Genova, Teatro Carlo Felice: scatta mobilità per 48 dipendenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 29 Luglio 2013 22:49 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2013 22:56
Genova, Teatro Carlo Felice: scatta mobilità per 48 dipendenti

Genova, Teatro Carlo Felice: scatta mobilità per 48 dipendenti

GENOVA – Dopo una lunga e tesa riunione, il consiglio d’amministrazione del Carlo Felice, ha deliberato a maggioranza l’avvio delle procedure di mobilità per 48 dipendenti del teatro lirico genovese. È stata dunque accolta la proposta che aveva avanzato nei giorni scorsi il sindaco e presidente della Fondazione, Marco Doria, dopo che l’assemblea dei dipendenti aveva votato per il rinvio a settembre del referendum.

Le procedure di mobilità riguarderanno 12 orchestrali, 11 coristi, 2 maestri collaboratori, 12 tecnici e 11 impiegati.

In un comunicato diffuso al termine della riunione si precisa che,

“la scelta si è resa necessaria per mantenere in equilibrio i conti della Fondazione, in mancanza di un accordo sindacale con il ricorso a contratti di solidarietà, un accordo già raggiunto tra il Teatro e quattro organizzazioni sindacali che non è stato però sottoposto al giudizio dei lavoratori”.

“Si è ritenuto necessario non procrastinare tale scelta – prosegue la nota – per non mantenere l’Ente in una situazione di incertezza ormai non sopportabile. La procedura di mobilità prevede in ogni caso un percorso che sarà seguito dalla Fondazione nel pieno rispetto delle norme e che potrà essere interrotto dal raggiungimento di un accordo capace di garantire all’Ente un eguale effetto economico”. 

Per tutto il pomeriggio è stata altissima la tensione di fronte a Palazzo Turi, dove alcune centinaia di lavoratori si erano riuniti in attesa della decisione. Una scelta che non è stata certo accolta con favore: i lavoratori hanno infatti deciso di indire per martedì un’assemblea permanente in Teatro: in pratica un primo segnale di occupazione.

Indossando t-shirt con le scritte “Genova colpita al cuore”, “Divieto di cultura” o “Pericolo chiusura”, e hanno lanciato vari cori di protesta. Un gruppo di tenori è anche entrato nell’atrio del palazzo intonando alcuni brani del repertorio classico. I contratti di solidarietà, sostengono, “bloccano la produzione e la qualità del Teatro”.