Murubutu, nuovo album in arrivo. L’altra faccia del rap…tra letteratura e poesia. INTERVISTA

di Gianluca Pace
Pubblicato il 28 novembre 2018 10:19 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2019 7:50
Alessio Mariani, in arte "Murubutu", in una scena del videoclip del nuovo singolo "La notte di San Lorenzo"

Alessio Mariani, in arte “Murubutu”, in una scena del videoclip del nuovo singolo “La notte di San Lorenzo”

ROMA – Nel rap c’è chi fa il “tronista”, con tutto l’almanacco di pose preconfezionate e pronte per l’uso e c’è chi punta a usare le rime e la tecnica per raccontare e denunciare. Alessio Mariani, in arte “Murubutu”, è una delle bandiere di chi nel rap italiano non punta a mettere una views sopra l’altra. Un rolex sopra l’altro. O di chi vuole semplicemente mettere soltanto “il culo su una Bentley” (ogni riferimento alla Dark Polo Gang è del tutto intenzionale). Murubutu in questo mondo è un eretico. Un corsaro. Un eretico perché nelle sue canzoni Alessio Mariani, professore di storia e filosofia, cita i grandi autori della letteratura e non fantomatiche “gang”.

Nel nuovo singolo (“La Notte di San Lorenzo”) Murubutu parla di un altro mondo. E lo fa ripartendo dal Sud. Dalla Calabria. Dai ricordi verso un mondo che forse non c’è più.

Com’è nato il nuovo singolo?

“La canzone parla di amicizia, di infanzia e di ricordi che in fondo non se ne vanno mai. La canzone è ambientata in Calabria. Mi ha ispirato una lettura che ho fatto ambientata proprio in quelle zone. E mi piaceva questo contesto sospeso tra la montagna e il mare. Tra la Sila e il Tirreno. Un paesino arroccato da cui è visibile il mare. Una collocazione particolarmente suggestiva per un racconto e una canzone. Un contesto utile per raccontare dei temi generali. Temi come quei legami quasi magici che viviamo quando siamo bambini e che faranno sempre parte di noi anche quando tutta la nostra vita cambia”.

Il video è di Nicola Corradino. Com’è nata la collaborazione?

“Nicola è un ottimo regista che collabora con Glory Hole Records, una nota etichetta hip hop italiana composta da amici che insieme a Mandibola Records produrrà il nuovo album. Quando ho visto il video per la prima volta sono rimasto stupito da come sia riuscito a rendere cos’ bene i luoghi che avevo immaginato e descritto. Il video non è girato in Calabria ma ad Acquaviva Picena in provincia di Ascoli Piceno. In un contesto che richiama molto ai paesaggi raccontati nella canzone”.

A gennaio uscirà il nuovo album.

“E’ tutto ancora riservato. E’ un concept album. Ci sarà un tema di fondo come negli album passati. Come lo è stato il mare per ‘Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari’ o il vento per ‘L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti’. Ci saranno collaborazioni come in passato. Alcune le sto chiudendo in questi giorni”.

Nel nuovo album ci saranno novità anche dal punto di vista musicale?

“Il nuovo album avrà sempre una produzione musicale molto ‘hip-hop classica’, perché quello è il suono che amo, con l’aggiunta di qualche strumento suonato e qualche contaminazione nuova. Nulla che strizzi l’occhio alle tendenze trap attuali. In alcuni testi ho provato a sperimentare la narrazione in prima persona”.

Nelle canzoni ci sono sempre riferimenti letterali ben precisi. Quali sono i punti di riferimento nel mondo della letteratura? In passato hai dichiarato di ispirarti molto al naturalismo francese.

“Sì. Io mi ritengo un paesaggista del rap. Mi piace fare delle descrizioni all’interno delle narrazioni e così come i naturalisti dedico tantissima attenzione ai paesaggi. Però leggo tutto e mi sono fatto influenzare da narratori contemporanei diversi come Kent Haruf, Rigoni Stern, Ishiguro, Lauenstein ma anche da classici come Dostoevskij o Wordsworth”.

C’è sempre un pessimismo di fondo nelle canzoni.

“Rifacendomi al naturalismo va da sé che le canzoni spesso siano segnate dagli aspetti negativi dell’esistenza. Descrivo la realtà così com’è. Ma le mie canzoni sono sempre pervase anche da una forte speranza data dai sentimenti. I miei protagonisti hanno un’identità e un vissuto e cercano sempre di guardare avanti. E questo c’è anche nel nuovo album. E’ un album triste ma come gli album precedenti propone tanti piani di lettura, tanta umanità e uno sguardo di speranza”.

Invece quali sono i punti di riferimento nel mondo del rap?

“Ultimamente sto ascoltando Tyler the Creator, Childish Gambino. In generale mi piace il rap contaminato dal soul. Ultimamente ascolto molto un artista dancehall come Collie Buddz. Nella scena italiana mi piacciono Claver Gold, Rancore e anche un rapper più eterodosso come Dutch Nazari”.

“Fuori dal rap mi piace ascoltare reggae, dancehall o musica soul. In Italia, esclusi i cantautori che sono stati fondamentali per la mia formazione, ascolto anche Gazzè e vari gruppi reggae italiani”.

Con Rancore sei uno dei portabandiera di quello che possiamo considerare rap impegnato. Com’è nata la collaborazione?

“Abbiamo un approccio diverso da quello dominante. Un approccio concettuale e variegato. Anche se io e Rancore siamo molto diversi. A me lui piace molto. Mi piace la sua visionarietà e il suo modo di scrivere. E sono stato io a chiedergli di collaborare. Con “Scirocco” siamo riusciti a creare insieme una visione suggestiva”.

In “Zefiro” parli degli italiani che emigrarono in Belgio. In un’altra canzone, “Sull’Atlantico”, ricordi invece quelli che partirono dalla Sicilia per gli Stati Uniti. E il protagonista della canzone alla fine, tornato a casa, scorge un barcone che viene dall’Africa “e rivede se stesso”.

“Sono un insegnante e sento la responsabilità di dover affrontare determinati argomenti tutti i giorni a scuola. Voglio dare degli strumenti per interpretare questi fenomeni che sono complessi e che è molto facile sminuire e semplificare come si sta facendo ora. Sento la responsabilità anche come artista perché come artista posso arrivare a molte più persone. La canzone ha naturalmente dei limiti ma mi permette di dare degli stimoli. Io penso che l’artista ha una grande responsabilità soprattutto quando ha un grande ascendente sulle nuove generazioni. Gli artisti che favoriscono delle semplificazioni interpretative o propongono punti di vista stereotipati, secondo me, fanno dei danni importanti”.

C’è qualcosa di positivo nella trap o è solo tutto da buttare?

“Io non la ascolto volontariamente, non mi piace proprio dal punto di vista musicale. A parte i testi spesso imbarazzanti ci sono troppi suoni sintetici. Sicuramente c’è chi riesce ad inserire qualche contenuto in più. Ma sarebbe un po’ come chiedere: chi nella dance degli anni ’90 aveva contenuti e chi no? Era nel dna del genere non averli. C’è chi prova a inserire contenuti ma la richiesta va in un’altra direzione e tutti alla fine si devono allineare”.