Pupo: “Una volta per liberarmi da una donna le dissi che stavo per morire”

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 dicembre 2018 14:02 | Ultimo aggiornamento: 12 dicembre 2018 14:02
Pupo: "Una volta per liberarmi da una donna le dissi che stavo per morire"

Pupo: “Una volta per liberarmi da una donna le dissi che stavo per morire” (Foto Ansa)

ROMA – Pupo si è raccontato senza filtri al settimanale Oggi, parlando della sua dipendenza dal sesso e delle sue tante amanti. E di quando, per liberarsi di una di loro, si inventò di essere sul punto di morte. 

“Sono arrivato ad avere una decina di flirt in giro per il mondo e tre, quattro in Italia – ha raccontato Pupo, all’anagrafe Enzo Ghinazzi, al settimanale Oggi – Inventavo concerti inesistenti, esibizioni private, riunioni, contratti da firmare. Poi prendevo la mia Jaguar e portavo le mie amanti a Venezia al Cipriani o al Danieli. Quante sberle mi sono beccato perché confondevo i nomi delle donne!”.

La cosa di cui più si vergogna è l’episodio in cui, racconta, “non sapevo come liberarmi di una donna e allora andai da lei e piangendo la convinsi che mi restavano poche settimane di vita, che era meglio non vedersi più”.

E poi ci fu la volta in cui, “nel 1983 un giorno perdo a carte 75 milioni di lire e pago con tre assegni da 25 milioni. Dopo qualche tempo la polizia fa un blitz e scopre una bisca a Bergamo dove rintraccia i miei assegni e arresta un gruppo di truffatori… Senonché 7 o 8 anni dopo quella gente esce di galera, si ricorda del mio debito e mi viene a cercare. Nel frattempo però io mi ero giocato tutto. Mi salvai inscenando la mia disperazione e dicendo una bugia squallida: inventai che avevo un gravissimo problema familiare, che mia madre o una delle mie figlie aveva una malattia rara e costosissima. Fui così credibile che rinunciarono”.

Al momento, però, Pupo sembra aver superato i momenti peggiori, compresa la dipendenza dal sesso: “Ora va molto meglio. Ho imparato a governare gli impulsi. In materia ho dato fin troppo: tra masturbazioni e passioni occasionali non mi sono fatto mancare nulla. Ho sofferto non poco: quando dicevo di essere affetto da quella patologia venivo deriso e preso poco sul serio. Ma chi ha vissuto questo tipo stesso problema sa che non è facile uscirne”. Ed ha aggiunto: “Sarò bigamo anche nell’aldilà. Nella mia cappella (che si è regalato per il suo compleanno, ndr) ci sarà posto per me, per la mia compagna Patricia, per mia moglie Anna (convive con entrambe, ndr) e per le persone che amo”.