Sallusti, Feltri sbotta: “L’articolo l’ha scritto Renato Farina, lui è Dreyfus”

Pubblicato il 27 settembre 2012 0:20 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 0:58

Alessandro Sallusti (Lapresse)

ROMA – Vittorio Feltri, a Porta a Porta, rivela l’identità del giornalista che si cela dietro quello pseudonimo, Dreyfus, che con un suo articolo ha portato alla condanna del collega Alessandro Sallusti: “Bene, avevo sperato che avesse lui il coraggio di farsi avanti. Adesso questo nome voglio farlo io, lo fanno in molti. Ma è bene che sia conosciuto da tutti: si tratta di Renato Farina”.

Bruno Vespa poi a telecamere spente si avvicina a Feltri chiedendogli come mai solo adesso abbia scelto di rivelare l’identità. A questo punto Feltri si arrabbia e, come riporta un cronista di Pubblico presente in studio, attacca Farina:

“L’ho difeso tutta la vita, speravo che avesse un minimo di coraggio, invece è un vigliacco. Speravo si prendesse le sua responsabilità. Non si è verificata né una cosa né un’altra. È semplicemente un pezzo di m… e Alessandro Sallusti sta pagando con un grandissimo coraggio per una colpa che non è sua.

Ci sono giornalisti, e poi ci sono gli uomini. Ho difeso per tanto tempo Renato. Ho parlato con lui per un’ora al telefono dicendogliene di tutti i colori. E’ una delle più grandi delusioni umane della mia vita”.

Renato Farina per anni ha firmato con uno pseudonimo anche perché è stato radiato dall’Ordine in seguito all’inchiesta Abu Omar, in quanto è risultato essere uno dei giornalisti che ricevevano soldi dal dirigente dei servizi segreti Pio Pompa.

Ora l’articolo della condanna. “Il giudice ordina l’aborto La legge più forte della vita” (leggi l’originale in Pdf), che peraltro non è stato scritto da Sallusti (condannato in qualità di direttore responsabile), ma firmato con lo pseudonimo Dreyfus, in cui si attaccava con queste parole il giudice – che aveva autorizzato una ragazzina di 13 anni ad abortire, su richiesta dei genitori:

“Qui ora esagero. Ma prima domani di pentirmi, lo scrivo: se ci fosse la pena di morte e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo, il giudice”.

E al punto C della sentenza della Cassazione si legge:

La non identificabilità dello pseudonimo Dreyfus e, quindi, la diretta riferibilità del medesimo al direttore del quotidiano.

Eppure nel 2007, ai tempi di Libero, il direttore responsabile, Alessandro Sallusti, e i tre membri del CdR (Attilio Barbieri, Andrea Morigi e Maurizio Zottarelli) avevano dichiarato che “Dreyfus non è Renato Farina”. Sallusti aveva precisato che quella di “Dreyfus” è una firma a disposizione della direzione, un po’ come quella dell’elefantino pe r il “Foglio”: “Dreyfus” sarebbe un autore collettivo.

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