Michele Bravi: “Dopo l’incidente non ho parlato per mesi. Non ricordo più come era prima”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 23 maggio 2019 11:38 | Ultimo aggiornamento: 23 maggio 2019 11:38
Michele Bravi: "Dopo l'incidente non ho parlato per mesi. Non ricordo più come era prima" (foto Ansa)

Michele Bravi: “Dopo l’incidente non ho parlato per mesi. Non ricordo più come era prima” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato dal “Corriere della Sera”, torna a parlare Michele Bravi dopo l’incidente stradale che lo ha coinvolto circa sei mesi fa e in cui è morta una donna di 58 anni.

“Il rispetto per questa tragedia – racconta – mi ha portato al silenzio. Tornare a parlare è strano: questa non è solo la mia storia. Non so. Sono sempre stato uno che parlava molto, il silenzio mi spaventava. Ho iniziato a scrivere canzoni proprio perché mi faceva così paura e preferivo riempirlo con le melodie che avevo in testa. Eppure sono stato mesi senza dire una parola”.

“L’incidente? Non vorrei parlarne, non voglio rendere questa tragedia un momento di opinione pubblica. Dico solo che sono state fatte intendere tante cose sbagliate. La tragedia non è certo un titolo sensazionalistico e molto di quello che si è scritto è stato già smentito. Il male rischiava di essere una macchia d’olio, ma ho avuto la fortuna di avere tante persone che mi hanno stretto forte la mano”.

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È in contatto con la famiglia della vittima? “Preferirei non condividere questo, non per mancanza di fiducia, ma proprio perché questo è un mio modo per ritornare alla realtà, non per riaprire una ferita. E mi fa male possa succedere nel tentativo di ritrovare la mia voce: sto facendo attenzione per non rendere questo dolore circolare. Anche il mio condividere è cambiato: c’è una fetta di privato che è giusto rimanga tale. Una tragedia non può essere affrontata nei contesti sbagliati. Questa è la prima volta che torno a mettere la faccia in prima persona”.

“Non mi sono nemmeno mai chiesto perché è successo a me – continua – È una visione troppo ego-riferita. Solo, impari a convivere con il male. È come se avessi qualcosa davanti gli occhi per cui non vedi più le cose come prima. Anzi, quasi non mi ricordo più come era prima. È un altro mondo, un altro sistema di affrontare quello che succede. È un nuovo vocabolario a cui mi sto abituando ma che ancora non so articolare bene. Ora anche il silenzio per me ha un altro suono”.

Dopo questa tragedia Michele Bravi ha scoperto una rete di amici che lo ha protetto senza mai farlo sentire solo: “E’stato il miracolo più grande. Ho scoperto di avere tanti porti sicuri che ignoravo. Mi hanno stupito tante cose che prima non vedevo e non so come facessi (…)Queste persone mi hanno fatto alzare dal letto, mi hanno portato da mangiare, fatto uscire di casa. Sono tornato un bambino e loro mi hanno rieducato a vivere”. Fondamentale, poi, è stato affidarsi alla psicoterapia: “Senza quella, non sarei qua e se c’è un messaggio che posso dare è questo: non temere di farsi aiutare. Io ho avuto tanta luce attorno che mi ha spinto a mettere questo primo tassello per tornare al reale”.

Fonte: Il Corriere della Sera.