Sanremo 2020, i testi delle canzoni: amore, mojito e cabrón

di Gianluca Pace
Pubblicato il 29 Gennaio 2020 13:44 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2020 16:03
Sanremo 2020, i testi di tutte le canzoni in gara: amore, mojito e cabròn

Sanremo 2020, i testi delle canzoni: amore, mojito e cabròn (foto Ansa)

ROMA – Ma di cosa parlano le canzoni che verranno presentate al prossimo Festival di Sanremo? C’è, purtroppo, come al solito un reticolato cuore/amore che ingabbia la maggior parte delle canzoni. Ma qua e là, oltre ai me, i te, gli amori, i sospiri, le mani, i cabrón (sì, i cabrón), c’è anche qualcosa (forse) di più originale. 

“Me ne frego”: questo il titolo della canzone di Achille Lauro (sì, esatto, quello di “Rolls Royce”). Di cosa parla la canzone? D’amore naturalmente. 

Dopo una partenza non proprio letteraria (“Sì/Noi sì/Noi che qui/Siamo soli qui/Noi sì/Soli qui”), poi Achille Lauro, citati anche Michelangelo e il ghiacciolo (“Fai di me quel che vuoi sono qui/Faccia d’angelo/David di Michelangelo/Occhi ghiacciolo”) si lascia andare in quel che sembra un disperato (e non proprio originale) grido d’amore: “Fai di me quel che vuoi/Non mi sfiora nemmeno/Me ne frego/Me ne frego/Dimmi una bugia me la bevo/Sì sono ubriaco ed annego/O sì me ne frego davvero/Sì me ne frego”. Achille Lauro insomma, tra un Michelangelo e occhi ghiacciolo, se ne frega. 

Capitolo Alberto Urso. La sua canzone (“Il sole ad Est”) parla, incredibilmente, d’amore: “Sei come il sole ad est/Io lo so comunque vada/In questa vita complicata/Ritornerò da te/Io ritornerò da te”.

Anastasio, il rapper uscito da X-Factor, porta “Rosso di rabbia” dove almeno il tema principale non è l’amore. Tema principale qui è, come se non si fosse capito dal titolo, la rabbia (“C’ho 21 anni posso ancora permettermi di incazzarmi”). Rabbia che Anastasio ha paura di sabotare: “Non l’avresti detto tu/Che questo attentato sarebbe fallito/Soffocato dagli scrosci degli applausi/Prigioniero tra le fauci delle foto e dei video”. 

Bugo e Morgan portano “Sincero” dove si galleggia tra quel che si è e quel che si prova a essere con tanto di riferimento, non proprio molto originale ormai, anche ai social: “Le buone intenzioni, l’educazione/La tua foto profilo, buongiorno e buonasera /E la gratitudine, le circostanze/Bevi se vuoi ma fallo responsabilmente/Rimetti in ordine tutte le cose/Lavati i denti e non provare invidia/Non lamentarti che c’è sempre peggio/Ricorda che devi fare benzina/Ma sono solo io/E mica lo sapevo”.

Diodato si presenta con “Rumore”. Anche qui testo amoroso: “E non ne voglio fare a meno oramai/Di quel bellissimo rumore che fai”.

“Musica” è invece il titolo della canzone di Elettra Lamborghini dove l’amore per la musica si confonde con la rabbia per una relazione… un po’ così.

Da segnalare l’assonanza cabrón/amor/Hong Kong: “Innamorata di un altro cabrón/Esta es la historia de un amor/Non mi portare a Parigi o ad Hong Kong”.

Elodie porta “Andromeda” dove di parla di… amore. Amore finito male. E qui dallo spagnolo si passa al francese: “Me ne vado a Paris vado a Paris però/Ti prego giurami tu giurami che non/Mi dirai mon ami mon ami ti prego
La mia fragilità e la catena che ho dentro ma/Se ti sembrerò piccola non sarò la tua Andromeda Andromeda/Andromeda Andromeda/Andromeda Andromeda/Non sai cosa dire se litighiamo è la fine”.

“Baciami adesso” non è un nuovo film di Gabriele Muccino ma è il titolo della canzone di Enrico Nigiotti.

Il testo? Il testo finisce così: “Baciami, baciami… baciami adesso/Che poi fa buio presto…”.

Francesco Gabbani si presenta all’Ariston con “viceversa” con tanto di massima filosofica: “L’amore è cieco o siamo noi di sbieco?”.

Giordana Angi con “Come mia madre” esce dal reticolato appiccicoso dell’amore di coppia. La canzone è una dedica alla madre: “Ti chiedo scusa se non ti ho mai detto/Quanto ti voglio bene/Tu che hai trovato sempre un posto/Dove nascondere le mie paure/È che l’orgoglio a volte è un mostro/Che ci fa solo allontanare”.

Irene Grandi presenterà “Finalmente io”. Una vera e propria dichiarazione, ovviamente d’amore, ma per la musica: “Perdonami adesso oppure è lo stesso/Io son fatta così/Ma quando canto… sto da Dio/Lo sai che quando canto… finalmente io!”.

E Junior Cally? Cosa porterà all’Ariston il tanto discusso Junior Cally? Niente di così scandaloso. State tranquilli. L’atmosfera soporifera del Festival non verrà disturbata più di tanto.

