Telegram piratava i giornali, Martella blocca i canali. Ora la web-tax

di Sergio Carli
Pubblicato il 29 Aprile 2020 6:59 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2020 22:22
Telegram piratava i giornali, Martella blocca i canali. Ora la web-tax

Telegram piratava i giornali, Martella blocca i canali. Ora la web-tax (Foto Ansa)

Pirati dell’informazione per la prima volta bloccati. Due giorni dopo l’intervista di Andrea Martella contro lo scandalo, una Procura della Repubblica si è mossa. 19 canali di Telegram sono stati chiusi.

Non era mai successo, nei vent’anni di proliferazione di siti che succhiano e ridistribuiscono gratis i contenuti dei giornali.

L’azione svolta da Martella è stata decisiva.

Gli editori tutti, di carta e internet, dovrebbero passare in chiesa tutte le mattine.

E accendere candele ai santi preferiti perché Martella, crisi di governo permettendo, consegua l’obiettivo principale.

Che è quello di fare pagare le tasse ai giganti monopolisti del web. La chiamano web-tax. In realtà sarebbe solo giustizia fiscale.

Facebook, Google, essendo registrate in Irlanda, in Italia lasciano pochi spiccioli.

Quei soldi sarebbero usati dal Governo italiano per impedire la chiusura di giornali e siti indipendenti. Ad esempio fiscalizzando gli oneri sociali.

Pietra dello scandalo nella vicenda dei contenuti piratati è Telegram. Telegram è, spiega Wikipedia,

“un servizio di messaggistica istantanea e broadcasting basato su cloud ed erogato senza fini di lucro dalla società Telegram LLC.

Si tratta di una società a responsabilità limitata con sede a Dubai, fondata dall’imprenditore russo Pavel Durov”.

Ma ci sono anche quotidiani locali in giro per l’Italia che ogni mattina sono depredati da siti che copiano pari pari i loro contenuti e lo ripropongono all’inconsapevole lettore cittadino o regionale.

L’intervista con Martella era stata condotta da Marco Bonet e pubblicata domenica 26 aprile dal Corriere Veneto, edizione regionale veneta del Corriere della Sera.

Già il titolo dava il tono, accorato e drammatico, del messaggio-appello:

“Stampa presidio di libertà, difendiamola dai pirati”.

Andrea Martella è sottosegretario all’editoria del Governo Conte.

Viene dopo un anno di gestione Crimi, che i giornali li voleva chiudere. Vent’anni di pseudo sinistra ubriaca di finto mercato e regole europee mal capite. Con intermezzo di Berlusconi che i giornali li ha affamati.

Sembra di stare in un altro pianeta. Editori e Sindacati hanno trovato un interlocutore disponibile, attento e anche efficace.

La premessa di Andrea Martella è incontestabile:

“Quando gli spazi di movimento si restringono, come in questi giorni difficili segnati dall’emergenza coronavirus, è allora che ci si accorge dell’importanza della stampa.

“Leggere un giornale, mentre si è costretti a stare a casa, ci apre al mondo, è vera libertà”.

Poi elabora:

“In questi due mesi la filiera editoriale ha dimostrato di saper rispondere in modo rapido e qualificato.

“I giornali nazionali e locali hanno svolto, e stanno continuando a svolgere, un lavoro importantissimo.

“Sono un vaccino indispensabile contro la disinformazione e le notizie false che, lo abbiamo visto proprio col coronavirus, possono creare danni enormi”.

Un esempio concreto. La politica non c’entra, è proprio un fatto di attentato all salute:

“Sembra incredibile, eppure ad un certo punto era diventata virale la notizia secondo cui fare gargarismi con la candeggina poteva essere un rimedio utile contro il virus…”.

Peccato, osserva l’intervistatore, che molti soddisfino il bisogno di informazione., scaricando copie pirata.

“Il problema esiste ed è molto serio. Nelle scorse settimane ho segnalato io stesso ad Agcom la necessità di intervenire contro il traffico di copie pirata.

“Chiediamo al sistema dell’informazione, specie in momenti difficili come questo, il massimo impegno affinché svolga una funzione di servizio pubblico”.

Agcom, cioè il garante delle comunicazioni, ha chiesto e ottenuto da Telegram l’oscuramento di alcuni canali.

Ma il suo intervento incontra i limiti imposti dalla legge alla sua azione. Per questo Martella spiega che è

“urgente individuare con il Parlamento, in collaborazione con Agcom, nuovi strumenti normativi di lotta alla diffusione illegale dei giornali.

“Alle norme, però, deve unirsi una campagna di sensibilizzazione.

I cittadini devono avere chiaro che la pirateria non rischia solo di far chiudere i giornali ma colpisce la qualità stessa della nostra democrazia, riducendo il pluralismo”.

L’intervistatore tocca poi un tema cruciale. I giganti del web pagheranno mai le tasse in Italia?

“Ci stiamo muovendo in ambito comunitario”.

“L’obiettivo è arrivare ad una tassazione uniforme nell’Unione: noi chiediamo che una parte della web tax venga poi destinata al sostegno del settore editoriale”.

Obiettivo di fondo è una nuova legge di aiuti all’editoria.

L’ipocrisia italiana la veste di norme e la chiama riforma. In realtà senza l’aiuto dello Stato i giornali chiuderanno presto.

La riforma del 1981, nota come Legge 416, salvò i giornali, alla fine di una via crucis che negli anni ’70 li aveva portati quasi alla chiusura.

Se lo Stato non interviene, molti se non tutti i giornali chiuderanno, stritolati dalla concorrenza della tv e dei monopolisti Facebook e Google sul mercato pubblicitario.

In America chiamano ormai Facebook e Google “il duopolio”. I danni di questo duopolio si sommano in Italia a quelli del triopolio.

Al duopolio Rai-Mediaset si è aggiunta infatti anche la concorrenza di Sky.

E i giornali sono alla canna del gas.

La riforma cui mira Martella è stata nominata “Editoria 5.0”. 

“Con l’ultima legge di bilancio abbiamo messo in sicurezza il settore, con la prossima vorrei gettare le basi della riforma”.