Wikileaks pubblica un milione di email rubate a Hacking Team

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 luglio 2015 14:47 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2015 14:49
Wikileaks pubblica un milione di email rubate a Hacking Team

Wikileaks pubblica un milione di email rubate a Hacking Team

ROMA – Wikileaks pubblica un milione di email aziendali rubate ad Hacking Team, la società italiana che produce software-spia per governi di tutto il mondo e che lo scorso 6 luglio è stata colpita da un attacco hacker. “Queste mail, spiega Wikileaks, mostrano il lavoro interno della controversa azienda di sorveglianza mondiale”.

Nelle email sono fatti i nomi di politici come Matteo Renzi e Silvio Berlusconi, ma anche di servizi segreti, istituzioni e forze dell’ordine. In una di queste email, l’amministratore delegato di Hacking Team, David Vincenzetti, paventa proprio il rischio di una fuga di notizie. E così è stato.

Rosita Rijtano su Repubblica ha elencato alcuni dei casi trattati nelle email di Hacking Team.

IL CASO SUDAN – Molta attenzione viene riservata alla sicurezza cibernetica ed emergono anche scambi su visite in Sudan, uno degli Stati non democratici cui – secondo le accuse di vari attivisti – Hacking Team avrebbe venduto il suo software spia.”L’attività da svolgere – si legge in una mail sul Sudan – sarà: dare un follow up al training fatto qui (che praticamente era basic), dare continuità alle tecniche di attacco e infine verificare anche lo stato del sistema alla luce delle migrazioni che stavamo facendo e al check del livello di sicurezza (firewall, etc.)”.

E LA LIBIA – Ma la società guarda con interesse anche ad un’altra nazione ad alto rischio, la Libia. In una mail dello scorso 25 maggio gli uomini dell’HT parlano della possibilità di fare affari in LIbia. “Per la Libya – scrive uno del gruppo – sono scettico, è un failed state, possiamo chiedere l’autorizzazione ma davvero non so se è un paese in black list. Magari cominci a informarlo sulla documentazione che dev’essere fermata dal CLIENTE GOVERNATIVO per una nostra vendita? Poi possiamo procedere, al massimo la Libia è in black list e non vendiamo. Il Governo Italiano decide, il Governo Italiano ha la migliore intelligence a cui possiamo e dobbiamo attingere per un’autorizzazione, è la legge”.

BANGLADESH E LO SQUADRONE DELLA MORTE – Un rappresentante della società, nel mese di maggio, ha presentato le proprie tecnologie di spionaggio ad un’agenzia per la sicurezza conosciuta per le sue attività violente con torture ed uccisioni fuori dalle normative, il “Battaglione d’intervento rapido” descritto da Human Rights Watch come un vero e proprio “squadrone della morte”. L’agenzia voleva avere una dimostrazione pratica delle apparecchiature di sorveglianza e di spionaggio di Hacking Team da utilizzare in Bangladesh. “Secondo le email aziendali, è stata presentata un’offerta per concludere la fornitura di sistemi di spionaggio nei confronti di dissidenti e di esponenti politici della nazione”.

SORVEGLIANZA DI MASSA DELLA DEA IN COLOMBIA – L’Hacking Team avrebbe fornito programmi di spyware all’ambasciata degli Stati Uniti a Bogotà, per operazioni di sorveglianza di massa in Colombia. Obiettivo di questa sorveglianza, secondo Wikileaks è quello di consentire controlli a tutto campo su Internet. Lo scorso mese, un ingegnere capo dell’Hacking Team avrebbe avuto un incontro a Cartagena con agenti della Dea per la vendita di strumenti di intercettazione del traffico telefonico e internet per tutta la Colombia.

IL NOSTRO AISE TRA I CLIENTI DELL’HACKING TEAM  –  C’è anche l’Aise, il servizio segreto esterno, tra i clienti dell’Hacking Team. L”arma informatica venduta dall’Hacking Team all’Aise, come a Governi di mezzo mondo, è un software spia (‘Remote control system’) chiamato Galileo che si infiltra in modo invisibile su un computer o un telefonino carpendo tutte le informazioni che transitano dal dispositivo. A seguito del furto la società ha invitato tutti i suoi clienti a sospendere l’uso del software. “Crediamo – spiega HT – sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia. Prima dell’attacco potevamo controllare chi aveva accesso alla nostra tecnologia. Ora, a causa del lavoro di criminali, abbiamo perso la capacità di controllare chi la utilizza”.

Il direttore del Dis, Giampiero Massolo, è stato chiamato con urgenza a riferire al Copasir sulle conseguenze del furto per l’intelligence. Ha ricostruito la storia controversa della società che, secondo alcune accuse, ha venduto il suo ‘malware’ anche a Stati non democratici, dall’Etiopia al Sudan, che potrebbero aver impiegato la tecnologia per colpire i dissidenti. Anche l’Aise, ha informato Massolo, ha impiegato il software per le sue attività istituzionali, “in modo perfettamente lecito”. Ha smesso di usarlo non appena diffusa la notizia del furto tre giorni fa.

Ora sono in corso verifiche per valutare se dati della nostra intelligence siano stati hackerati. (…)

RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI – “L’avvocato costituzionalista – si legge in una mail – di Roma ci aveva detto: almeno una settimana per annullare il provvedimento. Una settimana, secondo i tempi di questa burocrazia, sono equivalenti a “subito”. Ed è arrivata il giorno dopo!!!”

SPYWARE PROPOSTO A GOVERNO BIELORUSSIA – Nel mese di ottobre, Hacking Team ha presentato i propri sistemi di spionaggio a due ufficiali dell’intelligence della Bielorussia che – secondo l’Human Right Watch – dovevano essere utilizzati per sopprimere tutte le forme di dissenso interno. L’Hacking Team non si sarebbe minimamente preoccupato – sostiene Wikileaks – dei risvolti etici derivanti dal mettere a disposizione di un “regime autoritario” come quello bielorusso di un sistema così sofisticato di controllo del dissenso interno. Non è chiaro, comunque, se la vendita di spyware ed altre apparecchiature di controllo siano poi andate a compimento.

LE VENDITE TRAMITE UNA SOCIETA’ ISRAELIANA – Uno dei principali partner dell’Hacking Team sarebbe una società con sede in Israele e con stretti legami con le agenzie militari e di intelligence di Tel Aviv. Questa società, guidata da Barak Eilam, ex ufficiale di unità di intelligence israeliane, avrebbe lavorato per la chiusura di contratti con società di tutto il mondo, in particolare in Azerbaigian e in Thailandia e spingendo per le vendite in Brasile, Colombia, Guatemala Honduras, Israele, Kuwait, Finlandia, Georgia, Grecia, India, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan, etc.

ANCHE POLITICI ITALIANI “SEGNALATI” NELLE MAIL AZIENDALI DELL’HACKING TEAM – Nelle mail aziendali dell’Hacking Team diffuse da Wikileaks si parla molto delle attività dei politici italiani. Solo col nome di Matteo Renzi e com riferimenti agli incontri europei relativi alla crisi greca, ma anche alla situazione politica italiana, ci sono uan cinquantina di messaggi alcuni dei quali apparentemente critici sull’operato del governo italiano. Così come si parla spesso di Alfano pr quanto riguarda la vicenda dei migranti. Non mancano riferimenti a Berlusconi e all’attesa per le sentenze che riguardano l’ex premier”.