En?gma e “Booriana”. L’intervista: “Il mio nuovo album tra Sardegna, Ninjutsu e… Henrik Larsson”

di Gianluca Pace
Pubblicato il 5 aprile 2019 7:37 | Ultimo aggiornamento: 5 aprile 2019 18:43
En?gma e Booriana. L'intervista: ''Il mio nuovo album tra Sardegna, Ninjutsu e... Henrik Larsson''

En?gma e Booriana. L’intervista: ”Il mio nuovo album tra Sardegna, Ninjutsu e… Henrik Larsson” (foto Riccardo Melosu)

ROMA – Esce oggi il nuovo album (“Booriana”) di Francesco Marcello Scano aka “En?gma”.

“Booriana” è il tuo nono album. Tutto iniziò con 15 brani raccolti in una demo (“Anonimi”) nel 2008. Poi nel 2010 ci fu “Coma”. La prima traccia era “Plenilunio” dove dicevi “Questa roba è come un surf su onde di mare crespo…”. Qual è, se c’è, il filo conduttore dal primo a “Booriana”?

“Un punto in comune – mi risponde – sicuramente c’è. Perché anche in ‘Coma’ le strumentali erano curate totalmente da me. Questo è successo anche per ‘Booriana’. In quest’ultimo disco poi le produzioni sono state curate al 50% da me e al 50% da ‘Kaizén’ (Gabriele Deriu, ndr). E in questi anni, inoltre, credo di essere molto maturato dal punto di vista lirico”.

“Prima – continua – nei testi ero più, diciamo, complicato. In quest’ultimo album ho cercato di migliorare su quest’aspetto anche se comunque ho cercato di non sacrificare la qualità delle parole. Ho semplicemente cercato di aggiungere musicalità nella melodia per farmi capire di più. E’ importante cosa dici. Ma anche come lo dici. Perché se non lo dici in una maniera musicale, perché sempre di musica stiamo parlando, non arriva quello che stai dicendo. E alla fine rischi che il messaggio non entri in testa all’ascoltatore. E devo dire che questo è uno degli upgrade più grandi che ho fatto fin qui”.

“Terranova”, l’album precedente, si chiudeva con “Eremita”. Cos’è successo in questo anno?

“Sono sparito dai social – racconta – Ho vissuto come un vero eremita. Mi sono chiuso. Mi sono chiuso con ‘Kaizen’ a implementare la mia dimensione artistica. Aver scelto i campioni, le ritmiche e aver suonato anche degli strumenti è stato un po’ come un completarsi a livello artistico. La mia dimensione si è aperta in questo senso. Una dimensione che ora non riesco più ad abbandonare. Parlo dello scrivere le strumentali per poi lavorarci sopra con il testo. Questa dimensione così intima del fare una strumentale e scriverci sopra ti fa raggiungere un’armonia con la tua arte che è incredibile”.

Parliamo del nuovo album. Partiamo dal titolo: “Booriana”. Da dove nasce l’idea del titolo? “E’ una parola molto usata qui, a Olbia – spiega – e successivamente ho anche scoperto, perché ti giuro che non lo sapevo, che in realtà è anche una parola del vocabolario italiano. All’inizio pensavo facesse parte solo dello ‘slang’ olbiese. Noi lo decliniamo e lo coniughiamo anche. Lo usiamo anche come verbo. Diciamo ‘sta burianando’ per dire che sta piovendo forte. Il titolo, quindi, nasce anche da una questione cittadina e rappresenta soprattutto la questione musicale. Questo fare le strumentali, in effetti, è arrivato proprio come una tempesta. Una tempesta sonora. E invece dal punto di vista lirico, ma questo lo è stato sempre, è stata una vera e propria purificazione. Una purificazione che arriva, come sempre, post-pioggia, post-tempesta. La classica quiete dopo la tempesta”. Ed è anche il senso della copertina dell’album? “Esatto”.

