Cristina D’Avena, Peter Pan a 50 anni: “Ferma a Kiss me Licia. Licia sono io”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Luglio 2014 19:51 | Ultimo aggiornamento: 24 Luglio 2014 20:13
Cristina D'Avena, Peter Pan a 50 anni: "Ferma a Kiss me Licia. Licia sono io"

Cristina D’Avena (foto da Facebook)

ROMA –  Vive con la mamma e la sorella e di notte tiene sempre accesa una lucina, perché ha paura del buio. Cristina D’Avena ha appena compiuto cinquant’anni ma resta la ragazzina delle sigle dei cartoni animati che ha cantato per trent’anni. Lo spiega lei stessa a Teresa Ciabatti del Venerdì di Repubblica, che l’ha intervistata:

“Sono ferma agli anni di Kiss me Licia. Se sento qualcuno chiamare Licia, mi giro. Licia ero io. Quella era la mia famiglia. Kiss me Licia è stato il primo telefilm italiano per ragazzi. Giorgio Gori, allora direttore di rete, ci faceva i complimenti: campioni di auditel. Nessuno ci voleva contro. Antonio Ricci litigava per farci spostare, diceva che portavamo via pubblico al Gabibbo. “Tutto ma non Licia” diceva. Eravamo la sua ossessione”.

Racconta come nel 1992 fu la prima donna a salire sul palco del Forum di Assago, facendo il tutto esaurito. Tutt’ora racconta di avere moltissimi fan, di ricevere

“centinaia di lettere e proposte di matrimonio da uomini di tutte le età, dai venticinque ai novant’anni. Solo che oggi mi scrivono su Facebook. Una volta a un mio concerto è venuto un punkabbestia, barba, piercing, birra. Ho pensato: si sarà sbagliato. Poi quando ho iniziato a cantare Memole e lui è scoppiato a piangere, ho capito: l’infanzia è il rifugio di tutti. Bisogna tornare alla purezza dell’infanzia. Sempre a un mio concerto scoppia una rissa. Io mi fermo e dico al microfono: “vi rendete conto cosa state facendo? Noi rievochiamo l’infanzia e voi vi picchiate, sporcate il ricordo con la violenza!” Si sono fermati”.

Cristina D’Avena continua a cantare non solo nei centri commerciali e negli ospedali, ma anche per la televisione, come nelle nuove sigle dei Puffi. Con la stessa voce di vent’anni fa:

“È un dono di Dio. Almeno con quella ho fermato il tempo”.

E proprio a proposito di Dio racconta:

 “Sono in macchina con mia sorella e altri amici. Scoppia una gomma, la macchina gira su se stessa una decina di volte. Io vedo ghiaia e non asfalto. E le macchine intorno ferme, ogni cosa attorno di colpo immobile. Non ci sono stati danni, né feriti. Un miracolo”.

O una magia. Se fosse Fata Turchina cosa farebbe?, le ha chiesto l’intervistatrice.
Fermare il tempo.

Pensa di esserci riuscita in qualche modo?
Non so. Diciamo che odio i cambiamenti. Ho sempre vissuto con mamma e mia sorella. Vivo ancora con loro.

La scelta di non sposarsi è stato un modo per non cambiare?
Non mi vergogno a dire che soffro un po’ della sindrome di Peter Pan, che male c’è? Poi intendiamoci, non è che io non sia cresciuta, solo che mi sono fermata a 24 anni. Certe volte mi guardo allo specchio e dico: “Cri, cosa vuoi?” Quando devo rispondere me ne vado.

Lei è anche un’icona gay?
Faccio molti concerti per i gay. Mi vesto da fatina perché loro mi vogliono ancora così. Creamy è un simbolo. Una bambina maschiaccio che con la bacchetta magica si trasforma in prima donna. È l’ideale della trasformazione. Molti di loro sono cresciuti con questa speranza. Quando canto Creamy o Sailor Moon i gay si commuovono.

Il verso di una sua canzone che la emoziona di più?
Hai la notte in te, principessa di un regno che non sai dov’è, Hai la luna in te, con la luna vedi sempre dove vai.

Cos’è l’infanzia per Cristina D’Avena?
Il luogo più protetto”.