Vittorio Emanuele Savoia perde causa col Fatto Quotidiano. Che titola: “S’è fregato da solo”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 9 Marzo 2015 15:56 | Ultimo aggiornamento: 9 Marzo 2015 16:01
Vittorio Emanuele Savoia perde causa col Fatto Quotidiano. Che titola: "S'è fregato da solo"

Vittorio Emanuele Savoia perde causa col Fatto Quotidiano. Che titola: “S’è fregato da solo”

ROMA – Vittorio Emanuele di Savoia ha perso la causa col Fatto Quotidiano. E il giornale diretto da Marco Travaglio titola: “S’è fregato da solo”. Il Fatto, nel febbraio 2011, aveva pubblicato un video in cui il discendente della casata sabauda, regnante in Italia dal 1861 al 1946, sembrava autoaccusarsi – con i compagni di cella nel carcere di Potenza – dell’omicidio di Dirk Hamer nel 1978, e rideva per aver “fregato” i giudici francesi che lo hanno assolto.

Vittorio Emanuele, 78 anni, aveva querelato per diffamazione il Fatto accusando il giornale di “aver artificialmente montato il video”, stravolgendo il senso del suo racconto con i compagni di cella. Savoia era in carcere per l’inchiesta “Vallettopoli”, dalla quale poi è stato prosciolto (e risarcito). Ma nella sua querela contro Marco Travaglio (in quanto autore di un editoriale sul video), Antonio Padellaro (in quanto direttore del Fatto all’Epoca) e Beatrice Borromeo (in quanto autrice dell’articolo) il gip del Tribunale di Roma Alessandro Artuti non gli ha dato ragione. Scrive Valeria Pacelli sul Fatto:

La sentenza si basa su due elementi: il video pubblicato dal Fatto presentava i caratteri dell’attualità della notizia, l’interpretazione delle frasi pronunciate dal Savoia era corretta. Il gip fa riferimento alle parole di Vittorio Emanuele quando si trovava in carcere a Potenza per l’inchiesta Vallettopoli (anche in questo caso è stato prosciolto). Vittorio Emanuele dice: “Il mio processo a Parigi, anche se io avevo torto… torto… Devo dire che li ho fregati”. E ammette: “Io ho sparato un colpo così e un colpo in giù, ma il colpo è andato in questa direzione, è andato qui e ha preso la gamba sua che era (parola incomprensibile, ndr) steso, passando attraverso la carlinga”. Nel 1991 viene prosciolto in Francia – alla fine di un processo di 3 giorni – dall’accusa di omicidio volontario, anche se condannato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco.

“Le pubblicazioni giornalistiche – scrive il gip nelle motivazioni – sono maturate nel contesto di un rinnovato interesse per le dichiarazioni, di contenuto oggettivamente confessorio,rese dal Savoia, in relazione a un fatto di sangue, che all’epoca ebbe notevole risonanza, anche in ragione della posizione sociale del presunto responsabile. L’elemento nuovo è rappresentato dalla acquisita disponibilità materiale del supporto video relativo all’intercettazione ambientale”.

Per quanto riguarda l’interpretazione il gip precisa: “Il senso delle frasi pronunciate dal detenuto (…) è di solare evidenza e non ammette fraintendimenti su quella che è stata la reale dinamica dell’‘incidente’ occorso al povero Hamer, sugli accenni inequivoci all’abilità del collegio difensivo, per essere riuscito a convincere la giuria francese a fronte, presumibilmente, del corredo schiacciante di elementi fattuali a carico dell’imputato, infine, sulla soddisfazione manifestata (…) per l’esito favorevole di quel processo”.

L’articolo del Fatto quindi “offre una lettura nuova dell’accadimento, consentendo prospettive valutative diverse e più consapevoli sulle qualità umane e morali di una persona che non è un comune e ignoto cittadino, ma un appartenente alla Casa Reale dei Savoia”.
Quanto all’editoriale di Marco Travaglio sul caso, il giudice aggiunge: “Devono condividersi le osservazioni esposte dal pm richiedente” che ha “segnalato il rispetto da parte dell’indagato dei limiti entro i quali deve pur essere esercitata la libertà di manifestazione del pensiero, in tale peculiare forma, affinché non si traduca in un attacco gratuito e arbitrario alla persona”.