Booriana, la copertina del nuovo album di En?gma

Booriana, la copertina del nuovo album di En?gma

“Misunderstanding”. La canzone parla delle contraddizioni della nostra società. Com’è nata la canzone? Qual è stata l’idea originale? “Guarda, avevo voglia di esplorare una nuova strada. Anche nella scelta del singolo. Una scelta più originale rispetto al passato. Ho voluto fare qualcosa in chiave ironica e sarcastica su una strumentale, passami il termine, un po’ più pop. O almeno così io la configuro. Questo tipo di tappeto sonoro e questo tipo di atteggiamento sul beat, un sarcasmo giocoso e quasi scanzonato, può fungere da cavallo di troia per entrare nella testa delle persone e dire delle cose scomode. L’idea era questa. Credo che alla fine nel complesso sia stata anche un’operazione riuscita. Faccio tante critiche nel testo, dico anche cose pesanti ma… con leggerezza”.

Il video viene trasmesso su uno smartphone perso tra la spazzatura nello spazio. Com’è nata l’idea? “Io – mi racconta – per i video ho le mie persone di fiducia. Lascio a loro e ai registi (Corrado Perria e Paolo Maneglia , ndr) con i quali lavoro da tanto tempo la libertà artistica di inventarsi quello che vogliono. L’idea dello smartphone è loro. Così come di quelli che noi abbiamo chiamato i ‘quadretti’. Cioè la rappresentazione un po’ stereotipata di determinati personaggi. Immagini forti. Come quella dei bambini col pancione. Immagini che magari fanno anche sorridere ma che in realtà sono forti. Devo dire che sono stati bravi a cogliere il mio atteggiamento. Hanno usato, come del resto fa la canzone, delle immagini forti ma con ironia. E hanno giocato su questo contrasto. La bravura dei registi è questa. Sono riusciti a cogliere il mood della canzone. Se col video non riesci a cogliere il mood della canzone, in fondo, rischi di rovinare sia il video che il brano”.

“Pensieri nomadi” con “Shade” (Vito Ventura). Lui lancia delle vere e proprie bombe nel testo. Com’è nata la collaborazione? “Ci conosciamo da tempo – mi spiega – Giochiamo anche insieme nella nazionale ‘Hip Hop'”. Ah, esiste una nazionale ‘Hip Hop’? “Sì, sì, è ancora un po’ di nicchia. E’ da un po’ che non riesco ad andare perché loro si allenano a Milano. Fanno delle amichevole a scopo benefico. Delle iniziative davvero nobili”.

Quindi dal campo allo studio. “Eh sì. E una volta che ho scritto i miei versi sopra la strumentale – continua – mi sono immaginato subito lui per la canzone conoscendo le sue capacità da punchliner. Lui è uno che di certo non si tira indietro nel tirare qualche stoccata. E lo fa con grande tecnica. Ho pensato che sarebbe stato un valore aggiunto. E nonostante fosse in pieno trambusto sanremese lui è stato disponibile”.

“Io – continua –  tra l’altro sia a ‘Ghemon’ (Giovanni Luca Picariello, ndr) che a ‘Shade’ ho chiesto di collaborare prima di sapere che sarebbero andati a Sanremo. E’ stata veramente una bella sorpresa. E’ fantastico avere nel disco due artisti che sono andati a ‘Sanremo’”. Ti sono piaciute le loro esibizioni al “Festival”? “Guarda, lo dico tranquillamente. La canzone che, a gusto personale, mi è piaciuta di più è quella di ‘Ghemon’. Lui ha questo modo di fare soul in italiano che a me fa impazzire. Una cosa che manca un po’ nella musica italiana. Lui fa soul con una bella chiave. Il suo, confesso, è un brano che ho ascoltato tante volte”.

A proposito di soul. Parliamo di “Booriana Soul Grove”. Qui ho preso carta e penna e ho cercato di segnarmi tutte le citazioni. Compito praticamente impossibile. E qui già ride. Se ti va ne proviamo a commentare qualcuna. La prima. “La strumentale, quanto stuzzica questo flow. Stato mentale/La Repubblica di Salò”. Com’è finita la Repubblica di Salò nel tuo testo? “Ma in realtà – ride – è un gioco. Ed è molto meno profonda di quello che può sembrare. La Repubblica di Salò è durata poco, come il mio stato mentale che è… mutevole e variabile”.

