Pino Daniele morto d’infarto: il “nero a metà” aveva 59 anni. Giallo soccorsi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Gennaio 2015 8:03 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2015 12:57
Pino Daniele morto d'infarto: il bluesman nero a metà aveva 59 anni

Pino Daniele

NAPOLI – Napoli dice addio alla sua anima blues. Pino Daniele è morto. Il cantante napoletano, che avrebbe compiuto 60 anni il 19 marzo, è stato stroncato nella notte tra domenica e lunedì da un infarto. Lascia cinque figli.

Il giallo dei soccorsi. Pino Daniele si è sentito male nella sua casa di campagna in Toscana. La corsa nel tentativo di prestargli soccorso è stata vana e così il bluesman “nero a metà”, è morto poco dopo. La chiamata al 118 è arrivata alle 21.15 e chiedeva un intervento per un malore nella tenuta in Maremma. Un casale isolato, tra le frazioni di Pereta, Marigliano e Magliano in provincia di Grosseto in cui il cantautore napoletano aveva scelto come ritiro. Quando l’ambulanza, dieci minuti dopo, è arrivata nei pressi della casa il medico a bordo ha chiamato per chiedere di accendere le luci per farsi individuare. Ma, spiegano dall’Asl di Grosseto, dal casale “hanno risposto che non c’era più bisogno perché il paziente aveva preferito partire verso Roma per recarsi da un medico di fiducia, con un mezzo proprio”.


All’ospedale Sant’Eugenio, nel quartiere Eur di Roma, Pino Daniele è però arrivato in condizioni disperate. Durante il tragitto da Magliano a Roma, come riportato dal Mattino di Napoli, la vettura ha forato una gomma rallentando la corsa in ospedale. La corsa è stata vana: arrivato all’ospedale Sant’Eugenio di Roma in condizioni disperate, il musicista è stato immediatamente intubato ma la situazione è apparsa subito critica. 

I funerali del cantautore napoletano si svolgeranno mercoledì mattina alle 12 al Santuario del Divino Amore a Roma. Lo riferisce padre Renzo, sacerdote amico di famiglia che officerà la messa, lasciando l’obitorio dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma.

Il primo a dare la tragica notizia sul web è stato l’amico e collega Eros Ramazzotti che, postando una foto del cantante sorridente, ha scritto:

“Anche Pino ci ha lasciato. Grande amico mio, ti voglio ricordare con il sorriso mentre io, scrivendo, sto piangendo. Ti vorrò sempre bene perchè eri un puro ed una persona vera oltre che un grandissimo artista. Grazie per tutto quello che mi hai dato fratellone, sarai sempre accanto al mio cuore. Ciao Pinuzzo”.

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Il nero a metà, l’americano della nuova Napoli che sognava di veder passare la nuttata, il mascalzone latino, il Lazzaro felice, l’uomo in blues, il musicante on the road, il neomadrigalista, cantautore che negli anni in cui dominava il messaggio non mise mai in secondo piano la musica, pur avendo cose da dire, e che cose”. E’ l’autoritratto, sul suo sito ufficiale, di Pino Daniele, inventore di quel sound inconfondibile, tra sonorità blues, rock, jazz e la tradizione napoletana, diventato il suo marchio di fabbrica in Italia e nel mondo.

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Pino (all’anagrafe Giuseppe) Daniele nasce a Napoli il 19 marzo 1955. L’esordio nel 1977 con Terra mia: il brano che apre il disco, “Napule è” è diventa il manifesto della speranza e delle disillusioni di una generazione. Il 1979 è l’anno di “Je so’ pazzo” e di capolavori come “Je sto vicino a te”, “Il mare”, “Putesse essere allero”.

Nero a metà“, del 1980, è l’album del grande successo, l’incrocio definitivo tra il blues dei neri americani e la musica popolare napoletana, simbolo del meticciato sociale, culturale e artistico, tra “Alleria” e “A me me piace ‘o blues”. Il 19 settembre 1981, l’apoteosi in piazza del Plebiscito, con 200 mila persone ad ascoltare Pino sul palco con Tullio De Piscopo, Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Tony Esposito, James Senese. E’ la consacrazione del “neapolitan power”. Arrivano un altro lp epocale, come “Vai mò” (1981), e brani come ‘Yes I know my way’, ‘Viento ‘e terra’. ‘Bella ‘mbriana’, del 1982, coinvolge jazzisti del calibro di Wayne Shorter ed Alphonso Johnson, continuando a mischiare napoletano, italiano ed inglese, ‘Tutta ‘n’ata storia’ e ‘I got the blues’.

Due anni dopo, ‘Musicante’ incontra le percussioni brasiliane di Nanà Vasconcelos, la tromba di Don Cherry e i suoni d’Africa, affrontando temi-tabù come quelli del contrabbando in mano alla camorra in Stella nera. Dopo aver aperto nel 1980 il concerto milanese di Bob Marley, per Pino arriva la consacrazione sulla grande scena internazionale, con il Festival di Montreux, il Canada, l’Olympia di Parigi, il Festival di Varadero a Cuba e l’Arena di Verona.

Intanto continua la collaborazione con l’amico Massimo Troisi, per cui scrive le colonne sonore di Ricomincio da tre (’81) e Le vie del signore sono finite (’87), poi il capolavoro di Quando, scritta con l’amico per Pensavo fosse amore e invece era un calesse (’91). Con ‘Mascalzone latino’ (’89) Pino Daniele torna all’acustico, poi negli anni Novanta ancora una svolta, con “Un uomo in blues” (’91) in cui ”O scarrafone’ denuncia la xenofobia e il titolo del disco gioca con un nuovo appellativo per il cantautore. Ospiti d’eccezione: Chick Corea, Ralph Towner, ma anche Bruno De Filippi.

Sono storia recente Electric jam del 2009 e Boogie boogie man dell’anno successivo. Infine, il trionfo di Nero a metà, con sessanta musicisti e gli amici di ieri e di oggi, riuniti a settembre scorso all’Arena per celebrare un’avventura lunga oltre trent’anni, iniziata tra i vicoli del centro storico di Napoli per approdare sulla scena mondiale.