Ferrari: dalla malattia di Marchionne alla beffa di Vettel. Il weekend più nero

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 luglio 2018 20:38 | Ultimo aggiornamento: 22 luglio 2018 20:38
Ferrari: dalla malattia di Sergio Marchionne alla beffa di Vettel. Il weekend più nero

Ferrari: dalla malattia di Marchionne alla beffa di Vettel. Il weekend più nero (foto da video YouTube)

ROMA – Prima il fulmine a ciel sereno delle gravi condizioni di Sergio Marchionne, poi la cocente beffa per Sebastian Vettel [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]: quello del 21 e 22 luglio è stato un weekend a dir poco nero per i colori Ferrari.

La malattia di Marchionne e l’arrivo di Camilleri.

Il Mondiale con la Ferrari è sempre stato il suo grande sogno e lasciare ora che il Cavallino rampante ha venti punti di vantaggio sulla Mercedes, e Sebastian Vettel domina la classifica piloti, è stato davvero un peccato (nel giro di 24 ore il pilota tedesco è uscito in Germania ed è stato superato da Hamilton in testa al mondiale).

La firma sulla vittoria, se arriverà, sarà comunque quella di Sergio Marchionne, che lascia la guida dell’azienda – avrebbe dovuto farlo nel 2021 – a Louis Carey Camilleri e John Elkann dopo averne assunto la guida nel 2014 proprio per riportarla in trionfo. “Per la Ferrari è importante vincere – aveva detto – e sono anni che facciamo fatica…”.

Era il giorno del flop al Gp di Monza, Fernando Alonso fuori dopo 29 giri col motore spento e Kimi Raikkonen soltanto nono alla bandiera a scacchi. Ben altra immagine rispetto a quelle della SFT1H che domina a Silverstone e che oggi conquista la pole ad Hockenheim – con tanto di dedica a Marchionne da parte di Vettel. In mezzo una vera e propria rivoluzione. Sportiva ma non solo.

Con Marchionne alla guida di Fca, la Ferrari è tornata ad essere un gioiello di famiglia, il 90% delle sue azioni in mano grazie al riacquisto delle quote di Mediobanca e del fondo sovrano di Abu Dhabi Mubadala. Lo spin off e la quotazione in Borsa, a Wall Street e a Milano, sono uno dei capolavori del manager italo-canadese. Che ha sì portato la sede della Rossa in Olanda, ma con l’operazione le ha dato radici solide. E italianissime. “La Ferrari è nata e morirà italiana – disse pochi giorni dopo il suo insediamento alla presidenza -. Se qualcosa venisse prodotto fuori sarebbe osceno, totalmente inconcepibile. Se non nascesse qua non sarebbe più la Ferrari”.

Così è e così sarà anche con Elkann presidente e Camilleri ceo, che subentrano alla guida di una azienda avviata a “un altro grande anno”, come aveva osservato Marchionne commentando i risultati record del primo trimestre 2018, l’utile netto in aumento del 19,4% e ricavi superiori ai 3,4 miliardi. A settembre, dopo il Gp di Singapore, è prevista la presentazione del piano industriale, ma il futuro è già tracciato con l’annuncio di un suv, il primo del marchio. Arriverà a fine 2019 e sarà ibrido; la produzione a Maranello – dove la linea è già predisposta e aumenterà la forza lavoro -, che produrrà anche i motori per la Maserati. E poi una supercar, elettrica anche questa, per un Cavallino protagonista anche sul mercato delle elettriche di lusso.

Vettel in testa fino all’ultimo, poi lo schianto per la pioggia.

Errore o fatalità (aveva da poco cominciato a piovere ad Hockenheim), restano i numeri a sintetizzare un week end da dimenticare: da un potenziale +7 punti quando Vettel era in testa e Hamilton terzo, al -17 di fine gara.

Doveva essere la gara da dedicare a Sergio Marchionne, si è trasformata nella rivincita di Silverstone: a casa Hamilton aveva vinto il ferrarista che ha oggi pagato pegno, lasciando campo libero al rivale, pur partito in 7/a fila dopo la debacle di ieri in qualifica. In questo bailamme passa in secondo piano anche l’ordine d’arrivo dell’11ma prova del Mondiale che il pilota Mercedes ha portato a casa da campione vero, davanti al compagno di squadra Valtteri Bottas e a Kimi Raikkonen, tra l’altro in testa alla gara poco rima dell’incidente a Vettel che aveva poi fatto passare al comando per ordine di scuderia (“Ci sono delle regole chiare interne alla squadra però in quel momento le spiegazioni che mi arrivavano dai box non erano limpide”, dirà a fine gara).

E’ finita male, come nessuno avrebbe potuto immaginare guardando una gara che, giro dopo giro, non ha regalato emozioni particolari, a parte la rincorsa furastica di Hamilton che, partito 14mo, era già 7/o dopo 10 giri. Doveva capitare l’imprevisto per stravolgere un canovaccio già scritto (con l’unica incognita legata ai pit-stop e alla pioggia, uno o due) ed è quello che è accaduto quando è arrivata la pioggia a macchia di leopardo lungo la pista, al giro 44, con alcuni piloti premiati perché avevano scommesso sulle gomme da bagnato e le due Ferrari che si ritrovano nel gruppo dei doppiati e in mezzo al caos causato dalla pista bagnata. E’ il momento clou ad Hockenheim (siamo al gito 51): Bottas passa Raikkonen e si porta a 5″ da Vettel che un giro dopo la combina grossa, commettendo “un piccolo errore”, come l’ha definito lui stesso, “ma dall’impatto devastante”, arrivando leggermente lungo e cercando di bloccare il posteriore per rimettere la macchina in pista ma finendo malinconicamente contro le barriere. Raikkonen ne approfitta per tornare ai box e cambiare le gomme, approfittando del regime di safety car, e Hamilton si ritrova incredibilmente, ma anche meritatamente, in testa.

Quando si riparte, Bottas cerca il sorpasso ma Lewis lo stoppa sul più bello e fugge via (per lui arriva anche il gir più veloce), difendendosi bene (stavolta è il team tedesco a chiedere di non attaccare) e finendo primo davanti al compagno di squadra e a Raikkonen.

”Ho sempre creduto di poter vincere”, dirà a fine gara il campione del mondo. “Sapevo che partendo da quella posizione sarebbe stato molto difficile ma devi sempre crederci. Ho detto lunga preghiera prima della gara. La macchina oggi era fantastica. Il mio sogno si è manifestato in pista oggi”.