SocialCom: “Chi paga le notizie?”. Nessuno, e i siti campano con… i gattini

di Lorenzo Muti
Pubblicato il 5 dicembre 2016 14:18 | Ultimo aggiornamento: 5 dicembre 2016 14:18
SocialCom: "Chi paga le notizie?". Nessuno, e i siti campano con... i gattini

SocialCom: “Chi paga le notizie?”. Nessuno, e i siti campano con… i gattini

ROMA – Chi è disposto a pagare sul web per avere un’informazione di qualità? E’ la domanda che tanti giornalisti e direttori di quotidiani e siti web si sono posti alla festa della Rete in un dibattito organizzato da SocialCom Italia. 

La risposta data agli esperti di SocialCom non è stata delle più incoraggianti. Fondamentalmente nessuno o quasi. E quindi, se sul web si vuole campare l’unica strada è quella della raccolta pubblicitaria. Raccolta spietatamente legata ai dati di traffico che mai o quasi sono “amici” della qualità dell’informazione. Basti pensare, solo per fare un esempio banale, che la notizia più condivisa in rete sul referendum costituzionale del 4 dicembre è stata una bufala.

Per il giornalista e scrittore Emiliano Fittipaldi, autore dell’inchiesta “Avarizia” sul caso Vatileaks, “era meglio fare giornalismo prima della rete”. Ma quella di Fittipaldi è tutt’altro che una posizione isolata. Secondo il direttore de Il Post Luca Sofri:  “Il responsabile del sito di un grande quotidiano italiano mi ha raccontato che tiene su l’intero sito con gattini e scemenze”.

Chi va in parte controcorrente è Peter Gomez, direttore de ilFattoQuotidiano.it. Secondo Gomez infatti  è “ancora possibile fare questo lavoro. Non dobbiamo vergognarci del basso: si può parlare di mille cose leggere, in maniera dignitosa”.

Sul fatto invece di comprare la qualità sul web chiude secca la porta  Anna Masera de La Stampa: “La gente non è disponibile a pagare per essere informata”.