Da dove nasce questa passione per la storia? “Sono cose che ripesco dalla mia carriera da studente. La chimica non mi ha mai fatto impazzire. Anche se ho fatto lo scientifico. Forse… ho sbagliato indirizzo. Ma è difficile tornare indietro. La storia, la filosofia, la storia dell’arte, la letteratura italiana, sono tutte materie che mi hanno sempre affascinato. Con la musica poi c’è questo rapporto di scambio. A volte certe cose mi vengono in mente perché ce le ho nel mio bagaglio e poi magari me le vado a rinfrescare quando ne parlo nei testi. Ed è bello”. Ed è quello, credo, che fanno anche i tuoi fan seguendo i testi…

“Certo. E lo faccio anche io – continua – Certe cose mi vengono in mente e poi le vado a rileggere. E poi, mentre sto rileggendo e riapprofondendo un argomento, mi vengono in mente anche altre cose da scrivere. Un flusso continuo”. Andiamo avanti. Nel testo poi dici: “Come la Chiesa con il male a Sant’Apollinare”. A Sant’Apollinare è dove è stato sepolto Enrico De Pedis. Ed è il posto dove, tra le tante cose, si intreccia la storia della “Banda della Magliana” con quella della scomparsa Emanuela Orlandi. Come ti sei appassionato a questa storia?

“Io – mi racconta – ho letto tanto sulla ‘Banda della Magliana’. Ho visto, naturalmente, anche le serie di ‘Romanzo Criminale’. Ho visto gli approfondimenti di Carlo Lucarelli. E ho sempre trovato veramente incredibile come un boss sia riuscito a farsi seppellire proprio lì. Una cosa allucinante. E non riesco a capire come questa cosa non abbia avuto la dovuta rilevanza mediatica. Una cosa assurda. Quando trovo, a mio modo di vedere, delle cose che non hanno avuto il giusto rilievo allora le cito e cerco di dargli importanza”.

Poi citi anche Walter White, il protagonista della serie Tv “Breaking Bad” e il dottor Walter Bishop della serie televisiva “Fringe”. Quali sono le tue serie preferite? “Ho citato ‘Breaking Bad’ perché la serie, confesso, ho finito di guardarla ultimamente. Nell’ultimo anno addirittura. Per questo ho voluto citarla. Anche se sono in ritardo. Ma, in fondo, non è mai troppo tardi per scoprire determinate serie. ‘Fringe’, che iniziai a vedere nel mio periodo universitario, è stata un’altra serie che ho finito da poco. Sempre in questi mesi. Un’altra serie veramente bella”.

“Devo dire – continua – che le mie serie preferite sono anche quelle un po’ più vecchie. Serie che magari erano più lunghe e dove si spiegava di più nel dettaglio ogni minimo particolare. Oggi invece la tendenza è fare meno puntate per ogni stagione”.

“Ho visto – mi spiega – ‘Suburra’ tra le nuove. Ma non posso non citare ‘Lost’, che ha aperto secondo me il mondo delle serie Tv. E’ una serie che ti prende. E proprio tramite ‘Lost’ poi sono arrivato a ‘Fringe’. ‘Fringe’ anche, infatti, nasce da un’idea di J.J. Abrams. Una volta finito ‘Lost’ ho detto, caz*o (le censure sono per colpa di “Google”, ndr) J.J. Abrams che altro ha fatto, e così sono andato a vedere ‘Fringe'”.

Poi sempre in “Booriana Soul Groove” dici: “Generazioni nuove, senza rispetto. Ci vedo bene le mie suole sopra al tuo petto”. E’ una stoccata alle nuove leve?

“Sì, anche. Vedo sempre più spesso della gente che non porta rispetto. Che dà del vecchio a quello o del fallito a quell’altro. Mi sembra che qui si stiano superando certi limiti. Io sono cresciuto in un’altra maniera. Sono cresciuto portando rispetto anche soltanto a chi aveva un anno più di me. Questo è quello che mi hanno insegnato da piccolo. Vedo ragazzini di vent’anni che si scagliano contro artisti di trentacinque. Artisti che magari non hanno avuto la carriera da disco d’oro ma hanno avuto una carriera di tutto rispetto, con gavetta seria, con tante esperienze. Se non ci fossero stati questi magari queste nuove leve neanche ci sarebbero state. Si sta superando il limite. Sicuramente mi trovo dalla parte della vecchia scuola dal punto di vista mentale. Senza dubbio. Mi ritrovo più lì. Ma questo non vuol dire che non ci siano degli artisti giovani con rispetto. E’ una stoccata. E poi, in fondo, è anche la citazione al mondo del wrestling che da ragazzino mi è sempre piaciuto. Il doppio calcio sul petto”.

