Vendite giornali marzo 2018, crisi finita o effetto elezioni?

di Sergio Carli
Pubblicato il 23 maggio 2018 6:51 | Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2018 12:15
Vendite giornali marzo 2018, crisi finita o effetto elezioni?

Vendite giornali marzo 2018, crisi finita o effetto elezioni?

ROMA – Crisi dei giornali finita o effetto elezioni? I risultati delle vendite in edicola nel mese di marzo dei giornali italiani, confrontate con quelle del marzo 2017, rincuorano, almeno a metà. Molto più che nei mesi scorsi i giornali col segno più sono 9, quelli in pareggio o quasi sono 10. Se poi guardiamo i dati di lettura, custoditi dalla Federazione Editori come il segreto di Fatima, [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] non saranno più quelli di 20 anni fa, ma sono sempre numeri impressionanti. Tanto per dire, 2 milioni di lettori ciascuno Repubblica e il Corriere, un milione Messaggero e Stampa, 3,5 milioni la Gazzetta dello Sport. Alla faccia di internet. Lo certifica la Ads (accertamento diffusione stampa) nel suo ultimo bollettino.

Torniamo alle vendite, che sono comunque il metro più giusto, perché hanno un effetto diretto sul conto economico delle aziende. Il segno più incorona 6 giornali locali: Giorno, Tempo, Corriere delle Alpi, Tribuna di Treviso, Nuova Venezia, Corriere dell’Umbria. Qui non dovrebbe pesare poco l’attenzione per i risultati del 4 marzo e la successiva manfrina. Il dato sembra più strutturale. Toccato il fondo della depressione, i giornali, in ordine sparso, cominciano a tornare a galla? Gran bella notizia per chi ama i giornali e più in generale per tutto quel variegato mondo che gira intorno alla stampa stampata. Se finisce l’emergenza, finiscono  tagli, finiscono i salassi previdenziali. Finirà la tregua contrattuale? Sarà dura, perché i giornalisti nel loro insieme presentano un conto ben superiore ai ricavi di oggi e del prevedibile domani. Il problema è come adeguare gli stipendi alla nuova stagione.

L’effetto elezioni vale per i giornali “nazionali”: il Fatto, dopo mesi di calo, guadagna mille copie scarse e ne segna 36 mila vendute in aprile. Non è l’effetto grillino, forse anzi influisce quel tanto di distacco critico, perché anche la Stampa cresce e anche Libero, mentre il Manifesto è stabile e il Corriere perde solo 4 mila copie sul marzo 2017, collocandosi  a quota 198 mila. Persino Repubblica perde meno, solo 18 mila copie, contro le 30 e più, anno su anni, dei mesi passati. Perde più del Corriere, 4 volte tanto. Fa pensare a Stampa Sera. Era l’edizione della Sera della Stampa. La compravano quelli che volevano andare al cinema e i commercianti e i buoni borghesi del centro di Torino. I suoi redattori volevano fare concorrenza al Manifesto, ma i proletari non compravano Stampa Sera, come non compravano l’Unità. Alla fine l’hanno chiusa.

Stesso film con Repubblica. Un esempio. Quando si parla di Flat tax, la prima preoccupazione di Repubblica è quella di dimostrare che i ricchi saranno avvantaggiati perché pagheranno meno tasse. Per i “poveri” nessuno miglioramento. Per forza, vien da dire: i “poveri” sono quella metà di italiani che già le tasse non le pagano.

In pochi mesi ho preso in mano Repubblica un paio di volte, e ho trovato lo stesso piagnisteo. Forse qualcuno dovrebbe spiegar loro che quei sempre meno che ancora comprano Repubblica sono proprio quei feroci ricchi bevitori di champagne (definizione di Orlando, Pd) e schiacciati da una aliquota marginale, più addizionali regionali, che si avvicina al 50%. Perché devono sentirsi addosso l’odio dei redattori di Repubblica? Sulla stessa strada sembra essersi avviata anche la Stampa, sia nei calcoli sulle tasse, sia in quell’atteggiamento sprezzante verso i lavori più umili e quindi meno pagati. Certo, per un giornalista che con un po’ di scatti di anzianità, pur al minimo di stipendio, porta a casa intorno ai 5 mila euro lordi, uno che si sbatte per guadagnarne 800 o 1.000 è po’ una vergogna. Poi vi chiedete perché i giornali non si vendono. C’è una forte discrasia fra l’animo di chi li scrive e le aspettative di chi li legge. Vedete voi.

Questo il quadro complessivo dei giornali a diffusione nazionale:

Quotidiani
nazionali
Vendite  marzo 2018 Vendite  febbraio 2018 Vendite
marzo 2017
Il Corriere della Sera 194.381 189.345 198.149
La Repubblica 160.054 152.863 177.973
La Stampa 116.868 115.637 116.669
Il Giornale 54.192 52.891 57.665
Il Sole 24 Ore 47.839 48.798 54.897
Il Fatto Quotidiano 36.036 32.563 35.172
Italia Oggi 26.647 17.932 30.387
Libero 23.938 23.003 23.029
Avvenire 20.999 21.174 19.765
Il Manifesto 8.112 7.834 8.178
La Verità  20.864 20.465 23.222

Hanno dimezzato le copie, rispetto al 2007, anche i giornali locali. Che comunque hanno retto l’urto della crisi e dell’avvento delle news online meglio dei giornali a diffusione nazionale. Nella tabella che segue li ordiniamo per numero di copie vendute.

