Musica

Nel coro della Cappella Sistina una donna dopo 546 anni. Cecilia Bartoli rompe il tabù

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Cecilia Bartoli rompe il tabù: una donna nel coro del Papa

ROMA – Nel coro della Cappella Sistina una donna dopo 546 anni. Cecilia Bartoli rompe il tabù. Il grande mezzosoprano Cecilia Bartoli, un vanto della tradizione musicale italiana, ha rotto un tabù, infranto un divieto che durava da secoli: erano infatti 546 anni, esattamente dal 1471, che una donna non cantava nel coro più antico e prestigioso del mondo, quello della Cappella musicale pontificia Sistina. Voci bianche, pueri cantores, evirati, ma mai una donna.

Da notare che con Cappella Sistina non si intende solo la famosissima stanza del vaticano affrescata da Michelangelo con il suo Giudizio Universale: è la Cappella Sistina che ha introdotto la locuzione cantare a “cappella”, vale a dire un coro polifonico non accompagnato da strumenti musicali.

“Veni Domine – Advent & Christmas at the Sistine Chapel”. Un disco per Natale in cui “non troverete niente di quello che di solito ci si aspetta di trovare in un disco di canti di Natale”. E’ stata esplicita la definizione data da Mirko Gratton, direttore della Divisione classica e jazz della Universal Music Italia, del nuovo Cd della Cappella musicale pontificia “Sistina” edito da Deutsche Grammophon, “Veni Domine – Advent & Christmas at the Sistine Chapel”, uscito il 27 ottobre in Italia e la settimana successiva nel resto del mondo.

Il repertorio è stato tratto dai manoscritti rinascimentali del fondo Cappella Sistina custodito nella Biblioteca Vaticana, “un patrimonio che non ha pari al mondo” ha sottolineato sempre Gratton: tra i brani del nuovo Cd – il quarto della prestigiosa collaborazione tra Coro della Sistina e Deutsche Grammophon – anche tre prime incisioni mondiali, tratte dai repertori di Guillaume Dufay, Gregorio Allegri e Luca Marenzio, oltre alla ‘Beata viscera Mariae Virginis’ di Perotinus. Ospite d’eccezione la grande mezzosoprano Cecilia Bartoli, la prima donna a cantare con il coro papale.

“Una presenza non casuale – ha spiegato Gratton -. Innanzitutto per il suo essere romana, poi per aver fatto di tutto, annullando vari impegni, per coronare il suo sogno di cantare con la Sistina. E il suo denominatore comune con il Coro pontificio, che con la direzione del maestro Massimo Palombella ha elevato il suo livello artistico in maniera esponenziale, è la ricerca ossessiva della qualità. Il successo, insomma, non deve in alcun modo deprimere la qualità. E questo potrebbe essere forse il primo passo di collaborazioni ulteriori”.

In realtà, comunque, ha spiegato il direttore mons. Massimo Palombella, “tutta la musica di questo disco è un unicum, perché siamo andati direttamente alla fonte, perché si è condotta per ogni brano una speciale e pertinente comprensione delle partiture che ci si è sforzati di rendere vive per incontrare l’uomo di oggi ed evangelizzarlo”. Nel Cd, ha detto ancora il direttore della Cappella musicale pontificia, “gli ascoltatori trovano una comprensione profonda e impregnata di teologia del Mistero dell’Incarnazione in cui il Rinascimento comprendeva il Mistero dell’intera vita del Signore”.

Mons. Palombella ha ricollegato inoltre il lavoro contenuto in queste incisioni – realizzate tra l’altro, con non pochi sforzi tecnici, proprio nella Sistina – con il mandato del Concilio Vaticano II, cioè una “ricomprensione” del patrimonio ecclesiastico “a servizio dell’uomo di oggi”. “La musica è importante non solo nei tempi forti liturgici, come il Natale, ma tutto l’anno”, ha ribadito l’arcivescovo Georg Gaenswein, prefetto della Casa pontificia, cui fa capo la Cappella musicale: “inoltrarsi in questo linguaggio della bellezza rafforza la fede, la ricrea e rinnova, e dà pace all’anima. In altre parole, la bellezza si esprime nella fede, e in questo senso la musica agisce non solo per fini estetici, ma ai fini della fede”.

 

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