E poi non mi è sfuggita un’altra citazione. Una chicca: “Io sono Henrik Larsson…”. Ma è l’ex giocatore del Celtic? “Esatto” e ride. Sei un tifoso del Celtic? “Diciamo che lo sono diventato dopo essermi appassionato proprio alla parabola di Larsson. Poi sai come succede. Quando ti appassioni a un calciatore poi ti innamori anche alla squadra dove gioca. Come quando si era piccolini. Poi a me piace il verde. E la loro, per me, è una delle maglie più belle del mondo. E poi lì, in Scozia, il calcio si vive in una maniera totalmente diversa dalla nostra”.

Henrik Larsson ai Mondiali del 1994

Henrik Larsson ai Mondiali del 1994

Tutto un altro sport? “Sì. Assolutamente. Tutta un’altra mentalità. Veramente fantastico”. E qui si apre il capitolo Larrson. “Io – mi spiega – credo che Larsson sia stato uno dei giocatori più sottovalutati della storia”. Lui è stato anche al Barcellona no? “Sì. Per quello ti dico. Per farti un esempio. Lui ha giocato tanto al Celtic. Aveva avuto anche un grave infortunio. Poi tornò in campo e diventò subito ‘Scarpa d’oro'”. Poi tutto sembrava tranne che svedese… “Sì, sì, se non ricordo male – continua – lui aveva la madre di Capo Verde. Poi aveva i dreadlocks”.

“La sua prima apparizione a livello internazionale – racconta – fu ai Mondiali del 1994. Lui era giovanissimo. Ma lui fece scalpore e divenne subito un’icona della nazionale svedese. Ammiratissimo anche da Ibra. E Ibra, come sai, non è tanto solito nel fare i complimenti agli altri. Ma anche per lui era un’icona. Larsson è stato un giocatore umile. Come piace a me. Al servizio della squadra. Tatticamente incredibile. Lui è stato apprezzato tanto dai compagni e dalla gente. Io trovo tante similitudini tra il calcio e la musica”.

“Lui – continua – vinse anche la Champions League col Barcellona di Frank Rijkaard. Giocò con Ronaldinho e Eto’o. Nella finale Barcellona-Arsenal, quando tutti alla fine della partita parlavano degli altri campioni, arrivò al microfono Thierry Henry, dell’Arsenal, e disse: ‘Tutti parlate di Ronaldinho, di quello e di quell’altro ma nessuno parla di come ha cambiato la partita Larsson’. Lui, infatti entrò a partita in corso e, se non ricordo male, fornì anche uno o due assist cambiando la partita dal punto di vista tattico”.

“Mi appassiono – racconta ancora – sempre di questi personaggi un po’ nell’ombra. Mi piaceva citarlo nel brano”.

Cambiamo argomento. In “Paracadute” con Emis Killa dici “En?gma sì, perché entro in crisi ad ogni scelta. Se non apprezzi quello che hai è giusto che tu lo perda”. Qui c’è l’essenza del tuo nome? “Sì, come già detto tante altre volte – mi spiega – Assolutamente sì. Non sono uno che è troppo fermo. Ci metto un po’ a scegliere”. Allora per entrare nel tema “ombre” parliamo di “Ninjutsu”. Già in “Eremita”, se non sbaglio, tra l’altro, dicevi: “Il sole spunta, m’eclisso, sparisco, Ninjutsu”. Da dove nasce il riferimento al “Ninjutsu”? “E’ la metafora – mi risponde – di come mi sento all’interno della scena italiana”. Ma lo pratichi?

“No – mi spiega – Io mi appassiono molto a queste discipline ma per ora non le pratico. Mi piacerebbe in futuro. Ma tra una cosa e l’altra, tra musica, palestra, dove faccio funzionale, e calcio la mia settimana è… bella occupata”.

