Raffaele Cutolo, era lui il “Don Raffaè” cantato da Fabrizio De Andrè (che oggi avrebbe compiuto 81 anni)?

di Lorenzo Briotti
Pubblicato il 18 Febbraio 2021 15:32 | Ultimo aggiornamento: 18 Febbraio 2021 15:32
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Raffaele Cutolo, era lui il “Don Raffaè” cantato da Fabrizio De Andrè (che oggi avrebbe compiuto 81 anni)? (foto Ansa)

Raffaele Cutolo è morto in queste ore all’età di 79 anni. Fabrizio De Andrè nel 1990 scrisse “Don Raffaè”, uno dei suoi brani più famosi contenuto nell’album Le Nuvole. 

Scritto con Massimo Bubola e composto con Mauro Pagani, “Don Raffaé” è un monologo di Pasquale Cafiero, immaginario brigadiere del carcere di Poggioreale “dal Cinquantatré”, che racconta il suo rapporto con un detenuto di cui si riporta solo il nome, “Don Raffaé”.

Il detenuto è un privilegiato rispetto agli altri detenuti e il brigadiere, nei suoi confronti ha un rapporto ossequioso. 

Il brano viene letto come una satira su quanto faccia poco lo Stato nel combattere la criminalità. 

Raffaele Cutolo, De André accusato di simpatizzare con la camorra

Si tratta quasi certamente di una citazione di Cutolo che portò qualcuno ad ipotizzare simpatie per la camorra da parte di De André. 

I due si scrissero delle lettere, interrotte dal cantautore alla seconda missiva.

Il boss della Nuova Camorra Unita, O’Professore come lo chiavano per il fatto che, avendo la licenza elementare, a differenza degli altri detenuti sapeva leggere e scrivere, inviò al cantante alcune poesie.

Cutolo si congratulò per la canzone e De Andrè svelò successivamente che le poesie del bos “non erano affatto male”. 

Cutolo era rinchiuso nel carcere dell’Asinara. A De André disse: “Non capisco come abbia fatto a cogliere la mia personalità e la mia situazione in carcere senza avermi mai incontrato”. 

Fabrizio De André oggi compirebbe 81 anni

Fabrizio De André è scomparso l’11 gennaio di 22 anni fa. Oggi 18 febbraio avrebbe compiuto 81 anni. 

Resta la grande lezione di un canzoniere che è un simbolo di attenzione per chi di solito attenzione non ha, quegli ultimi della società che sono i veri protagonisti di un canzoniere dal valore inestimabile.

Fabrizio De André è stato un intellettuale dotato di una voce straordinaria che si è votato alla musica dopo il successo ottenuto da Mina con “La canzone di Marinella“, (“senza di lei sarei stato un pessimo avvocato” raccontò).

Come accade appunto solo con i grandi autori, De André ha portato fino a vette creative il tessuto creativo della scuola genovese, quella di Tenco, Bindi, Paoli, Lauzi.

De André aveva una straordinaria capacità di rielaborare i materiali, fossero le canzoni di Brassens (“Il gorilla”) o l’antologia di Spoon River.

Stesso discorso per l’opera di Edgar Lee Master da cui ha tratto “Non al denaro non all’amore né al cielo”, un album del 1971 che ancora oggi rimane tra i capolavori assoluti della musica italiana, le intuizioni di chi gli lavorava vicino.

Come quella di Mauro Pagani che, nel 1984, in anticipo sui tempi, e per questo suscitò l’entusiasmo di David Byrne, lo ha portato nei territori della World Music, in un viaggio attraverso le musiche del mediterraneo che ha generato “Creuza de ma”, un album cantato in genovese dal respiro internazionale.