Fca punta a Hyundai dopo le nozze naufragate con Renault?

di Caterina Galloni
Pubblicato il 8 giugno 2019 5:00 | Ultimo aggiornamento: 7 giugno 2019 20:17
Fca verso accordo con Hyundai dopo stop negoziati con Renault?

Fca punta a Hyundai dopo le nozze naufragate con Renault?

ROMA – Fiat-Chrysler: in vista accordo diretto con i coreani della Hyundai? Hyundai, almeno sulla carta, offre grandi potenzialità a livello globale partendo dalle tecnologie sul fronte dell’elettrificazione e della guida autonoma, come scrive il Sole 24 Ore.

Sembra la logica conseguenza di un articolo del Financial Times che ripercorre le ultime ore del negoziato, andato poi a monte, fra Torino e Parigi per la fusione fra Fca e la francese Renault. Quando tutto sembrava prossimo a una conclusione positiva, il Governo francese ha chiesto più tempo per definire importanti dettagli di governance e il capo della famiglia Agnelli, John Elkann, ha ritirato dal tavolo la proposta. 

Per i giapponesi, però, potrebbe trattarsi di una mossa di tattica negoziale da parte di Elkann. E potrebbe anche costituire l’apertura per una nuova strategia di aggregazione planetaria, con Fca che comunque guarda a Oriente. Dall’est del mondo vengono le nuove tecnologie di motori elettrici, solo che al posto di Nissan, giapponese, legata da un incesto azionario a Renault, ci sarebbe Hyundai, della Corea del Sud.
Secondo il Financial Times, a Yokoama nel quartier generale di Nissan rimane il sospetto che il ritiro di FCA faccia parte di una strategia e che la proposta di fusione avesse ancora una seppure debole possibilità. 

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La direzione esecutiva della casa giapponese si incontrerà nelle prossime 48 ore per perfezionare la strategia della società; alcune persone vicine all’azienda ipotizzano che come possibile risultato della debacle di mercoledì, la FCA ad un certo punto si avvicini a Nissan per parlare di una possibile partnership. Durante contatti informali tra Nissan e persone vicine a FCA, i dirigenti della casa automobilistica giapponese hanno accolto con entusiasmo la FCA nel “club” di chi ha scoperto quanto sia difficile fare previsioni e negoziare con il governo francese e la Renault. 

Gli Agnelli-Elkann hanno dovuto prendere atto di che cosa è quel Paese, osserva Paolo Bricco sul Sole 24 Ore: “Hanno negoziato tutto con i suoi vertici istituzionali, ma poi l’operazione è stata travolta dalla sua pancia. Probabilmente gli Agnelli-Elkann sono stati condizionati anche dalla significativa tradizione dei rapporti apicali fra Torino e Parigi, che fin dagli anni Sessanta e soprattutto per il tramite di Umberto Agnelli sono stati fra i principali canali economici e politici, culturali e diplomatici fra l’Italia e la Francia. Ma Fca non è una impresa italiana. E il fallimento di Fca rivela anche la sua debolezza costitutiva di gruppo apolide. Fca non è, appunto, una impresa italiana. Gli azionisti fisici di controllo della Fca – o meglio di Exor, anch’essa non più italiana – sono italiani. Fca e tutto il gruppo Agnelli-Elkann da almeno dieci anni ha costruito una architettura societaria e fiscale che è tutta fuori da questo Paese”. 

Ed ecco aprirsi i nuovi scenari. Secondo il quotidiano finanziario inglese fare un altro accordo è sicuramente una possibilità da tenere in considerazione, ma FCA avrà bisogno di tempo per riconsiderare la scacchiera. Il PSA, un partner a lungo suggerito, non è visto come una possibilità poiché tra gli azionisti c’è il governo francese. “L’Asia è il posto dove FCA potrebbe fare il prossimo passo”, ha detto una persona vicina a FCA, facendo capire che potrebbe stipulare un accordo in Cina o Corea del Sud. 

La vicenda Fca-Renault è una nuova conferma che non solo nel gioco del pallone il risultato non è certo fino al novantesimo minuto. Come scrive il Financial Times, da parte Renault erano più preoccupati del governo populista italiano visto come un ostacolo rispetto a Macron, data la reputazione pro-business e la storia personale del presidente francese come banchiere in M & A.

“Eravamo preoccupati che l’accordo sarebbe stato smantellato da qualche trucchetto di Matteo Salvini. Invece, era tutta una questione riguardante Macron”, ha detto una persona vicina alla Renault. “Questo accordo danneggerà la credibilità di Macron in Europa e nel mondo”, ha affermato una persona vicina a FCA. “Rappresentava la sua opportunità per interpretare il ruolo di kingmaker europeo. Invece, ha reso tutto più difficile. Se sperava di dare della Francia l’immagine di un posto dove concludere affari, è finita”. 

La verità, conclude Bricco, è che in Francia, “nonostante la modernizzazione di Macron, sono sempre quelle dai tempi di Colbert. E che in Italia – al di là delle uscite di neopolitica industriale del governo attuale che fanno quasi tenerezza – sono rimaste le stesse da dieci anni, da quando Fca per ragioni di convenienza fiscale e di vantaggio degli azionisti di controllo su operazioni straordinarie non è più – nemmeno allo zero per cento – italiana. Mentre, invece, Renault è al cento per cento francese”.