Zuckerberg rifiuta l’invito della commissione internazionale per parlare di fake news e disinformazione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 novembre 2018 6:24 | Ultimo aggiornamento: 13 novembre 2018 18:41
Zuckerberg ansa

Zuckerberg rifiuta l’invito della commissione internazionale per parlare di fake news e disinformazione

ROMA – Mark Zuckerberg rifiuta l’invito della “grande commissione internazionale” per parlare di fake news e disinformazione su Facebook e il conseguente impatto sulle elezioni

Rebecca Stimson, responsabile della politica pubblica di Facebook per il Regno Unito, in una lettera alla commissione ha scritto: “Mr. Zuckerberg non è in grado di essere a Londra per l’audizione e porge le sue scuse”, rifiutando così l’invito di Irlanda, Argentina, Australia, Gran Bretagna e Canada a partecipare a un’udienza prevista per il prossimo 27 novembre.

Facebook aveva in precedenza rifiutato un invito da parte di Damian Collins, deputato britannico e del ministro canadese Bob Zimmer a partecipare al summit ma con le ulteriori pressioni di Argentina, Irlanda e Australia si sperava che Zuckerberg, uno degli uomini più ricchi e potenti del mondo, rivedesse la sua posizione, commenta il Daily Mail.

La società insiste che è disposta a collaborare alle indagini, ma che il fondatore non ha tempo per partecipare all’udienza. “Non è possibile per Zuckerberg dare la disponibilità a tutti i parlamenti”.

In una precedente lettera aveva sottolineato che Zuckerberg ha già testimoniato davanti al Congresso degli Stati Uniti e al Parlamento europeo.

Damian Collins ha dichiarato che la risposta di Zuckerberg “non è sufficiente” e aggiunto che “rifiutando la richiesta, Facebook non riconosce la sua responsabilità non solo ai legislatori ma agli utenti in tutto il mondo”.

“Rimangono serie domande a cui rispondere. quali misure sta prendendo attualmente Facebook per fermare la diffusione della disinformazione sulla sua piattaforma e la protezione dei dati dell’utente”.

Lo scorso luglio l’Authority britannica ha multato Facebook di 500 mila sterline, la multa massima, per “gravi violazioni nella protezione dei dati personali” di milioni di utenti finiti nelle mani di consulenti elettorali di Cambridge Analytica.