WhatsApp bocciata sulla privacy: dati utenti a rischio

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 Giugno 2015 19:56 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2015 19:56
WhatsApp bocciata sulla privacy: dati utenti a rischio

WhatsApp bocciata sulla privacy: dati utenti a rischio

ROMA – WhatsApp sta arrivando al miliardo di utenti in tutto il mondo, ma è stata bocciata sulla privacy. Una ricerca della Electronic Frontier Foundation sul rapporto fra le grandi compagnie del web e le richieste di dati da parte di governi, amministrazioni e autorità delle informazioni ha svelato che la popolare chat non protegge i dati personali degli utenti.

Simone Cosimi su Repubblica scrive che tra le promosse ci sono Apple, Adobe, Yahoo!, Google, Microsoft, Twitter e anche Facebook. Ma per WhatsApp, popolare app ormai di Mark Zuckerberg, l’esame non è andato bene:

“È tempo di aspettarsi di più dalla Silicon Valley – si legge nel rapporto – abbiamo stilato questo documento anche per stimolare e compagnie e fin dai mesi in cui le abbiamo informate di quali sarebbero stati i criteri di quest’anno abbiamo notato un significativo incremento delle pratiche. Speriamo, e ci aspettiamo, di vedere ancora di più il prossimo anno”.

Peccato che fra le peggiori sotto ogni punto di vista – tranne l’ultimo, che è tuttavia il meno concreto del pacchetto – ci sia una delle applicazioni più utilizzate del mondo: il programma di messaggistica WhatsApp, che viaggia spedito verso il miliardo di utenti. Controllata da Facebook (che invece se la cava piuttosto bene con quattro stellette su cinque categorie) il software non soddisfa nessuno dei criteri presi in esame. Neanche quelli basilari, raccolti appunto nella prima macrocategoria e all’interno della quale rientra anche la pubblicazione periodica di un rapporto sulla trasparenza. In sostanza, WhatsApp è il fronte che più di tutti, nell’ecosistema degli strumenti digitali più popolati, lascia la possibilità ai governi e alle loro emanazioni digitali di ficcare il naso negli affari degli utenti.

Fra le prime della classe (cinque su cinque) spiccano Apple, Adobe, Sonic. net, Wikimedia, WordPress e Yahoo! In seconda fascia (tre-quattro stelle su cinque) figurano fra le altre Twitter – che cade sul punto che riguarda l’informazione preventiva o almeno contemporanea agli utenti sulle richieste di rimozione e acquisizione delle autorità – Pinterest, Slack, Reddit, Snapchat, la già citata Facebook, Comcast, Tumblr, Linkedin, Microsoft, Google (solo tre per Big G, male anche sui tempi di conservazione delle informazioni) e Amazon. Sono invece rimandate al prossimo anno (una o due stellette) At&t e Verizon. Oltre, ovviamente, a WhatsApp”.