuta d’arresto cattiva notizia per l’informazione”

ROMA – La riforma del copyright si ferma in Europa. Raffaele Lorusso, segretario generale della Federazione nazionale stampa italiana, parla della battuta d’arresto come di una “cattiva notizia per l’informazione”. Il sindacato dei giornalisti sottolinea poi di non essere sorpreso che tra i responsabili della mancata discussione in sede europea ci sia anche il governo italiano.

In una nota firmata dalla Fnsi si legge: “La battuta d’arresto in sede europea sulla definizione delle norme sul copyright non è una buona notizia per il mondo dell’informazione. Si tratta di un ulteriore cedimento ai giganti della rete, a cominciare da Google e Facebook, che stanno cercando di ostacolare qualsiasi tentativo di regolamentazione che per loro comporterebbe il pagamento di diritti ai produttori dei contenuti e di tasse, a cominciare da quelle sulla raccolta pubblicitaria, ai singoli Paesi”.

Il segretario generale Lorusso ha dichiarato: “Il sindacato dei giornalisti italiani sarà in prima linea con la Federazione internazionale dei giornalisti, con gli altri sindacati dei giornalisti dei Paesi europei e con le associazioni di tutte le professioni intellettuali per far sì che si giunga all’approvazione di una normativa che consenta a ciascun produttore di contenuti, a cominciare dai giornali, di ottenere la giusta remunerazione per l’utilizzo del prodotto da parte dei motori di ricerca, che oltre a non pagare alcun diritto, realizzano profitti grazie alla raccolta pubblicitaria e al traffico dei dati personali”.

E ha aggiunto: “Nessuna meraviglia, inoltre, che fra i governi che hanno impedito la prosecuzione della discussione in sede europea ci sia anche quello italiano. Si tratta di un atteggiamento che rientra in una strategia più ampia che punta a cancellare il pluralismo dell’informazione, favorendo la chiusura dei giornali. Non è un caso che, nelle scorse ore, il vicepremier Luigi Di Maio sia tornato a rivendicare come una conquista di civiltà l’azzeramento del fondo per l’editoria, attaccando frontalmente Il Foglio, il Manifesto e Avvenire, guarda caso tre fra le testate che non risparmiano, per ragioni diverse, critiche al governo. Più che il fondo per l’editoria e il pluralismo, l’unica vera anomalia è quella di un ministro del Lavoro, Di Maio, appunto, che di fatto si compiace per essere l’artefice della perdita di posti di lavoro e dell’aumento del precariato nel settore dell’informazione. Quel precariato di cui lo stesso ministro, in evidente contraddizione con se stesso, vorrebbe discutere ad un tavolo convocando interlocutori incompetenti per materia. Chiara è la finalità propagandistica che la FNSI non potrà mai assecondare”.