Paolo Crepet contro Sfera Ebbasta: “Le case discografiche dovrebbero controllare i testi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 dicembre 2018 14:44 | Ultimo aggiornamento: 11 dicembre 2018 14:44
Paolo Crepet contro Sfera Ebbasta: "Le case discografiche dovrebbero controllare i testi" (foto Ansa)

Paolo Crepet contro Sfera Ebbasta: “Le case discografiche dovrebbero controllare i testi” (foto Ansa)

ROMA – Intervistato da “Circo Massimo”, su “Radio Capital”, lo psichiatra Paolo Crepet se la prende con i testi di Sfera Ebbasta: 

“Io sono uno scrittore, e se io scrivessi per i ragazzi ciò che i trapper scrivono nelle loro canzoni, riceverei come minimo una telefonata dall’avvocatura della mia casa editrice che mi dice che queste cose non si possono scrivere. Dovrebbero farlo anche le case discografiche. Perché loro no e io sì? Perché io non posso citare il nome commerciale di nulla e loro tutti i nomi commerciali di tutto l’alcool del mondo?”.

Le case discografiche, quindi, dovrebbero fare una sorta di “censura”: “Ma ci sarebbe un mondo radical chic che direbbe che è una visione ottocentesca”, risponde Crepet, “e che io sono impazzito”.

Altro tema è la presenza nei locali, a tarda notte, di ragazzi giovanissimi: “Mi pare elementare che un bambino a 13-14 anni non debba andare alle 3 di notte in un luogo dove ci sono alcool, droga e sesso. Non mi pare un atteggiamento moralistico ma di buonsenso”, dice lo psichiatra, in libreria con “Passione” (Mondadori), “Non parlo di Corinaldo nello specifico. Giro continuamente, ho fatto più di 3mila conferenze, conosco il paese e vedo cosa succede. Basta andare a Campo de Fiori il venerdì o il sabato alle 2 di notte: è pieno di ragazzini, non di 25enni. Mi chiedo: perché? Cosa pensa un genitore? È del tutto evidente che se fai fare tutto a un ragazzino, allora quel ragazzino non desidererà più nulla nella sua vita”.

Crepet poi racconta di quando andò a parlare di sesso in una scuola media romana: “Quelli che io chiamo bambini mi fecero domande scritte, e ad alcune io, che pensavo di essere anche un po’ preparato, non riuscivo a dare una risposta. Poi guardai l’uditorio e vidi una massa di lolite di fronte a me, e mi chiedevo: ma chi è che le trucca così, chi le fa uscire così? È il giusto sviluppo della personalità, la giusta gradualità, o è un cedere al mercato?”.

“Perché è il mercato che vuole questo: il mercato dei rossetti, delle calze a rete, dei dischi dei rapper, delle droghe e dell’alcool – dice Crepet – Tutti mercati che godono ad aver ampliato la propria platea. E noi, come fessi, che non riusciamo a dire un no”. Si è anche discusso sui temi delle canzoni, visto che di droga hanno parlato in tanti, dagli anni sessanta ad oggi: “Vorrei ricordare a tutti noi che abbiamo una certa età che all’Isola di Wight non andavano i 13enni”, specifica Crepet, “E ‘Cocaine’ la sentivano i 18enni, non i dodicenni. Andando avanti così, fra cinque anni parleremo dei bambini di 8 anni che discutono sul rum”.