Uzbekistan. Ramazzotti canta per il dittatore: 250 euro il biglietto

Pubblicato il 28 ottobre 2011 11:41 | Ultimo aggiornamento: 28 ottobre 2011 11:42

Eros Ramazzotti (Foto LaPresse)

ROMA – Eros Ramazzotti per un concerto a Tashkent, la capitale dell’Uzbekistan, in chiusura di un festival di cultura organizzato e finanziato da Gulnara Karimova, figlia del dittatore Islam Karimov, accusata dalle organizzazioni dei diritti umani di utilizzare un milione di bambini per la raccolta del cotone. Il sì del cantautore italiano sarebbe arrivato dopo una serie di rifiuti da parte di altri artisti noti a livello internazionale, tra cui Andrea Bocelli. Il cachet sarebbe da capogiro. Lui, però, difende la scelta per bocca del suo manager Fabrizio Giannini: “Questo qui – dice al Corriere della Sera – è un concerto a pagamento, non una convention, ed è difficile prendere una posizione per noi. La nostra agenzia, la Trident Management, ha fatto le verifiche e ce lo ha proposto. Non mi sono informato su altro. Non so nemmeno dove sia l’Uzbekistan”.

Ma cantare alla corte di un dittatore per soldi è una cosa che accade non di rado. Alcune star si rifiutano, altre invece cedono alle lusinghe di compensi esorbitanti. Ma è giusto fare affari con dei dittatori? Alcuni cantanti si giustificano dicendo che è un modo per far girare l’arte e la cultura anche nei Paesi senza libertà. Ma il biglietto per andare al concerto di Ramazzotti costerà tra i 150 e i 250 euro, decine di volte in più del salario medio di un cittadino uzbeko.

Ma come detto, Ramazzotti non è l’unico. Due anni fa Sting partecipò alla stessa identica manifestazione per la modica cifra di quasi due milioni di sterline e fu messo alla berlina dalla stampa. Lui che si era sempre proclamato difensore dei diritti umani. “Sting sul libro paga del regime tirannico dell’Uzbekistan”, titolò il Guardian. Prima di lui hanno ceduto al denaro Rod Steward e Julio Iglesias. L’ultimo, lunedì scorso, è stato Ennio Morricone che ha diretto un concerto a Tashkent sempre per la settimana dell’arte. Un anno fa a finire sotto tiro per i suoi rapporti con l’Uzbekistan è stato Joan Laporta, presidente del Barcellona che aveva accettato dieci milioni di euro per due partite con la squadra uzbeka di proprietà della Karimova.