Antonello Venditti sui romani: spavaldi, invidiosi e vizio..

di Spartaco Ferretti
Pubblicato il 28 Aprile 2016 11:17 | Ultimo aggiornamento: 28 Aprile 2016 11:17
Antonello Venditti sui romani: spavaldi, invidiosi e vizio..

Antonello Venditti sui romani: spavaldi, invidiosi e vizio..

ROMA –  Antonello Venditti non le manda a dire. E se la prende con Roma e con quei romani di cui ha sempre cantato riservandogli parole non proprio amorevoli. Lo fa nel suo libro (dedicato manco a dirlo alla Capitale) “Nella notte di Roma”. E il ritratto che esce dei romani non è dei più lusinghieri: “Spavaldi ma non orgogliosi”, con “il vizio” come “ordine e regola”. E poi Mafia capitale e le primarie taroccate del Pd.

Venditti, per presentare il suo libro, ha concesso una lunga intervista a Vanity Fair, chiacchierata firmata da Silvia Bombrino:

Ah sì, Roma… Di Roma non ci si stanca. Poi c’è stata quella serata che mi ha ispirato… Dovevo andare davvero a una “cena romana”, e davvero stavo cercando parcheggio, quando è arrivata una tempesta di guano. Per via degli storni, il Lungotevere è stato chiuso tre giorni: tonnellate di merda piovevano dal cielo su Roma. Mi è sembrato un simbolo dei tempi che vivevamo».

Si riferisce a Mafia Capitale?
«Certo».

Come sta metabolizzando lo scandalo?
«Come tanti sono rimasto stupito, triste. Va bene la “cena romana”, però se sei ministro devi sape’ con chi vai a cena. Anch’io vengo avvicinato da sconosciuti. Che poi un tempo c’era uno scambio: “Hai fatto parte della mia vita… Le tue canzoni…”. Adesso è solo un “Antone’, se famo un selfie?”».

Ma lei gira liberamente per Roma o è ostaggio dei fan?
«Certo, passeggio. Anche se devo stare attento, sennò mi fermano di continuo».

Nel libro, a Ostia citofona a uno sconosciuto e chiede: «Sono Antonello Venditti, mi può dare un paio di coperte?». Ma non le credono. Lo ha fatto davvero?
«Certo. Nel libro però non ho messo la risposta vera».

Quale?
«See, e io so’ Baglioni!».

Alla fine della notte, Laura le lascia il suo numero di telefono. Le è capitato anche questo?
«La cosa che mi tiene vivo è frequentare gente non della mia età. Non minorenni, eh, intendiamoci. L’amore con la ventisei­enne del libro però non è improbabile, non è un’invenzione letteraria».

Quindi le succede?
«Succede. L’invidia di quello che ti vuole avvinto alla sua generazione è tremenda. Dice: ti tingi i capelli… Ma come? Me li tingo dall’86 e nun te ne sei mai accorto? O quelli che mi dicono: te sei rifatto. A me non me risulta: se invecchio bene, ma che cazzo vuoi da me? Gli uomini sono gelosi. Le donne invece si scusano: Antonello, so’ troppo vecchia. Ma amore mio, io so’ Antonello, te pare che discrimino?».

Adesso è single?
«No. Ma non è meglio parlare d’altro?».

Le parole più dure di Antonello Venditti nei confronti di Roma arrivano in un pezzo del Corriere della Sera firmato da Pasquale Elia

5 x 1000

Grazie Roma. Ma non proprio per tutto. Perché va bene la maestà der Colosseo, e per carità niente da dire sulla santità der Cupolone. Ma il guaio è che tutta questa bellezza «ha allattato e reso spavaldo» il romano, «ma non orgoglioso. L’orgoglio è impegnativo, va difeso. L’orgoglio è per chi pensa di essere fatto per quel mestiere, per quella maglia, per quella città, e che lavorare, giocare, vivere lì sia un onore. Il romano, però, non pensa di essere fatto per Roma, ma che Roma sia fatta per lui». Pensieri e parole di Antonello Venditti, il cantautore di Roma Capoccia e dell’inno della squadra giallo-rossa, di Campo de’ fiori e di Sora Rosa, di Grazie Roma e di Circo Massimo. E uno che ha scritto tutti questi brani sulla sua città è difficile credere che sia in viaggio su un carroccio in direzione leghista.

Possibile che nella città eterna non ci siano più tracce di onestà e idealismo? All’ombra del Colosseo, per Venditti, sono «virtù eroiche». Il romano si è addirittura inventato «l’eroismo parlamentare, quando l’onestà dovrebbe essere all’ordine del giorno». E tutto questo è successo (forse) a causa della «caduta dei riferimenti. Per la mia generazione c’è stato Berlinguer. Il Padre politico. Ecco la questione: dove sono finiti i Padri? I Padri hanno fallito». Storica materia di discussione. «Adesso però c’è un’altra Storia in corso: quella dell’Italia toscanizzata, dei patti del Nazareno, del partito della nazione, l’Italia di Renzi e Verdini. E Roma scivola in subordine. Quando un corpo collassa la prima cosa a spostarsi è il baricentro».