Eminem, intervista a Repubblica: ”Dopo anni di droga ora sono salvo”

Pubblicato il 15 maggio 2009 11:06 | Ultimo aggiornamento: 15 maggio 2009 15:58

Eminem ha passato un dramma segreto, per via della droga «e tutto il resto», che racconta nel nuovo album, Relapse, nei negozi da oggi. E in un’intervista a La Repubblica svela la verità. L’esaurimento nervoso, il ricovero per polmonite a fine 2007, il ritiro dalle scene: tutto falso.

C’entravano le droghe. Tante. In Déjà Vu, il brano che mette in rima la cronaca fedele della sua dipendenza, il rapper più controverso d’America – ottanta milioni di dischi venduti in tutto il mondo – dice: «Heath (Ledger, ndr), io e te abbiamo fatto quasi la stessa fine. La storia della polmonite? Era una stronzata».

L’ultima volta di Eminem su un palco era stata negli Stati Uniti nell’estate del 2005, alla vigilia di un tour europeo che cancellò citando un esaurimento nervoso. Qualche giorno dopo però l’annuncio ufficiale cambiava versione: «Eminem è in clinica per disintossicarsi da sonniferi e tranquillanti». Il ritiro dalle scene era già nell’aria da qualche tempo.

L’ultimo album di inediti, del 2004, si intitolava Encore, ovvero “bis”, e con l’antologia del 2005 Curtain Call, “cala il sipario”, sembrava congedarsi l’artista più discusso degli ultimi anni, l’unico in grado di mettere d’accordo in un colpo solo politici, vescovi e Arcigay quando andò al Festival di Sanremo 2001 a una settimana dal delitto di Novi Ligure, scatenando critiche unanimi da parte di tutti per le sue liriche violente.

Lo difese solo Raffaella Carrà che presentava quell’edizione del festival: «È un bravo ragazzo». Ma Eminem non ricorda bene. «Paul –  chiede a Rosenberg, l’onnipresente manager ombra – siamo mai stati in Italia?».

Oggi Marshall Mathers III, questo il suo vero nome, ha 36 anni. Il volto è tirato, gli occhi sempre attentissimi. I famosi capelli giallo fosforescente hanno lasciato posto a una più naturale colorazione scura. Non sembra tranquillo. Per niente. Non parla volentieri perché dice di non amare molto le attenzioni che gli ha procurato la fama in questi anni di trionfi. L’intervista a Repubblica  è l’unica rilasciata in Italia.

«Non ho mai fatto hip hop per essere famoso – dice – non era quello il mio scopo, ma ovviamente è una normale conseguenza di ciò che faccio. Quello che mi rende davvero felice è la musica. Se potessi semplicemente pubblicare dischi fregandomene del resto lo farei».

Le droghe. «Prendevo dalle dieci alle venti pasticche di Vicodin ogni giorno. Ma poi c’era tutto il resto, il Valium e i medicinali per dormire. Però poi arriva un punto in cui sei costretto a dire: vaffanculo. Per me è stato quando ho iniziato a rendermi conto che il mio talento ne stava risentendo pesantemente e non potevo più andare avanti così».

L’esperienza clinica gli è servita, ma non del tutto. «Sicuramente mi ha fornito gli strumenti di cui avevo bisogno, mi ha fatto capire molte cose, ma l’effetto non è durato a lungo. Dopo una settimana ho avuto un “relapse”, una ricaduta».

Non vuole parlare delle sue figlie, Hailie, nata dal matrimonio due volte celebrato e due volte finito con Kimberly Scott, che oggi ha 13 anni, e Alaina, figlia della sorella di Kimberly, da lui adottata, che ne ha 16. Nell’autobiografia ”The way I am” scrive che si preoccupa di poterle proteggere per sempre. C’è riuscito finora? «Lascerei questo argomento fuori dall’intervista», taglia corto.