Urbano Cairo: Ferruccio De Bortoli? Massoneria? Il Corriere sbaglia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 ottobre 2014 15:25 | Ultimo aggiornamento: 9 ottobre 2014 15:26
Urbano Cairo: Ferruccio De Bortoli? Massoneria? Il Corriere sbaglia

Urbano Cairo con Myrta Merlino alla presentazione dei palinsesti di La7 2014-15 (Ap-LaPresse)

MILANO – Il Corriere della Sera sbaglia a lasciare Ferruccio De Bortoli direttore, quando ha già dato le dimissioni. E De Bortoli non convince quando parla di “stantio odore di massoneria” a proposito del “patto del Nazareno” fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: a dirlo è Urbano Cairo, editore di La7, intervistato da Maurizio Caverzan per il Giornale.

Come ha interpretato la critica di De Bortoli al governo Renzi?
«De Bortoli è il direttore del Corriere della Sera e ha competenze economiche. La sua critica è più che legittima. Mi ha convinto meno il passaggio sul patto del Nazareno tirando in ballo la massoneria. Quando tocchi un argomento così, o documenti ciò che dici perché hai delle evidenze, oppure fai illazioni al limite della calunnia».
Non ritiene inusuale mantenere così a lungo un direttore dimissionario?
«Sì, è inusuale. E può non essere positivo per il giornale. De Bortoli è un grande professionista. Ma, in un momento difficile per la carta stampata, allungare i tempi di un direttore uscente è controproducente perché non può avere la motivazione di un direttore saldamente in sella».
Come si trova nella stanza dei bottoni dei poteri forti?
«Non mi considero un potere forte. Sono un editore appassionato che lascia ampia libertà ai suoi giornalisti e conduttori».
Che cosa pensa della ventilata discesa in campo di Della Valle?
«Non mi risulta. Ma fare l’imprenditore è molto diverso da fare il politico».

Caverzan rivolge a Cairo alcune domande più specifiche sul suo ruolo di editore e risanatore di La7, il canale che da anni aspira a diventare il “terzo polo” televisivo, ma che fino a un anno e mezzo fa era affossato dai debiti:

Il calo degli ascolti vi costringe a ridurre i prezzi degli spot?
«I listini contano fino a un certo punto. Quello che interessa alle aziende è quanto pagano il costo per contatto».
Ma se i contatti sono meno…
«Pagheranno i contatti avuti».
E per voi sarà un minor introito.
«Non credo. Il primo semestre 2014 è stato in linea con l’anno precedente e riteniamo di fare bene anche nel secondo. Non è corretto parlare di riduzione dei prezzi degli spot sulla base di due o tre puntate di un programma».
In questa situazione non è troppo ottimistico ipotizzare la nascita di un secondo canale tv?
«Abbiamo comprato un nuovo multiplex pagando con puntualità 31,6 milioni allo Stato grazie ai quali è stato ribassato il canone che devono versare Rai e Mediaset (mi aspetto una cassa di champagne da Berlusconi e da Gubitosi). Ora abbiamo uno spazio di 5 o 6 canali tematici oltre a La7 e La7d che possiamo affittare a terzi o lanciare noi. Dipenderà dalla nostra fantasia saper arricchire con nuovi contenuti la proposta editoriale delle nostre reti».
È solo cattiva stampa la nomea di Urbano Cairo mani di forbice e pagatore sistematicamente ritardatario?
«Partiamo dal calcio. Una tabella pubblicata dalla Gazzetta dello Sport mostra che il Torino è tra le prime tre squadre con meno debiti verso i fornitori. Queste abitudini valgono anche per la Cairo editore. E anche per La7, dove in questo anno e mezzo abbiamo voluto capire le ragioni di costi che portavano a una perdita annua secca di 100 milioni con conseguente rischio di fallimento. A questo punto abbiamo rinegoziato nuove condizioni per il futuro. Oggi rimangono solo piccolissimi arretrati, fisiologici per un’azienda di queste dimensioni».
Avete goduto di una dote di 88 milioni lasciata da Telecom…
«Siccome per dieci anni La7 ha perso cento milioni, la precedente gestione ha deciso questo contributo una tantum per coprire perdite future. In un momento in cui falliscono numerose aziende al giorno, aver azzerato le perdite ci ha consentito di preservare 415 posti di lavoro».

 

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