Carlo Verdone: “Bob Dylan dal vivo? Che delusione, era tutto un gracchiare”

Pubblicato il 18 luglio 2012 19:34 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2012 19:34

ROMA – Bob Dylan, che delusione per Carlo Verdone. Il regista e attore ha assistito a un concerto del cantante, giorni fa, ma il suo commento è di delusione totale: “Divertito è una parola grossa – racconta a Michele Anselmi per ilvostro.it -. Era da tanti anni che non lo sentivo cantare dal vivo. Sono rimasto per rendere omaggio a un grande della musica, a un simbolo della cultura americana. Però… All’inizio era tutto un gracchiare, io e miei amici siamo stati tutto il tempo a cercare di capire che pezzi eseguisse. La voce è monocorde, bassa, arrochita. Salmodiava più che cantare. Per fortuna stavolta, al pianoforte o alla chitarra, s’è rivolto al pubblico. Di solito sul palco sta di tre quarti. Mi ha fatto uno strano effetto: è piccolo, minuto, uno scricciolo”.

Ma le canzoni le ha riconosciute alla fine? “Mica tanto. M’è sembrato che a un certo punto cantasse “Hard Rain”, ma sarà stata quella? Boh! Mi sono consultato con Andrea Scanzi, che mi stava seduto accanto. “Like a Rolling Stone” l’ho riconosciuta solo dall’attacco strumentale, poi è diventata tutta un’altra roba. Idem per “All Along the Watchtower”, “The Ballad of a Thin Man”. Più facile riconoscere nel finale “Blowin’ in the Wind”. Anche “Cold Irons Bounds”, da quel bel disco del 1995 prodotto da Daniel Lanois, ho stentato a riconoscerla. Dylan è fatto così: cambia ritmo, accordi, melodie, magari si stufa di rifare sempre le stesse canzoni, ma certo il suono è monotono, ho avuto la sensazione che anche il pubblico, piuttosto maturo, faticasse a stargli dietro. Francamente Patti Smith è stata più simpatica e coinvolgente”.

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