Murubutu e il nuovo album “Tenebra è la notte”. L’INTERVISTA

di Gianluca Pace
Pubblicato il 1 febbraio 2019 7:50 | Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2019 10:06
"Tenebra è la notte" è il quinto album di Alessio Mariani, in arte "Murubutu"

Alessio Mariani, in arte “Murubutu”, vive a Reggio Emilia dove  insegna storia e filosofia al liceo. “Tenebra è la notte” è il suo quinto album.

ROMA – Esce oggi il nuovo album di “Murubutu” (Alessio Mariani): “Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. Per parlare dell’album abbiamo deciso di convocare in aula il massimo esperto possibile in materia. Ovvero… il professor Mariani.

I tuoi album hanno sempre un tema principale: il mare (“Gli ammutinati del Bouncin’ ovvero mirabolanti avventure di uomini e mari”) o il vento (“L’uomo che viaggiava nel vento e altri racconti di brezze e correnti”) solo per citare gli ultimi due. Questa volta il tema è la notte. Come sei arrivato a questa scelta? “Per vari motivi – spiega – All’inizio, a dir la verità, avevo pensato al tempo come tema principale. Poi però mi sono trovato di fronte a una serie di possibilità diverse dal solito e quindi ho cercato di tornare a qualcosa di più paesaggistico. La notte, in fin dei conti, come concetto è una buona mediazione tra lo spazio e il tempo. E con questo tema mi sono trovato più a mio agio rispetto al tempo”.

“Poi – racconta – devo confessare che ho un disturbo del sonno e quindi dormo molto poco. L’album precedente, per esempio, è stato scritto quasi completamente di notte”.

“E infine – conclude – ho una sfida con me stesso. La sfida di stringere sempre più il minimo comune denominatore tra le canzoni. E rispetto al mare e al vento la notte mi sembrava ancora più stringente”.

C’è una linea conduttrice tra i vari temi degli album? “Assolutamente sì. Io stesso li definisco ‘concept album’ ma alla fine sto sempre parlando della stessa cosa: la sofferenza umana”. Il titolo dell’album (“Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”) parafrasa il titolo del romanzo di Francis Scott Fitzgerald “Tenera è la notte”. Come mai il riferimento a questo romanzo? “Durante la stesura dell’album mi sono documentato molto e ho cercato dei riferimenti nella letteratura che avessero come tema la notte. E devo dire che in realtà non ne ho trovati tantissimi. Parafrasando il titolo del romanzo di Fitzgerald sono riuscito a mettere insieme tre elementi: il termine notte, il gioco di parole e il riferimento letterario. I riferimenti letterali, d’altronde, scandiscono tutto l’album”. Sono andato a rileggere l’incipit del romanzo (“Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante”) e devo dire che mi ha ricordato molto le descrizioni “paesaggistiche” delle tue canzoni. Tu stesso ti sei definito un “paesaggista del rap”. Fitzegerald è uno dei tuoi punti di riferimento per la scrittura? “Sì, Scott Fitzgerald l’ho sempre considerato un grande scrittore. Anche per le descrizioni. E non solo in questo romanzo. Penso, per esempio, anche al ‘Grande Gatsby’. Non è il mio scrittore preferito però l’ho sempre apprezzato”.

Nella copertina dell’album c’è una scrivania. Sulla scrivania ci sono una rosa, delle candele, una lettera, una tazza fumante e una macchina da scrivere. E dalla macchina da scrivere esce una donna. Qual è il significato della copertina? “La copertina si ispira a un disegno di ‘Quasirosso’ (Giovanni Esposito, ndr). Lui ha disegnato questa donna che esce da una macchina da scrivere e il disegno mi è subito piaciuto molto perché rappresenta in qualche modo la creatività. Creatività che, secondo me, ha degli aspetti femminili. E nel disegno questa creatività esce da uno strumento antico come la macchina da scrivere. E il tutto mi sembra che rappresenti bene la mia scrittura. Scrittura che ha dei tratti femminili e che è sicuramente caratterizzata da un linguaggio anche aulico e desueto. Naturalmente poi il tutto è ambientato di notte”.

