Marco Travaglio: Padre poco presente, sorcino doc e quando..

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Settembre 2015 7:03 | Ultimo aggiornamento: 7 Settembre 2015 8:05
Visto intervista Travaglio: "Rimpianti? Padre poco presente"

Marco Travaglio (Ansa)

ROMA – Marco Travaglio racconta il suo lato più intimo e privato in un’intervista pubblicata dal settimanale Visto. “Il mio rimpianto? Come padre per i miei figli avrei voluto essere più presente “racconta a Mariagloria Fontana il direttore del Fatto Quotidiano.

“Montanelli? Lui era altissimo, ma in compenso io ho qualche capello in più. Scherzi a parte, un uomo così ne nasce uno ogni millennio. Chiunque si paragoni a Montanelli è un poveretto, lui è un genio, io sono una persona normale”. 
Ed ecco l’intervista per Visto:
“Amato, odiato, senza dubbio Marco Travaglio, attualmente direttore de Il Fatto Quotidiano, da i cofondato con altri giornalisti nel 2009,  è uno dei giornalisti di maggiore popolarità sia grazie alla sua penna caustica, oltre che per i suoi pungenti  all’interno di diversi programmi televisivi. Ultimamente Travaglio, è stato persino protagonista delle cronache mondane per aver partecipato al matrimonio più blasonato dell’anno: quello tra la giornalista Beatrice Borromeo, nipote di Marta Marzotto e sua redattrice4 al Fatto Quotidiano, e Pierre Casiraghi, figlio di Carolina di Monaco. Ma su questo argomento mette subito le mani avanti e si chiude a riccio. Mentre si apre sulla sua ultima fatica.

Travaglio, di cosa  parla il  suo ultimo  libro “Slurp” ( edizioni Chiarelettere)?

Di quasi tutti i giornalisti italiani: gli adulatori,  la cortigianeria, quelli che hanno fatto della piaggeria, del  leccaculismo la loro  professione. Se avessimo avuto una stampa critica e libera magari avremmo avuto un governo migliore e avremmo conosciuto tante verità .

Si riferisce a qualcuno in particolare? 

Primo fra tutti Bruno Vespa,  abilissimo, ha lo stesso percorso giornalistico di Giuliano Ferrara. Non c’è un governo che non abbiano incensato entrambi. Poi Vespa scrive un libro all’anno e, a seconda del governo in carica, elogia il potente di turno.  Si tratta di giornalisti che stanno sempre  dalla parte del potere, cioè dalla parte sbagliata. Indro Montanelli diceva che quando il politico ricopre un incarico di potere, è proprio in quel momento che bisogna  diventare scettici e diffidenti nei suoi confronti.

Come ha conosciuto Indro Montanelli ?

Ero un ragazzino di belle speranze, avevo  ventitré anni e scrivevo su un settimanale [della Curia] di Torino Il Nostro Tempo. Gli ho scritto, ci siamo incontrati a  Milano e gli ho lasciato degli articoli. Da lì ha iniziato a farmi scrivere come corrispondente da Torino e  successivamente mi ha portato con sé a La Voce. Ho avuto la fortuna di frequentarlo dall’86-87 al 2001 fino a un mese prima che morisse. Credo che gli piacesse che  fossi un rompiscatole.  Era un uomo  generoso, che ha sostenuto tanti  giornalisti emergenti: tra cui me e  Peter Gomez. Gli piaceva molto l’uso che facevo dell’archivio, cioè le affermazioni dei politici che conservavo e che a distanza di tempo mettevo a confronto sottolineandone l’incoerenza. Infatti diceva che io uccidevo  non con la spada ma con l’archivio.

Alcuni dicono che lei sia l’erede di Montanelli.

Lui era altissimo, ma in compenso io ho qualche capello in più. Scherzi a parte, un uomo così ne nasce uno ogni millennio. Chiunque si paragoni a Montanelli è un poveretto, lui è un genio, io sono una persona normale.

Non parla mai della sua vita privata, ma come hanno vissuto la sua improvvisa popolarità i suoi figli?

Il grande pubblico ha iniziato a conoscermi nel 2001, quando i miei due figli Alessandro ed Elisa erano piccoli. Quindi hanno sempre convissuto col fatto di avere un papà conosciuto. Non mi ritengo ‘famoso’, perché non faccio vita di società, me ne sto per i fatti miei. Sono e resto un giornalista. I miei figli hanno pagato  un prezzo alto: avrei voluto essere più presente, ma il lavoro mi porta  a stare sempre in giro . Comunque devo dire che ormai si sono abituati. Vivo tra Torino e Roma, dove si trova la redazione del Fatto Quotidiano. Con la mia famiglia sto dal sabato al lunedì, mentre il resto della settimana lo passo a Roma.  Nonostante queste difficoltà abbiamo un bellissimo rapporto, anche se  ho sempre un  forte senso di colpa nei loro confronti.

Suo figlio Alessandro ha partecipato come concorrente all’ultima edizione  di  Italia’s Got Talent. Si è emozionato a vederlo in televisione?

Essere  mio figlio è un handicap per lui. Qualcuno ha trovato il modo di dire che è stato raccomandato, invece è stato strumentalizzato. Lui  fa il rapper, scrive canzoni,  ha appena iniziato, non so nemmeno se sia bravo, ma è stato notato. Lo hanno selezionato e poi eliminato. Sta facendo la sua strada, nello stesso tempo studia,  sono contento che sia appassionato di musica e che non sia un ignavo. Mi imbarazzerebbe molto se i miei figli facessero i giornalisti, perché verrebbero tacciati di essere dei raccomandati .

È vero che lei è un grande fan di  Renato Zero?

Sì, sono un sorcino doc:  dei 50 concerti in cartellone nell’ultimo tour ne ho visti 11. Ma amo moltissimo anche Paolo Conte e Franco Battiato. Poi adoro Raffaella  Carrà,  sono innamorato pazzo di lei, è simpatica e di una bravura assoluta. E poi legge il Fatto Quotidiano. Ho gusti musicali onnivori, la musica in casa mia c’è sempre stata.

Cosa le piace di più del suo ruolo di  direttore?

Mi diverte far ruotare i miei collaboratori, mescolare le carte. Noi giornalisti dobbiamo sorprendere i lettori: solo così possiamo convincerli  a comprare i giornali”.