Emilio Isgrò rinuncia alla causa contro Roger Waters per le “cancellature” plagiate

di Redazione Blitz
Pubblicato il 31 gennaio 2018 13:57 | Ultimo aggiornamento: 31 gennaio 2018 13:57
Scoppia la pace tra Emilio Isgrò e Roger Waters sul plagio delle "cancellature"

Emilio Isgrò rinuncia alla causa contro Roger Waters per le “cancellature” plagiate

ROMA – Emilio Isgrò e Roger Waters hanno posto termine alla loro controversia relativa al materiale grafico del nuovo album del componente dei Pink Floyd, “Is This The Life We Really Want?”. Ne danno notizia i legali di Sony Music Italia i quali spiegano che “Emilio Isgrò ha inequivocabilmente rinunciato alla sua azione relativa alla violazione del copyright nei confronti di Roger Waters, delle cui opere è grande fan e ammiratore”.

Nel luglio dell’anno scorso il giudice civile di Milano Silvia Giani aveva disposto lo stop alla vendita del disco. Il giudice aveva inibito la commercializzazione, la diffusione e la distribuzione dell’ involucro, della copertina, del libretto illustrativo e delle etichette dell’album per un’ipotesi di plagio delle celebri ‘Cancellature’, del 1964, dell’artista concettuale siciliano.

L’artista “riconosce con piacere che la buona fede di Waters non è in discussione e il fatto che, come da Waters stesso dichiarato, questo materiale grafico è stato sviluppato da lui stesso e dai suoi creativi collaboratori, in modo indipendente dall’opera di Isgrò”. Roger Waters, spiegano i legali di Sony Music Italia “ha avuto, a sua volta, attraverso questa vicenda, l’opportunità di venire a conoscenza del grande artista italiano e delle sue opere, considerato nella cerchia dei critici come uno dei più importanti rappresentanti dell’arte contemporanea italiana e creatore della ‘Cancellatura’”.

Roger Waters ha dichiarato: “Con la copertina di “Is This The Life We Really Want?” parlo della censura, una cosa che, da allora, ho scoperto di avere in comune con le opere di Emilio Isgrò”. “Questi grandi artisti, Isgrò e Water – conclude la major – sono lieti di avere l’opportunità, quali artisti contemporanei in campi diversi, di unirsi e sottolineare l’ingiustizia sociale nonché i pericoli della censura attraverso i mezzi della musica e dell’arte contemporanea”.