“Mi ha fatto piacere poi – continua – che tu mi abbia chiesto anche degli altri oggetti perché la rosa in realtà all’inizio era un posacenere. Posacenere che ho chiesto di sostituire con un fiore”. Come mai? “Perché spesso inserisco degli elementi floreali e, in fondo, la rosa mi sembrava più caratteristica del tabacco”.

"Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli". La copertina del nuovo album di "Murubutu"

“Tenebra è la notte ed altri racconti di buio e crepuscoli”. La copertina del nuovo album di “Murubutu”

Emanuele Reverberi dei “Giardini di Mirò” ha collaborato all’album. I “Giardini di Mirò”, quindi post-rock, rappresentano un mondo lontanissimo dall'”Hip Hop”. Com’è stato lavorare insieme? “I ‘Giardini di Mirò’ fanno campo base nella mia città. Musicalmente li conosco da tempo e alcuni di loro li conosco anche personalmente. E quindi la collaborazione è nata in modo molto naturale. Inoltre in passato ho avuto un progetto patrocinato dall”ARCI’ che ha visto muovermi con una formazione più ampia per qualche data nel precedente tour. E nella formazione c’era anche Emanuele”.

“Buio” è ispirata al romanzo “Il Sergente nella neve” di Mario Rigoni Stern ed è il racconto di una vedetta italiana sul fronte di Russia durante il secondo conflitto mondiale. Com’è nata la canzone? “La canzone è fortemente ispirata al romanzo come ambientazione. La trama poi però nella canzone si sviluppa in maniera differente. Come ambientazione il romanzo mi aveva colpito molto per il freddo e il buio che si respirava tra le pagine. E nella canzone non ho voluto solo riproporre quell’ambientazione ma ho voluto anche parlare di come viene vissuta la realtà dal fronte” La canzone è divisa in due parti. Nella prima parte c’è il racconto della guerra. Nella seconda parte c’è il ritorno del soldato a casa. Ma quando il soldato torna dalla guerra è invisibile per tutti (“Chi mi guarda non mi vede…”). La canzone parla dell’illusione della guerra? Una guerra che non finisce neanche quando si torna a casa? “Esatto. Proprio questo. Non solo come viene percepito il soldato dagli altri ma anche come si percepisce lui. E’ lui il primo a non riconoscersi”.

“L’uomo senza sonno” è ispirato al film di Brad Anderson, “The Machinist”, con Christian Bale. La canzone, e cito il testo, è un “viaggio ai confini del sonno”. Come mai hai scelto di ispirarti a questo film? La canzone è legata anche ai problemi di insonnia di cui mi hai parlato? “Tu hai sicuramente visto il film. Nel film il protagonista non riesce a dormire perché ha questi sensi di colpa. Sensi di colpa che lo portano a deformare la realtà. Ma – e qui scoppia a ridere – per fortuna non è che io non riesca a dormire per i sensi di colpa…”.

“La relazione che ha il protagonista con la notte – spiega – è molto intensa e molto combattuta e quindi mi piaceva render questa relazione nella canzone sviluppando poi quella che è una costola della trama. Trama che poi nel pezzo varia rispetto al film”. Com’è nata la collaborazione con “Mezzosangue”? “Seguo ‘Mezzosangue’ da tempo e lo trovo un ‘MC’ potentissimo, visionario e in grado di creare grandi suggestioni. L’ho contattato io direttamente e lui mi ha dato disponibilità da subito. Anche perché mi ha detto, e non lo sapevo, che è un grande fan di Bale e del film. Film che mi ha detto di aver visto tantissime volte”.

