Gabriele Ciampi, direttore orchestra italiano a Casa Bianca

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Dicembre 2015 10:47 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2015 10:47

WASHINGTON – Lui è Gabriele Ciampi, un direttore d’orchestra italiano di 38 anni. Loro sono il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e la First lady Michelle e lo hanno invitato a Washington per esibirsi al concerto per le Vacanze alla Casa Bianca 2015, davanti a 200 invitati. Ciampi ha eseguito un repertorio di musiche originali da lui composte accompagnato dalla George Washington University chamber orchestra l’8 dicembre alla Casa Bianca, un concerto che replicherà il 6 gennaio a Roma all’Auditorium Parco della Musica, prima del concerto al Quirinale dedicato al presidente italiano Sergio Mattarella che sta componendo per l’occasione.

Giuseppe Sarcina, corrispondente a New York del Corriere della Sera, racconta l’emozione di Ciampi nell’esibirsi nel Foyer allestito proprio davanti allo Studio Ovale, lo stesso dove l’ex presidente Ronald Reagan danzò con la principessa Diana Spencer. Lui, in quel Foyer, è arrivato su invito di Michelle dopo averle inviato un cd con la sua musica:

“«Per me è stata una grandissima soddisfazione – racconta Ciampi al telefono da Washington -. Per la prima volta un compositore ha avuto la possibilità di dirigere la propria musica in un concerto per la coppia presidenziale. Un motivo di soddisfazione anche per l’Italia credo».

Ciampi, 38 anni, romano, ha lavorato per una decina d’anni nell’impresa di famiglia: pianoforti da settant’anni. «Da sempre vivo con la musica. Ho studiato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma e ho subito cominciato a comporre». Poi i corsi di Letteratura italiana e cinema all’Università La Sapienza di Roma; infine un master per approfondire la tecnica utilizzata nelle colonne sonore dei film, sotto la guida del compositore Sergio Bassetti.

L’incontro con gli Stati Uniti risale al 2012. «Vivo a Los Angeles da tre anni. Ci sono arrivato perché ho seguito il consiglio di una ragazza coreana-americana che poi è diventata mia moglie. Anche lei è una grande appassionata di musica e un giorno mi disse: perché non vai a studiare all’Ucla? Vedrai che troverai un ambiente adatto per sviluppare i tuoi progetti. A Los Angeles non c’è solo il cinema di Hollywood. E infatti all’Università della California ho avuto la possibilità di mettere a fuoco le mie idee sulla composizione».

Già il 23 dicembre di quel 2012, il pianista di riferimento per la Casa Bianca, David Osborne, suonò due brani di Gabriele Ciampi, sempre alla presenza di Barack Obama e di sua moglie: «Neve» e «Piano Concerto n.1». Il lavoro più conosciuto di Ciampi è probabilmente l’adattamento musicale del racconto di Charles Dickens, «A Christmas Carol». «Tutta la mia musica – spiega il compositore – parte sempre con un omaggio al classicismo, senza questa base nulla sarebbe possibile. Poi la mia ricerca si concentra anche su un diverso arrangiamento, uno stile definito minimalista. Per altro questo tipo di musica è contenuta nel mio ultimo cd, “The Minimalist Evolution”, quello che ho spedito ed è piaciuto a Michelle Obama».

Gabriele Ciampi è arrivato alla Casa Bianca accompagnato dalla George Washington University chamber orchestra, «una delle migliori della East coast», e ha inserito nel repertorio il «concerto per pianoforte e orchestra in La maggiore», espressamente, dice «dedicato alla first lady, perché Michelle Obama sta dimostrando di prestare continua attenzione alla musica a livello globale». Nel foyer affollato da ministri e ambasciatori «non è stato possibile avvicinare il presidente Obama»”.

La sua bravura gli ha permesso di ottenere due importanti riconoscimenti, sia in Italia che in America, e intanto si prepara a portare a Roma il prossimo 6 gennaio il concerto per la coppia presidenziale:

“«Sono molto contento perché ho ricevuto due importanti riconoscimenti sia nel mio Paese, con la medaglia “Eccellenza italiana” dal Senato, sia negli Stati Uniti con la Green card (la residenza permanente ndr ) per Extraordinary Ability. Qui in America la tradizione musicale italiana è portata in palmo di mano. Forse dovremmo ricordarcene anche noi. Penso sia venuto il momento di tornare alle origini, ripartendo dalle istituzioni, dai conservatori. Ogni artista che si presenta su un palco rischia molto e quindi va rispettato. Ma negli ultimi anni la produzione è stata troppo condizionata solo da logiche commerciali. Come è accaduto in altri settori si è pensato più a costruire personaggi popolari che a curare la qualità artistica»”.