“I giorni, purtroppo, sono solo sette. Rischierei… di andare in super allenamento” e ride. “Anche io, nella scena, mi sento come un combattente – continua – a cui piace stare nell’ombra e che colpisce in maniera molto misteriosa. Nel corso di tutto il testo alla fine faccio tutti questi paragoni. Poi, confesso, sono un grande amante di ‘Batman’ e il suo addestramento partì proprio dalla ‘Setta delle Ombre’ dove si insegnavano le tecniche Ninja che poi lui fece sue da bravo… vigilante notturno”.

Ho letto che sei un amico e un grande fan di “Rancore”. Lo hai anche citato in “Cerbero” (“Giro con fare cupo e col rancore come Tarek…”). I fan tuoi e di “Rancore” non fanno che chiedersi: “Quando una collaborazione insieme?” “In realtà già per quest’album c’era in progetto una collaborazione. Poi ci sono stati problemi di tempistiche e non ce l’abbiamo fatta. Mi sarebbe piaciuta farla con lui e anche con ‘Mezzosangue’. Ma in realtà, a parte loro due, c’erano anche altri feat in programma. Sarebbe dovuto essere un disco ancora più denso e grasso dal punto di vista delle collaborazioni”.

“Una scelta del tutto voluta – continua – In passato, in effetti, ho sempre collaborato tanto nei mixtape e magari un po’ meno nei dischi da solista. Perché mi sembrava giusto prendermi il mio spazio. Negli ultimi due dischi nei brani ero quasi sempre da solo fondamentalmente. Per quest’album invece ho voluto ospitare diverse tipologie di artisti, anche diversi tra loro, per fare un disco vario. Un disco vario anche nelle collaborazioni. E credo di aver azzeccato le accoppiate tra mood, strumentale e artista”.

E sei riuscito a tirare dentro anche “Inoki” (Fabiano Ballarin). Come vi siete incontrati? “Ti spiego prima come entro in contatto con gli artisti”. “Io – mi dice – metto al centro di tutto la musica. Non essendo a Milano capita raramente di incontrarmi con i colleghi. E questo dà anche più valore al rispetto che mi danno questi artisti che decidono di collaborare con me. Lavorano con me per il rispetto e la stima che hanno per la mia musica e non certo per le mie capacità da… PR. Questa è una cosa che mi piace veramente tanto. E’ un onore avere la loro stima”. “Con ‘Inoki’ la collaborazione è nata in maniera particolare. Avevo fatto una ‘Instagram Stories’ dove chiedevo ai miei fan con chi avrei dovuto collaborare. E all’improvviso avevano nominato ‘Inoki’. A quel punto taggo ‘Inoki’. Che, tra l’altro, personalmente non avevo mai sentito. E lui mi risponde subito in privato e mi chiede: ‘Tu lo faresti?’. Io, naturalmente, gli dico ‘Assolutamente sì. Anche se in passato mi avevi criticato per una vecchia cosa…”.

“Ma lui – mi spiega – era nel suo periodo. Ci siamo chiariti subito. Gli ho detto che per me sarebbe stato un onore. E chi caz*o se ne frega del passato. Poi da lì ci siamo scambiati i numeri e tutto e ci sentiamo spesso. Ci vedremo anche a Milano tra pochi giorni. A ‘Hip Hop Tv’ mi intervisterà proprio lui”.

“Avere lui nel disco è una cosa incredibile – continua – Come ‘Tormento’ (Massimiliano Cellamaro, ndr). Io non dimentico che soltanto dieci anni fa li ascoltavo qui in camera. E ora averli nel mio disco è un onore assoluto”.

“Io sono l’onda che spezza la calma al faro delle isole Flannan”. Parliamo di queste isole Flannan che citi in “Graal”. Tu parli della storia del “Faro delle isole Flannan” e la scomparsa misteriosa dei tre guardiani. Come ti sei imbattuto in questa storia? “E’ una storia incredibile – mi spiega – Ho citato varie cose misteriose nell’album”. Ma questa è una storia proprio da “Lost”… “Sì, esatto. C’è un mood misterioso in tutta la canzone. Mi stavo documentando su determinate storie che stavo citando nel pezzo quando ho scoperto questa storia. E’ stato incredibile. A volte sembra quasi che certe storie ti cerchino. Che dicono: ‘Caz*o, citami’. Una storia allucinante che riguarda anche la questione atmosferica. Si arriva alla conclusione che è stata un’onda anomala. Ma non sapremo mai se c’è stato…. qualcosa di extraterrestre”. E qui ride. “Ma – confessa – non volevo entrare troppo nel soprannaturale”.