Alla fine della canzone “La stella e il marinaio”, all’improvviso, si sentono delle strofe di “Scirocco” scritta con “Rancore” (Tarek Iurcich) e di “Levante”. Quest’ultima scritta con “Dargen D’Amico” (Jacopo D’Amico) e “Ghemon” (Giovanni Luca Picariello). Com’è nata l’idea? “La canzone è nata indipendentemente da queste ‘a cappelle’ che avevo e che derivavano dall’album precedente. Poi – spiega – mi sono accorto che effettivamente facevano tutte riferimento all’astronomia e così ho pensato che stessero bene inserite all’interno del pezzo. Devo dire che sono soddisfatto di tutto l’album ma questo è il pezzo che mi piace di più”. Avrai sicuramente saputo che “Rancore” andrà a “Sanremo” insieme a Daniele Silvestri… Qui mi interrompe subito: “Sì sì… mi fa molto piacere perché questo è un periodo in cui il rap è decisamente esposto. E in un periodo come questo in cui è uscito anche il ‘conscious rap’, penso ad Anastasio per esempio, ecco che allora che abbiamo veramente l’occasione di capire come si può fare bene il rap in una grande vetrina come quella di Sanremo”. Cosa ne pensi di Anastasio? “Anastasio – spiega – non è malvagio a rappare. Però è decisamente… sopravvalutato. Quando il grande pubblico avrà di fronte Tarek si renderà conto di cosa vuol dire fare rap a certi livelli”. Se dovessero chiedertelo o se ci fossero le condizioni, andresti a “Sanremo”? “Sì, anzi – confessa – io in realtà avevo una candidatura per entrare. Ma alla fine non sono stato selezionato. Quindi… non andrò”.

Torniamo all’album e parliamo di “Wordsworth”. Com’è nata la collaborazione con “Caparezza”? “Ci siamo conosciuti attraverso un’amicizia comune. Lui mi ha espresso la sua stima e allora l’ho contattato. E devo dire che lui è stato davvero squisito perché mi ha invitato a un suo concerto e lì abbiamo avuto l’opportunità di conoscerci e di sviluppare questa collaborazione”.

“La notte di San Lorenzo”. Qui la narrazione è in prima persona. Una delle novità nei testi di quest’album. Come mai questa scelta? “Perché – racconta – mi piace sperimentare. Nell’album l’ho fatto a livello musicale con nuove contaminazioni. E nella canzone ho sperimentato anche a livello vocale. In questo brano, infatti, canto più del solito. Il racconto è in prima persona ma, soprattutto, presenta delle sfasature cronologiche”.

“Una vera soddisfazione – spiega – perché sono cose che puoi permetterti solo quando il pubblico ti segue. E io ormai ho un pubblico, tra virgolette, di affezionati che sanno qual è il mio registro e il mio stile. E avendo un pubblico così affezionato, ora posso permettermi anche delle cose non immediatamente comprensibili”.

“Ancora buonanotte” con Daniela Galli invece la possiamo considerare un inno alla musica? “Assolutamente, e non solo. Un inno alla musica ma anche un inno alla figura materna”. Daniela Galli, “Dhany”, di Reggio Emilia, magari non tutti la conoscono ma è una della voci più importanti della scena elettronica internazionale. Com’è nata la collaborazione? “Sì, bravissimo. Magari è qualche anno che è uscita dalla scena ma lei ha collaborato per tanti anni con ‘Benny Benassi’ (Marco Benassi, ndr) e inoltre, oltre ad insegnare musica, ora ha diversi progetti di musica jazz”.

In “Occhiali da Luna” invece c’è la collaborazione di “Dutch Nazari” (Edoardo Nazari) e “Willie Peyote” (Guglielmo Bruno). Com’è stato lavorare con loro? “Sono due persone che conosco bene. Soprattutto ‘Willie’. Avevamo questa ipotetica collaborazione in ballo da tanto tempo. Di ‘Nazari’ poi sono un grande fan. Mi piace il suo stile e mi è piaciuto il suo ultimo album. Poi, siccome sono anche amici anche tra di loro, pensavo fosse l’ideale averli nella stessa canzone”.

“La notte di San Bartolomeo” mi ha ricordato la “Battaglia di Lepanto” per alcuni versi. Un “rap didattico”. La canzone parla delle stragi compiute contro gli ugonotti. Stragi, e qui ti cito ancora, “dipinte dal Vasari e poi esposti dai papi nei palazzi vaticani”. La canzone, in fondo, è una chiave per parlare di guerra, potere e religione? “Sicuramente è uno dei testi più didattici. Questi tipo di testi li faccio apposta perché poi si possano utilizzare anche in classe. Alcuni colleghi mi hanno già chiesto il testo per poterlo usare”.

