Iva Zanicchi: “Una vita da zingara. Ma non vorrei che ora Salvini…”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 ottobre 2018 11:02 | Ultimo aggiornamento: 8 ottobre 2018 11:02
Iva Zanicchi: "Una vita da zingara. Ma non vorrei che ora Salvini..." (foto Ansa)

Iva Zanicchi: “Una vita da zingara. Ma non vorrei che ora Salvini…” (foto Ansa)

ROMA – Intervistata da Radio Cusano, Iva Zanicchi, ironizza su Matteo Salvini: “Dato che il mio spettacolo si chiama ‘Una vita da zingara’ spero di non avere Salvini dietro qualche poltrona con la fionda. Quando dico che siamo tutti un po’ razzisti, è perché ricordo che quando dal mio paesello andavamo a scuola al paese più grande ci consideravano straniere e ci picchiavano tutti i giorni”.

 “In questo spettacolo “Una vita da zingara”, raccontando la mia vita sono certa di raccontare un po’ la vita di tutti, perché sono nata in tempo di guerra ed era durissima, però c’era anche il sacro fuoco della ricostruzione, di voler fare –ha spiegato Zanicchi-. Sono nata in un paese piccolissimo sull’appennino tosco-emiliano e arrivare alla ribalta con la musica, col teatro e con la tv, era come per un ragazzino pensare di arrivare sulla luna. Poi, dato che mi chiedono sempre ‘alla tua età come va col sesso?’ affronterò anche l’argomento sesso. Parlerò anche degli incontri straordinari che ho fatto nella mia vita: Ungaretti e Picasso, ho avuto la buona sorte di incontrare i più grandi artisti del 900”.

 

Sul suo rapporto coi social. “Il mio rapporto con internet e con i social è pessimo –ha affermato Zanicchi-. Qualcuno mi dice che sono su instagram, io rispondo: cos’è una malattia? Come me lo sono preso questo instagram? Ero partita con grande entusiasmo, poi siccome mi mandavano affanculo un giorno sì e l’altro pure e quando ho risposto è successo il finimondo, allora ho smesso di seguirlo. Devi essere infinitamente di classe, leggere con indifferenza se ti danno della cornuta… Cornuta va anche bene, io non sono mai stata cornuta, o perlomeno non me ne sono mai accorta. I ragazzi oggi stanno sempre davanti al telefonino, si rincretiniscono con internet, vogliono fare successo e allora vanno ai talent o vogliono fare i calciatori, ma per fare i calciatori bisogna darsi da fare, allenarsi dalla mattina alla sera, niente si fa senza sacrificio”.

 

Sul sesso. “Quando ero ragazza c’era fin troppo riserbo, non se ne parlava, non si vedeva sui giornali e tv, ma si praticava. Adesso invece se ne parla e si vede molto, ma si fa molto meno. Quando lo vedi troppo, poi non c’è più curiosità. Adesso sono le ragazze che corteggiano i ragazzi, lo vedo coi miei nipoti, e i ragazzi si intimidiscono. Il corteggiamento era la parte più bella dell’innamoramento prima e del sesso poi. A teatro parlo del sesso, perché in tv mi chiedono sempre: tu alla tua età fai ancora sesso? Ma perché mi fanno queste domande?”

 

Sul #metoo. “Io al Festival di Castrocaro ci sono andata a 19 anni ma era come se ne avessi avuti 14, ci sono arrivata da sprovveduta, ma scema no. Eravamo a Castrocaro Terme, un signore, un direttore di queste terme, mi ha detto: vieni che ti devo dare una cosa nel mio ufficio. Avete capito cosa mi voleva dare… Io sono andata tranquilla, ero molto timida molto ingenua, però ho avuto la forza di non farmi sfiorare manco con un dito. Lui mi aveva promesso che mi avrebbe dato una mano a vincere se ci fossi stata, ma io mi sono alzata sono uscita e me ne sono andata. Se non vuoi non vuoi. Gli uomini di potere ci provano, ma anche le donne di potere. Mi ricordo un’attricetta aveva detto: sono andata, e lui si è presentato con la vestaglia, io sono scappata però avevo appuntamento il giorno dopo e ci sono ritornata. Eh no cara, se tu poi ci torni vuol dire che ci vuoi stare”.

 

Sul termine ‘zingara’. “Dato che il mio spettacolo si chiama ‘Una vita da zingara’ spero di non avere Salvini dietro qualche poltrona con la fionda –ha scherzato Zanicchi-. Io credo di essere una delle persone meno razziste. Quando dico che siamo tutti un po’ razzisti, è perché ricordo che quando dal mio paesello andavamo a scuola al paese più grande ci consideravano straniere e ci picchiavano tutti i giorni. Quando gli italiani del sud venivano a Milano e Torino negli anni 70 non venivano trattati bene. Io gli zingari, i nomadi, con sta canzone qui, li ho sempre amati. Certo, poi se uno delinque è un’altra cosa, un delinquente è un delinquente”.