Paolo Conte in concerto ad Asti: “Torno dopo 20 anni, sono indigeno sensibile”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 luglio 2015 1:44 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2015 1:44
Paolo Conte in concerto ad Asti: "Torno dopo 20 anni, sono indigeno sensibile"

Paolo Conte (Foto LaPresse)

ASTI – Paolo Conte torna in concerto ad Asti dopo 20 anni e si racconta come “un indigeno sensibile“, che ha “paura di chi mi capisce troppo”. Marco Neirottu su La Stampa scrive che Conte ha aperto la rassegna AstiMusica sottolineando di non aver mai tagliato le proprie radici col luogo in cui è nato il 6 gennaio 1937:

“«Non sono padrone del mio calendario – dice – tutto dipende dal management e dagli organizzatori cui tocca accontentare il mio pubblico, vario in Italia e all’estero». Ma pur in questa routine di date stabilite da altri, qualcosa di diverso sul palco di Asti c’è: «In genere gli artisti si lamentano di non essere capiti. Io ho paura di essere capito troppo e questo mi capita rientrando nella mia città. Sono un indigeno sensibile».

Una città, un territorio che, prima ancora di provare ed esprimere orgoglio, gli vogliono bene. La condivisione delle origini si porta dentro i suoi ricordi di un’Asti buia, le facciate tetre, le finestre oscurate dai teli blu per imprigionare brividi di lampadine fino a quando tutto d’improvviso s’illuminò: era finita la guerra. E si porta dentro il padre di lui notaio, lo studio legale aperto con il fratello Giorgio, il vizio della pittura accantonato per seguire quello della musica, le leggi messe da parte dedicarsi, tutti e due, alla musica soltanto. Da lì è venuta fin dall’inizio quella etichetta di «avvocato astigiano», ora valore aggiunto ora limitazione, secondo il tipo di snobismo di chi la usava.

Quella definizione si è lasciata appresso una scia, anche rispettosa, di espressione della provincia sulla quale in realtà lui mai si è soffermato. Spiega: «Non ho mai “cantato” la provincia e mai pensato troppo alla differenza con le città metropolitane, anzi la provincia abbonda di spiriti creativi».

L’aveva rimarcato presentando l’ultimo lavoro, Snob: «Forse la provincia è più sagomata, più leggibile, la città sfugge». E ha scritto: «Noi di provincia siamo così, / le cose che mangiamo / son sostanza come le cose / che tra di noi diciamo»”.