Elisa incanta il salotto buono di Trieste, una festicciola si trasforma in concerto

Pubblicato il 18 luglio 2010 8:05 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2010 9:56

Elisa torna a casa e la sua gente la saluta con un’interminabile applauso. Così la cantautrice ‘bisiaca’ di Monfalcone trasforma in un’intima ma affollata festicciola in famiglia un concerto nel salotto buono di Trieste, davanti a 4.000 spettatori entusiasti. Uno show-fiume di due ore e un quarto portato in scena a meno di trenta chilometri dalla sua Monfalcone, dove l’artista è cresciuta insieme a gran parte dei componenti della band che la accompagna ormai da due lustri abbondanti e dove ha trovato l’ispirazione per alcuni dei suoi brani più noti.

E’ stata una serata torrida, quella del capoluogo giuliano, dove ha fatto tappa la quarta data del ”Heart Alive Tour”. Digeriti i trionfi nei palasport e le impegnative coreografie della tournee invernale, Elisa torna a esibirsi sotto le stelle a caccia di nuove suggestioni. ”Sarà una festa rock”, aveva promesso. I binari reali, tuttavia, sono quelli di un pop cantautorale ad alto volume, caratterizzato da frequenti strizzatine d’occhio al soul più ballabile e un indie grunge ripulito da ogni asprezza. Ma va bene anche così, alla luce di uno show spogliato da fastidiosi corollari.

Un concerto sincero, fatto di brani in inglese alternati equamente a quelli in italiano. ”E’ bello essere qui a casa”, è il suo primo saluto, tra ”Stay” e ”Ti vorrei sollevare”. Poi, con ”Heaven” decolla anche il supporto delle prime file. E lo show, già in discesa a priori, si incanala lungo un tappeto di velluto. Ormai donna dotata di indubbio fascino, l’ex parrucchiera ha già svoltato da tempo. Sempre generosa, sorridente e spontanea, è cresciuta insieme al suo Andrea Rigonat, al poderoso Max Gelsi al basso e Andrea Fontana, decentrato con la sua batteria dietro alle tastiere di Gianluca Ballarin per regalare visibilità allo schermo gigante centrale.

“Qualcosa che non c’è” inaugura una riuscita parentesi semi-acustica con Elisa circondata dalla band come in un falò in riva al mare.”Hallelujah è invece un intenso omaggio tanto a Leonard Cohen quanto al compianto Jeff Buckley. La serata volge al finale innalzando i ritmi con “Prayer” e “Labirinth”, fino al gran finale affidato alla classicissima “Redemption song” di Bob Marley. E per Elisa arrivano le ultime ovazioni.