“Franz e Milena” è la storia (e non solo) del rapporto epistolare tra Kafka e Milena Jesenka. Come ti sei imbattuto in questa storia? E cosa ti ha colpito di questo rapporto epistolare? “Io – spiega – in realtà sono partito con la volontà di parlare di uno scrittore notturno. Un ‘grafomane nottambulo’ diciamo. E Kafka senza dubbio lo era. Tempo fa mi sono imbattuto in una sua biografia e ho scoperto che lui, in determinati periodi, arrivava a scrivere per tutta la notte. Kafka è stato ideale per trasmettere sia la dimensione notturna della scrittura che la conflittualità che si sviluppa in lui durante questo rapporto epistolare”.

“Omega man” invece mi ha ricordato il tema di “L’uomo che viaggiò nel tempo”. La canzone parla di un futuro distopico dove il rapido allargamento del buco dell’ozono ha costretto gli uomini a vivere al riparo dal sole. Il tema quindi è quello del “cambiamento climatico”. Tu sei un insegnante di storia e filosofia. Con i ragazzi in classe si parla di questi temi? “Assolutamente sì. Anche se i ragazzi spesso si perdono dietro alle fake news che leggono sui social. Ma è comunque importante veicolare determinati argomenti in maniera accattivante”. Quanto è difficile parlare di letteratura nella scena rap di oggi? “Non più di tanto – ammette – Mi aiuta il fatto che io sia uno dei pochi a farlo. La maggior parte della scena rap ora usa argomenti simili e superficiali. Tutto questo però satura l’ascoltatore che poi magari si avvicina a me perché affascinato da tematiche più alte e letterarie”.

Cosa ne pensi di tutto quello che è successo a Corinaldo? “E’ un argomento ampio e complesso. E non so se riesco a riassumerti la mia opinione con poche parole. Sicuramente ci sono delle responsabilità da parte dei gestori del locale e, soprattutto, ci sono da fare delle riflessioni su quello che è l’età media dell’utenza di questo tipo di musica. Non penso che iniziare ora a colpevolizzare gli artisti possa essere utile in nessun modo. Se gli artisti hanno colpe, sono colpe più ampie e che vanno al di là delle tragedia”. E delle critiche a “Sfera Ebbasta” e ai suoi testi? Avrebbe senso censurarli? “No, assolutamente no. Sappiamo già che nella storia umana e in quella della musica demonizzare determinati generi non ha portato alla loro estinzione, anzi, tutt’altro. E’ già successo con il rock’n’roll e con il blues. Adesso è il turno del rap. Censurare non serve assolutamente a nulla se non ad alzare l’attenzione e la fruizione da parte dei più giovani. L’unica differenza col passato è che non abbiamo più a che fare con dei giovani ma con dei giovanissimi”.

In tanti, su “YouTube”, ti paragonano a De Andrè. Che effetto ti fa il riferimento? Qui ride, si prende qualche secondo e poi risponde: “Beh… mi fa piacere. Mi hanno anche detto che faccio del ‘De Andrè-rap'”. “Con tutte le molle del caso – spiega – perché non ho il talento né la bravura e la sua ispirazione devo però ammettere che mi fa molto piacere. C’è qualcosa di simile nelle intenzioni. Quello sì. Nel senso che le mie canzoni provano ad avere un afflato epico e una tensione letteraria. Il risultato poi… magari non è lo stesso”. E qui scoppia a ridere di nuovo. “Il risultato magari non sarà lo stesso” dice “Murubutu”. Ma di sicuro, con questo nuovo album, il professor Mariani continua il suo viaggio. In direzione ostinata e contraria.

La tracklist dell’album:

1. Nyx – introduzione
2. Buio feat. Dj T-Robb
3. La vita dopo la notte
4. L’uomo senza sonno feat. Mezzosangue e Dj T-Robb
5. La stella e il marinaio Dj T-Robb
6. Wordsworth feat. Caparezza
7. La notte di San Lorenzo
8. Le notti bianche feat. Claver Gold
9. Ancora Buonanotte feat. Daniela Galli
10. Occhiali da luna feat. Dutch Nazari, Willie Peyote
11. La notte di San Bartolomeo
12. Franz e Milena
13. Omega Man feat. la Kattiveria e Dj T-Robb
14. Tenebra è la notte feat. Dia
15. Nyx – outro (strumentale)

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