Robert Hunter è morto. Fu il poeta dei Grateful Dead, scrisse per Dylan, visse da “hippie”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 25 Settembre 2019 10:52 | Ultimo aggiornamento: 25 Settembre 2019 10:52
Robert Hunter, il poeta dei Grateful Dead, è morto

Robert Hunter in concerto (fonte Instagram)

ROMA – Membro ad honorem dei Grateful Dead, la band più di culto in America, poeta e traduttore di classici, paroliere ispirato e di successo, si è spento serenamente nel suo letto Robert Hunter. Classe 1941, al secolo Robert Burns (come il più grande poeta scozzese), Hunter aveva stretto un sodalizio di lunga data con il leader dei Dead, il mitico Jerry Garcia. Ma aveva collaborato anche con il meno avvicinabile dei cantautori, Bob Dylan, e per Elvis Costello, Jim Lauderdale, Greg Anton, Steve Kimock, David Nelson, Pete Sears e Rob Barraco.

Per i Dead scrisse i testi delle canzoni più importanti e identificative, sorta di visioni allucinate ma riconoscibili nella dura realtà di losers e solitari, di marginali e hippies. Il cantore della controcultura prima del suo annacquamento retorico e mainstream. 

Testi di classici del jam-rock, improvvisato e psichedelico, come “Dark Star”, “Friend of the devil”, “Touch of grey”, “Casey Jones”, “Box of rain”, “Uncle John’s Band”, “Sugar magnolia”, “Brokedown palace”, “China cat sunflower” e “Scarlet begonias”.

Fan di Dylan era fra i pèochi ad esserne corrisposto: “Scriviamo cose differenti da quelle che vanno di moda”, spiegava il  Nobel a proposito delle canzoni scritte insieme. “È l’unica persona con la quale abbia lavorato alla quale concedo la libertà di cambiare le cose. Dopo tutto, Bob Dylan è Bob Dylan”, il suo modo di ringraziare. (fonte Il Mattino)