Elio delle Storie Tese: “Sono papà di un bimbo autistico. In Italia le famiglie sono abbandonate”

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 aprile 2018 11:09 | Ultimo aggiornamento: 19 aprile 2018 11:09
Elio delle Storie Tese: "Sono papà di un bimbo autistico. In Italia le famiglie sono abbandonate"

Elio delle Storie Tese: “Sono papà di un bimbo autistico. In Italia le famiglie sono abbandonate”

ROMA – Come è difficile vivere in Italia con un figlio autistico. Ad accendere il faro sul delicato tema è Stefano Belisari, in arte Elio frontman delle Storie Tese. In un’intervista al Corriere della Sera, il cantautore ha parlato per la prima volta della sua vita privata e della solitudine cui questo Paese ti costringe, se sei il papà di un bimbo autistico. “Ho vissuto e vivo la condizione di genitore di un bimbo autistico – rivela – Se oggi si raccolgono 250 mila firme per salvare un cane, non possiamo fermarci a 25 mila per chiedere l’applicazione di una legge regionale sull’autismo che non lascerebbe sole le 100 mila famiglie lombarde che ogni giorno devono affrontare questa difficoltà”.

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Elio è testimonial di una campagna di sensibilizzazione promossa dal comitato “Uniti per l’autismo” e di una raccolta firme su Change.org. E lamenta profonde mancanze in Italia, in special modo in Lombardia dove vive con la famiglia.

“Su questo tema siamo all’età della pietra – spiega – specialmente sotto il profilo della percezione. C’è poi il problema dei ciarlatani, delle cure che non fanno effetto. Ricordo quando cercavamo, io e mia moglie, qualcuno che ci dicesse se nostro figlio era autistico o no: avere una diagnosi è pressoché impossibile, ti viene fatta quasi sotto banco, ma in realtà si tratta di un passaggio fondamentale, perché la diagnosi precoce va fatta. E’ importante”.

La sua esperienza è uguale a quella di tante altre famiglie che si sentono abbandonate

“Nella ricchissima e avanzatissima Lombardia – osserva – queste persone sono abbandonate completamente alle proprie famiglie che devono farsi carico di tutto, delle spese per i trattamenti, della mancanza di inclusione e del dover affrontare, senza strumenti validi, le prospettive per il futuro”.