Goran Bregovic canta Bella Ciao a Los Angeles

Pubblicato il 27 ottobre 2011 20:40 | Ultimo aggiornamento: 27 ottobre 2011 20:54

LOS ANGELES – Che il pubblico losangelino fosse capace di infiammarsi sulle note di Bella Ciao, cantata e suonata da Goran Bregovic e la sua Wedding and Funeral Orchestra e' stata una sorpresa, che il musicista di Sarajevo riuscisse anche qui a entusiasmare e trascinare non e' nulla di nuovo. In un'unica data, alla Walt Disney Concert Hall, la futuristica costruzione a forma di fiore di Frank Gehry di Downtown LA, Goran Bregovic ha portato nel profondo west le note della sua musica dei Balcani (ma anche quelle dell'Italia partigiana) provocando fra il pubblico una frenesia contagiosa.

In pochi sono riusciti a stare fermi e composti, seduti sulle poltroncine del teatro a forma di conchiglia e dalla perfetta acustica. C'era chi si limitava a battere i piedi a terra o le mani per aria, ma i piu', in barba ad ogni etichetta possibile in un tempio della musica classica, hanno ascoltato il concerto in piedi, danzando e saltando, quasi fosse un evento rock e forse, nella terra dove il rock ha affondato le sue radici, sono stati proprio gli accenti rock della musica di Bregovic a fare da ponte fra la tradizione delle sonorita' dei Balcani ed il gusto del pubblico losangelino. Goran Gregovic trascina, la sua orchestra (tre violini, una viola, due tromboni, batteria, due trombe e un sax) ha il potere del pifferaio magico: persino i topi sottoterra, probabilmente, hanno ballato l'altra sera a Los Angeles.

Un coro di cinque elementi e due eccezionali vocalist completavano l'ensemble che ha presentato pezzi datati e nuovi brani dall'album Champagne for Gypsies, che uscira' negli Stati Uniti nel 2012. Champagne for Gypsies e', ha raccontato Bregovic, una reazione alla pressione estrema a cui sono sottoposti gli zingari in Europa. ''Non e' leale nascondere i problemi reali con problemi inventati – ha detto Bregovic in uno dei pochi interventi politici in quarant'anni di carriera – i gypsies non sono un problema, sono un talento nel mondo. Tutti sono impressionati dalle anime zingare, che siano quelle di coloro che incontri agli angoli delle strade o che si chiamino Charlie Chaplin, Mother Teresa, Elvis Presley or Django Reinhardt''.

Nonostante i natali in una delle terre piu' policamente difficili e instabili dell'est europeo Bregovic non ha mai voluto schierarsi politicamente. ''La Yugoslavia e' stata il punto di incontro fra tante culture: ortodossi, cattolici, mussulmani, io con le mie note non devo rappresentare nessuno se non me stesso, perche' parlo il primo linguaggio del mondo, l'unico che tutti sono in grado di capire: la musica, appunto''. Bella Ciao e' arrivata, inaspettata, alla fine delle due ore di concerto, quando Bregovic e' stato richiamato sul palco per il bis. Pochi conoscevano le parole e probabilmente il significato di quelle parole ma l'effetto trascinante era garantito dal ritmo sincopato che Bregovic e i suoi orchestrali hanno dato alla toccante canzone partigiana.