Quotidiani
locali
Vendite  marzo 2018 Vendite  febbraio 2018 Vendite  marzo 2017
Il Resto del Carlino 88.411 88.144 91.661
Il Messaggero 80.009 79.042 86.919
La Nazione 64.814 64.670 67.251
Il Gazzettino 42.257 42.055 46.357
Il Secolo XIX 38.644 38.843 41.055
Il Tirreno 35.269 35.854 38.580
L’Unione Sarda 35.271 34.420 36.295
Messaggero Veneto 36.647 36.350 36.682
Il Giorno 40.626  40.565 39.030
Nuova Sardegna 31.137 30.472 32.762
Il Mattino 28.199 28.153 30.977
L’Arena di Verona 21.772 21.639 23.147
L’Eco di Bergamo 21.707 21.740 22.550
La Gazzetta del Sud 19.847 19.592 20.750
Il Giornale di Vicenza 20.056 20.201 21.242
Il Piccolo 19.502 19.281 20.604
La Provincia (Co-Lc-So) 18.101 17.877 18.835
Il Giornale di Brescia 18.369 18.261 18.835
Gazzetta del Mezzogiorno 17.889 17.819 18.906
Libertà 17.041 17.146 18.278
La Gazzetta di Parma 16.602 16.563 17.452
Il Mattino di Padova 16.856 16.745 16.856
La Gazzetta di Mantova 16.099 16.101 16.965
Il Giornale di Sicilia 13.271 13.371 14.362
La Sicilia 15.056 14.788 15.881
La Provincia di Cremona 12.294 12.429 12.827
Il Centro 11.695 11.428 12.155
Il Tempo 14.260 14.364 14.271
La Provincia Pavese 11.178 11.033 11.881
Alto Adige-Trentino 9.703 9.597 10.979
L’Adige 12.077 11.921 12.409
La Nuova Venezia 7.869 7.726 7.606
La Tribuna di Treviso 10.277 10.056 10.193
Nuovo Quot. di Puglia 9.334 9.135 9.794
Corriere Adriatico 12.515 12.316 13.281
Corriere dell’Umbria 9.940 9.810 9.457
La Gazzetta di Reggio 8.298 8.241 8.613
La Gazzetta di Modena 7.183 7.211 7.561
La Nuova Ferrara 6.156 6.025 6.364
Quotidiano del Sud 5.552 5.502 6.100
Corriere delle Alpi 4.737 4.721 4.612
Quotidiano di Sicilia 6.570 6.371 4.133
Il Telegrafo 1.273 1.265 ——

Nell’ultima tabella mettiamo insieme i dati di vendita (sempre in edicola) dei quotidiani sportivi, separando i risultati dell’edizione del lunedì, che è sempre quella più venduta.

Quotidiani
sportivi
Vendite  marzo 2018 Vendite febbraio 2018 Vendite
marzo 2017
Gazzetta dello Sport Lunedì 149.039 149.045 157.556
Gazzetta dello Sport 137.086 136.731 140.528
Corriere dello Sport Lunedì 78.074 79.543 96.801
Corriere dello Sport 68.033 69.536 82.270
Tuttosport Lunedì 47.049 50.976 56.115
Tuttosport 44.333 43.651 51.419

Perché insistiamo sulle vendite in edicola e teniamo distinte le copie digitali? Per una serie di ragioni che è opportuno riassumere.

1. I dati di diffusione come quelli di lettura hanno uno scopo ben preciso, quello di informare gli inserzionisti pubblicitari di quanta gente vede la loro pubblicità. Non sono finalizzate a molcire l’Io dei direttori, che del resto non ne hanno bisogno.

2. Le vendite di copie digitali possono valere o no in termini di conto economico, secondo quanto sono fatte pagare. Alcuni dicono che le fanno pagare come quelle in edicola ma se lo fanno è una cosa ingiusta, perché almeno i costi di carta, stampa e distribuzione, che fanno almeno metà del costo di una copia, li dovreste togliere. Infatti il Corriere della Sera fa pagare, per un anno, un pelo meno di 200 euro, rispetto ai 450 euro della copia in edicola; lo stesso fa Repubblica.

3. Ai fini della pubblicità, solo le vendite delle copie su carta offrono la resa per cui gli inserzionisti pagano. Provate a vedere un annuncio sulla copia digitale, dove occupa un quarto dello spazio rispetto a quella di carta.

Il confronto che è stato fatto fra Ads e Audipress da una parte e Auditel dall’altra non sta in piedi. Auditel si riferisce a un prodotto omogeneo: lo spot, il programma. Le copie digitali offrono un prodotto radicalmente diverso ai fini della pubblicità.

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