Cesare Cremonini: “Ecco com’è nata 50 Special”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Aprile 2019 15:33 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2019 15:33
Cesare Cremonini: "Ecco com'è nata 50 Special" (foto Ansa)

Cesare Cremonini: “Ecco com’è nata 50 Special” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da “Radio Due”, ospite del programma radiofonico “I Lunatici”, Cesare Cremonini ha parlato del suo rapporto con la notte: “Ho sempre approfittato delle ore notturne per scrivere, leggere, guardare film. La notte è l’unico momento in cui riesco ad isolarmi, a non avere rotture di scatole. La maggior parte delle canzoni le ho scritte di notte. I miei pezzi sono totalmente autobiografici. Amo molto suonare dal vivo, perché dopo venti anni di carriera mi rendo conto durante i concerti che sto raccontando la mia vita praticamente dall’inizio. Canto da quando ho 17 anni, è più il tempo che ho passato a fare il cantante che quello che ho passato a fare lo studente o il figlio. Ho la fortuna di essere un cantautore autobiografico, a volte certe canzoni mi sono utili anche a livello mnemonico, magari non mi ricordo più cosa facevo in alcuni periodi e certe canzoni me lo ricordano perfettamente”.

Cesare Cremonini, poi, ha raccontato: “La ricerca dentro sé stessi per scrivere è qualcosa di molto intimo, a volte anche pericoloso, faticoso. Ma quando incontri il pubblico e senti migliaia di persone che cantano una tua canzone che ha risolto un tuo nodo, una tua personale vicenda, è un miracolo. Può bastare una canzone per dare un senso a tutta la tua vita. Quella sensazione per me è la gioia. La felicità per me è quella. Una felicità che dura per la durata di quella canzone, poi ti lascia un grande vuoto. Una felicità che non ti dà mai la sensazione di essere in grado ancora di ripetere quel miracolo”.

“Ho avuto la fortuna – continua – di ottenere dei bei successi, ma uno può avere tanto successo, guadagnare tanti soldi, ma la verità è che il vero successo è quando credi di essere capace davvero di fare le cose. Io non ho mai avuto la sensazione di essere davvero capace. Forse è per questo che ho continuato a scrivere per così tanto tempo. Da bambino la prima cassetta che ho ascoltato era di Battisti. Mi ha cambiato la vita, iniziò lì il mio rapporto con la scrittura e la musica leggera. Poi ho amato Battisti, De Gregori, Vasco. Dal punto di vista generazionale, come lume, ho avuto la carriera di Jovanotti. Un artista perfetto per la mia età, in continuo movimento”.

Su 50 special, il suo primo successo: “Avevo 17 anni, stavo studiando per la maturità e per la patente insieme. Ero molto indeciso su quale libro aprire quella mattina. Scelsi di aprire il libro di scuola guida, nascondendolo sotto a quello di Platone. Mia madre se ne accorse, prese la chitarra che avevo accanto e me la ruppe sulla schiena. Appena mia madre uscì andai al pianoforte, grazie al fatto che quella chitarra fu rotta mi misi a suonare al pianoforte e mi venne in mente quel saltellato che c’è nella strofa. Con la chitarra non mi stava venendo”.

“Quella chitarra rotta sulla schiena – continua – ha fatto venir fuori una delle canzoni più importanti della mia carriera, la prima che ho pubblicato. Ho scritto Squerez, il primo album, quando avevo tra i 15 e i 18 anni. Quel disco ha avuto un merito, è stato di forte passaggio, mise in bocca a dei ragazzi delle parole veramente giovani e non giovaniliste. Gli anni 80 e parte dei 90 erano pieni di cantanti giovani, ma che avevano un immaginario costruito a tavolino su di loro dai grandi”.

Sulla trap: “Dal punto di vista artistico ci sono i più bravi e i meno bravi, certo è che si tratta di un fenomeno internazionale. L’unica cosa che è giusto far notare è che nel mondo della trap e nel mondo del rap metaforicamente parlando plagiare è lecito. Mentre io sono ancora convinto che l’intreccio magico che si crea tra parole e melodia in una canzone porti con sé una magia che difficilmente può essere pari ad altre forme di scrittura musicale. Rap e trap sanno coinvolgere tantissimo i giovani e gli artisti si coinvolgono tra di loro. Si odiano o si amano, ma interagiscono. Noi della musica leggera invece siamo tutti grandi isole, piuttosto protette, che raramente si danno una mano”.

Di recente Roberto Baggio ha fatto una sorpresa a Cesare Cremonini andandolo a trovare nel corso di un concerto: “E’ stata una cosa indimenticabile, ma grazie a Roberto, perché è una persona unica, speciale. Ha un’aurea particolare, uno sguardo particolare, il suo carisma è gigantesco, quando è venuto a trovarmi, a farmi la sorpresa, mi ha spiazzato. Mi sono commosso e poi quando ho cantato sul palco la canzone in cui lo cito si è commosso lui. Mi emoziona molto, è nel mio immaginario di sempre uno dei più grandi, se non il più grande”.

Cremonini è un grande fan dei Queen: “Sono un grande amante dei Queen, ho Freddie Mercury tatuato sul braccio, devo moltissimo a loro, studiavo pianoforte classico da bambino, nelle loro canzoni la musica classica è presente ed io con loro ho capito subito che c’era una strada per trovare una soluzione alla fatica degli esercizi pianistici. Con loro potevo esercitarmi al pianoforte e allo stesso tempo guardare il concerto di Wembley. Il film Bohemian rhapsody? L’ho visto, non mi ha fatto impazzire. Io sono un fan molto integralista, ma non voglio fare arrabbiare chi ha visto il film godendoselo in santa pace”.