La canzone si chiama “No grazie”e ha un testo dalle intenzioni anti populiste (Dovrei puntare il dito contro/E fare il populista/Non fare niente tutto il giorno/E proclamarmi artista/No no). Non mancano poi, come noto, i riferimenti a Salvini e Renzi (“Spero si capisca che odio il razzista/Che pensa al Paese ma è meglio il mojito/E pure il liberista di centro sinistra che perde partite e rifonda il partito”). Ora però basta battute sul mojito e sul Papeete. Per favore.

“Dov’è” è il titolo delle canzone de Le Vibrazioni. La canzone è una ricerca. D’altronde il ritornello è chiaro: “Dov’è dov’è dov’è dov’è dov’è/Dov’è dov’è/La gioia dov’è dov’è dov’è dov’è/Dov’è dov’è dov’è”.

In “Tikibombom” Levante si schiera con “le anime in rivolta”: “Noi, siamo gli ultimi della fila/Siamo terre mai viste prima, solo noi/Noi siamo l’ancora e non la vela/Siamo l’amen di una preghiera, siamo noi./Ciao tu, animale stanco
Sei rimasto da solo/Non segui il branco/Balli il tango mentre tutto il mondo/Muove il fianco sopra un tempo che fa/Tikibombombom”.

Marco Masini con “Il confronto” si confronta con se stesso: “E sei stato un bugiardo non hai avuto coraggio/Quasi sempre imperfetto ma qualche volta saggio/E sei stato per qualcuno un marito mancato/E sei diventato padre ma non è capitato/E sei stato sul campo sempre dietro a un pallone/E ora sei qui sulla porta a tirarti un rigore/Come un eterno bambino dentro gli anni di un uomo”.

“Nell’estasi e nel fango”. La canzone di Michele Zarrillo parla delle difficoltà “di restare in piedi” per l’appunto, “sia nell’estasi che nel fango”:

“Non basta una promessa/E nemmeno una risposta/Alle parole ormai non credo quasi più/Ho voglia di spezzare il mio silenzio/Ritrovare un po’ di pace/E il coraggio che non c’è/Amico ti capisco/Questo sguardo lo conosco/Anche tu sei stanco proprio come me/Sei stanco di cercare una ragione/Ed immagini un abbraccio/Che non ti ferisca più, mai più”.

“Voglio parlarti adesso” di Paolo Jannacci è una canzone dedicata alla figlia: “Voglio parlarti adesso/Prima che un bel tramonto porti via/Le corse senza fine, addormentarsi insieme/E quell’idea che tu resti un po’ mia/Non sarò mai pronto a dirti sì/Ma tuo padre sarà sempre qui/Si è fatto tardi… adesso dormi”.

Piero Pelù porta “Il Gigante” e anche lui parla di famiglia con una canzone dedicata al nipote. Canzone che contiene anche citazione a un vecchio classico dei Litfiba (“Proibito”):

“Niente di proibito tu sei benvenuto al mondo, mondo/È come una giostra la mente/Tu sei il re di tutto e di niente… gigante/Spacca l’infinito e rubagli un minuto al mondo, mondo/Per fare un castello volante/Con la fantasia di un bambino… gigante/Gigante…”.

I Pinguini Tattici Nucleari porteranno “Ringo Starr”: “A volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene/Il cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene/Gli amici ormai si sposano alla mia età ed io mi incazzo se non indovino all’eredità”.

“La nostra canzone si chiama Ringo Starr, ognuno di noi nella vita si è sentito un po’ piccolo – ha raccontato il gruppo parlando della canzone – Offuscato da stelle maggiori, ci sentiamo a volte anche un po’ delusi dalla vita”.

Rancore con “Eden” apre un po’ gli orizzonti del Festival: “Tu vuoi nemici, sempre, se la strega è in Iraq/Biancaneve è con i sette nani e dorme in Siria/Passo ma non chiudo!/Cosa ci hai venduto?”.

E Rancore arriva a citare anche Paride: “Che faremo della mela attaccata al ramo?/Dimmi chi è la più bella allora dai, giù il nome/Mentre Paride si aggira tra gli dei ansiosi/Quante mele d’oro nei giardini di Giunone/Le parole in bocca come mele dei mafiosi”.

Gli orizzonti del Festival tornano decisamente amorosi con Raphael Gualazzi (“L’ultimo bacio è un apostrofo/Che mi hai lasciato/Non ci sei più e sono in un angolo”) e Riki (“Chissenefrega di noi se non so/Quello che vuoi se non parli/Se ci diciamo di sì ma fingiamo/E lo sappiamo entrambi”).

Rita Pavone nella sua “Niente (Resilienza 74)” (resilienza forse è uno dei concetti più abusati del millennio) tenta il colpaccio parlando di reality e inserendo anche uno stron**. Quindi parolaccia più reality più resilienza. Non proprio il massimo dell’originalità: (“Niente, qui non succede proprio niente/E intanto il tempo passa e se ne va/Meglio cadere sopra un’isola o un reality che qualche stronzo voterà”). Mah.

Tosca salirà sul palco con “Ho amato tutto”. E la canzone è una resa totale all’amore: “Perché amarsi è respirare i tuoi respiri”.