La ripresa era solo un’illusione. Mario Deaglio su La Stampa

Pubblicato il 25 Agosto 2010 13:26 | Ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2010 13:26

Siamo davvero fuori dalla crisi economica? O la ripresa è destinata a rallentare bruscamente come sembrano indicare i numeri dell’economia americana? Mario Deaglio sulla Stampa spiega a in quale punto del tunnel crisi ci troviamo e quanto è ancora lontana l’uscita. BlitzQuotidiano ve lo propone come Articolo del giorno.

Almeno in America, la crisi di oggi si chiama W: il che significa, seguendo la scrittura di questa lettera, caduta (fino a tutta l’estate 2009), parziale risalita (fino a tutta la primavera 2010), nuova caduta (in America sembra essere in corso ora) e risalita, che si spera definitiva, a data non certa né particolarmente prossima. Forse potremmo ritenerci fortunati perché è stata evitata una crisi a L (caduta seguita da stagnazione, che in Giappone si protrae da oltre un decennio), ma certamente siamo lontanissimi dall’ottimistica ripresa a V (caduta seguita da rapida ripresa).

Il dato che in qualche modo certifica la ripresa a W è stato diffuso ieri negli Stati Uniti: nel mese di luglio la vendita di abitazioni è precipitata di oltre il 27 per cento rispetto al luglio 2009. Tale brutta caduta, nettamente superiore alle previsioni, è dovuta alla scadenza, a fine giugno, di un «bonus» fiscale di ottomila dollari per ogni acquisto di abitazione. Il «bonus» aveva determinato, come spesso succede in questi casi, una «corsa», peraltro modesta, a concludere le compravendite prima del termine di questo beneficio; e ha lasciato a luglio quelli che non sono arrivati in tempo, con meno di quattro milioni di contratti, il più basso numero di abitazioni vendute negli Stati Uniti da 15 anni a questa parte.

Tutto ciò fa ragionevolmente supporre che, siccome si vendono meno case, se ne costruiranno anche di meno e l’effetto di questa minor domanda influenzerà le industrie americane che producono materiali da costruzione, infissi, elettrodomestici e via discorrendo, diffondendo nuovi germi recessivi nella maggiore economia del mondo. […]