Michele Bravi, chiuse le indagini su incidente: è accusato di omicidio stradale

di redazione Blitz
Pubblicato il 1 maggio 2019 0:26 | Ultimo aggiornamento: 1 maggio 2019 0:27
Michele Bravi, chiuse le indagini su incidente: è accusato di omicidio stradale

Michele Bravi, chiuse le indagini su incidente: è accusato di omicidio stradale

MILANO – E’ accusato di omicidio stradale Michele Bravi. La Procura di Milano gli ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini sul tragico incidente avvenuto 6 mesi fa, in cui perse la vita una motociclista di 58 anni, Rosanna Colia, deceduta durante il trasporto in ospedale. 

Ora Bravi, che aveva già espresso il suo “profondo dolore” annullando tutti gli impegni, attraverso il suo avvocato, Manuel Gabrielli, potrà depositare memorie o chiedere l’interrogatorio. Quella sera di fine novembre il cantante, vincitore di X Factor 2013, era alla guida di un’auto di una società di car sharing e, secondo quanto ricostruito dalle indagini della Polizia locale, avrebbe effettuato un’inversione vietata in via Chinotto, a Milano, per immettersi nel senso di marcia opposto.

In quel momento, però, stava arrivando Rosanna Colia, in sella ad una Kawasaki, che non fece in tempo a frenare e si schiantò contro la portiera dell’auto. Venne trasportata d’urgenza all’ospedale San Carlo dove morì circa un’ora dopo. Il cantante aveva subito chiamato i soccorsi.

Nel corso delle indagini il pm Alessandra Cerreti ha affidato ad un perito ingegnere una consulenza cinematica per ricostruire la dinamica del sinistro e dalla relazione sarebbe emerso che il cantante avrebbe effettuato quella manovra senza sincerarsi se stesse arrivando qualcuno, mentre avrebbe dovuto guardare in quella direzione prima di girare. Era stato l’avvocato Gabrielli a comunicare che Bravi era rimasto coinvolto nell’incidente.

Sempre tramite il legale, poi, il cantante aveva manifestato subito tutto il suo “dolore per quanto accaduto”, annullando i concerti. “Ho bisogno di fare un passo indietro – aveva fatto sapere il 24enne in quei giorni – lasciare che chi di dovere possa fare il proprio lavoro senza interferenze. Il silenzio è la forma di rispetto a cui affido tutti i miei pensieri”.

Dopo l’atto di chiusura delle indagini, che di solito anticipa la richiesta di rinvio a giudizio, la difesa avrà venti giorni di tempo per depositare memorie o chiedere l’interrogatorio al pm. In casi di questo genere, tra l’altro, per l’indagato c’è anche la possibilità di chiedere riti alternativi, come il patteggiamento che viene di solito concesso a fronte di un risarcimento economico alla famiglia della vittima. (Fonte: Ansa)