In “Ricordami di te”, la canzone con “Tormento”, citi anche l’alluvione che colpì la Sardegna nel 2013: “Ricordi quel silenzio in giro dopo l’alluvione/Capita nel dramma che ritrovi la coesione”. Nell’album c’è anche una canzone dal titolo “07026”. Il CAP di Olbia. Senza contare che i tuoi album precedenti sono “Sharadana” (gli antichi guerrieri della Sardegna) e poi “Terranova” (il nome di Olbia in sardo). Tu sei tornato in Sardegna dopo una parentesi milanese.

Qual è ora il tuo rapporto con la Sardegna? “Ora sicuramente me la vivo meglio. La vivo da persona più matura. Me la vivo da casa mia. A livello pratico è diverso. Qui ho la mia dimensione. Faccio tante cose che a livello logistico non potrei fare a Milano per come sono fatto. Ho vissuto a Milano e so cosa posso e cosa non posso fare. Tra musica, palestra e calcio solo per spostarmi a Milano dovrei perdere tanto tempo a livello logistico”. “Qui – continua – prendo il mio motorino, il mio ‘Liberty’ o vado a piedi. Tutto è a portata di mano. Cambia anche il rapporto con le persone, con i vecchi amici, con la mia famiglia. Sono cose che sembrano scontate ma vanno coltivate e non vanno tralasciate per non avere rimpianti nel futuro. Sembrano cose, diciamo, ‘old school’ ma è sempre importante continuare a essere una bella persona, un buon amico, un buon figlio. Queste per me sono le cose importanti. La mia dimensione comprende anche queste cose”.

“Credo – racconta – di aver dimostrato che questa è la mia dimensione ottimale. Ovviamente, come a tutti, mi piace viaggiare e andare in giro ma vivere e avere un punto fermo qui per me è importante. Quando stai bene e sereno poi riesci anche a essere produttivo al meglio”. In “Krav Maga” dicevi “Mi sento più scrittore e meno rapper”.

La domanda è da un milione di dollari. Ora ti senti ancora più scrittore? “Sempre – mi risponde – La musica sarà sempre nella mia vita, però non escludo che se si dovessero aprire altre porte, la scrittura, o anche fare cose radiofoniche, di prendermi delle grosse pause. O magari di vivere la musica in maniera più marginale. Si dovessero presentare nuovi stimoli ti confesso che la musica la parcheggerei in favore di altre espressione artistiche. Non ti nego che dopo un po’ questo ambiente, questo business, diventa davvero… poco romantico. E ti porta a dire: ‘Va bene ma… andatevene a fancul*’ (sempre colpa di “Google”, ndr). Comunque… vedremo in futuro”.

P.S. Naturalmente, finita l’intervista, sono andato su “YouTube” a controllare. Ed è tutto vero. Larsson entrò al 61° quando l’Arsenal stava vincendo 1-0 contro il Barcellona. Fu suo l’assist per Eto’o per il pareggio. E fu suo l’assist per Belletti per la vittoria.

La tracklist di “Booriana”:

  1. Misunderstanding 
  2. Pensieri nomadi – feat. Shade
  3. Booriana soul groove
  4. Paracadute – feat. Emis Killa
  5. Ninjutsu
  6. Mia – feat. Ghemon
  7. Fase Rem
  8. Apatia – feat. Inoki
  9. Graal
  10. Ricordami di te – feat. Claver Gold & Tormento
  11. Indifesi
  12. Knock knock out – feat. Anagogia
  13. 07026

Le date del tour:

  • venerdì 12 aprile – Ex Magazzini – Roma
  • sabato 13 aprile – Legend – Milano
  • venerdì 3 maggio – Magazzino 47 – Brescia
  • venerdì 10 maggio – UniFight Fest – Firenze
  • sabato 11 maggio – Pedro Padova
  • sabato 18 maggio – Tropical – Porto Torres (SS)
  • venerdì 31 maggio – Fabrik – Cagliari
  • venerdì 14 giugno – Rap Fest – Chiari (BS)
  • sabato 15 giugno – secret party – Alba (CN)
  • giovedì 27 giugno – Portofranko Festival – Castel Bolognese (RA)

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