Cesare Cremonini e la diagnosi di schizofrenia: “Ho visto il mostro, mi premeva sul petto e l’ho battuto”

di redazione Blitz
Pubblicato il 2 Dicembre 2020 17:11 | Ultimo aggiornamento: 2 Dicembre 2020 17:11
Cesare Cremonini e la diagnosi di schizofrenia: "Ho visto il mostro e l'ho battuto"

Cesare Cremonini e la diagnosi di schizofrenia: “Ho visto il mostro e l’ho battuto” (Foto Ansa)

Cesare Cremonini e la diagnosi di schizofrenia. Il cantante si è confessato al Corriere della Sera in una intervista per l’uscita della sua autobiografia Let Them Talk. 

L’artista, 40 anni compiuti durante il lockdown, ha svelato per la prima volta di aver combattuto contro un terribile disturbo mentale. La diagnosi, racconta, è arrivata quasi per caso, quando ha accompagnato un amico dallo psichiatra e ha deciso di fare anche lui una seduta. 

Allo psichiatra Cremonini ha raccontato ansie, incubi e oppressioni che lo tormentavano: “La sensazione fisica era di avere dentro di me una figura a me estranea. Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola”.

Cesare Cremonini: “Lo psichiatra mi ha fatto vedere il mostro”

“Mi pareva quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. L’immagine si trova anche su Internet. È questo?, mi aveva chiesto. Era quello. Aveva braccia corte e appuntite, gambe ruvide e pelose. La diagnosi era: schizofrenia. Percepita dalla vittima come un’allucinazione che viene dall’interno. Un essere deforme che si aggira nel subconscio come se fosse casa sua”.

“Avevo un’ossessione feroce per la musica – prosegue Cremonini – Per anni sono stato sempre chiuso in studio, anche la domenica, e avevo smesso addirittura di tagliarmi la barba e i capelli. Mangiavo tutti i giorni pizza, a pranzo e a cena, aveva smesso di fare attività fisica ed ero arrivato a pesare cento chili. Non facevo più l’amore, se non da ubriaco”.

“C’è una canzone – spiega – Nessuno vuole essere Robin, che avevo scritto in quegli anni, nella quale avevo accennato alla mia sofferenza. Ho rischiato la vita. Come mi disse lo psichiatra: una pallottola mi ha sfiorato”.

Cesare Cremonini, il difficile percorso di guarigione

Il percorso di guarigione è stato difficile e non del tutto concluso. “Ho camminato per centinaia di chilometri. Ho scoperto i sentieri di collina. E mi sono ribellato all’eccesso di attenzione per tutto quel che proviamo, all’idea impossibile di poter esprimere ogni cosa, di comunicare questa slavina di emozioni da cui siamo colpiti”.

“Ho preso anche farmaci, cose leggere, di cui non parlo per rispetto a chi ha dovuto fare cure farmacologiche pesanti. Oggi, quando sento il mostro borbottare, mi rimetto in cammino. Su una collina, in montagna”.

“Sono tornato dallo psichiatra alla fine del primo tour negli stadi. Mi ha chiesto se vedevo ancora i mostri. Gli ho risposto di no, ma che ogni tanto li sento chiacchierare”. (Fonte: Corriere della Sera).