Media. Tina Brown lascia il Daily Beast boccheggiante dopo il flop con Newsweek

Pubblicato il 13 settembre 2013 11:43 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 11:43
Tina Brown

Tina Brown

NEW YORK, STATI UNITI – E alla fine anche lei ha gettato la spugna. Neppure una operatrice della sua leggendaria, come si dice a New York, “chutzpa” (impudenza, faccia tosta in Yiddish), è riuscita a sconfiggere la distruzione digitale del settore che aveva dominato per decenni: i magazine divisi tra intellettualismo e “celebrity factor”.

Tina Brown lascia il Daily Beast dopo il disastroso epilogo della joint venture con Newsweek. E’ un divorzio doloroso, forse la fine di un mito per una “editrix” che per trent’anni aveva fatto il cattivo tempo nel mondo dei media newyorchesi. Del Daily Beast Tina era stata fondatrice, direttrice e impresario. Il sito era stato non solo un tentativo di riacquistare la sua statura mediatica ma anche di inseguire la rivale Arianna Huffington nel mondo nuovo del blogging e del giornalismo digitale.

La Brown, celebre per saper convincere e portare dalla sua parte uomini ricchi e potenti, stavolta per il Beast aveva trovato un partner nel miliardario delle comunicazioni Barry Diller, ma non era stato un successo. E mentre il Beast scivolava verso il fallimento Diller aveva fatto uno sforzo di immaginazione attaccando la macchina editoriale del sito a un progetto di recupero “post mortem” di Newsweek. La respirazione bocca a bocca era stato per il magazine un fiasco clamoroso o, nelle parole dei un tycoon non incline ad ammettere sbagli, “un errore”.

L’ultima uscita della Brown, a 60 anni, non è una sorpresa se non che la giornalista britannica arrivata 30 anni fa a New York al seguito del più anziano marito, l’ex direttore del Sunday Times Harry Evans, è sempre riuscita finora a tirare fuori conigli dal cappello. Trenta anni fa Tina aveva pilotato il rilancio di Vanity Fair con copertine shock come quella di Demi Moore nuda col pancione. Era passata poi alla direzione del New Yorker e modernizzandolo tra mille controversie per farne un bastione dell’intellighenzia newyorchese, aveva sfumato ulteriormente il confine tra letterario e commerciale.

Fiutando i tempi, aveva poi convinto il produttore Harvey Weinstein a buttarsi con lei in una nuova avventura: Talk, un magazine ma anche studio di produzione cinematografico e casa editrice. Fu il suo primo grande fiasco. Erano seguiti lavoretti in tv, un periodo di amara disoccupazione in cui l’ex donna più potente dei media a New York si era ridotta a ospitare feste a pagamento nel suo appartamento sull’East River e la pubblicazione di un buon libro su Lady Diana, sua amica e musa a cui l’aveva legata anche una vaga somiglianza fisica.

Poi il Beast. Adesso, a partire da gennaio, un nuovo punto interrogativo. Per Tina e anche per il sito da lei creato. “Forse lo vendo”, ha detto Diller, “forse lo chiudo, forse ci metto un nuovo direttore”.