Scala, Milano: Sauditi in Cda? Gasparri: “Bloccati da Sala e Fontana”

di Marilena D'Elia
Pubblicato il 12 Marzo 2019 10:59 | Ultimo aggiornamento: 13 Marzo 2019 19:39
Scala, Milano: Sauditi in Cda mai! Maurizio Gasparri (nella foto): Perché il ministro non risponde?

Scala, Milano: Sauditi in Cda mai! Gasparri (nella foto): Perché il ministro non risponde?

Scala Milano. Gasparri esulta: “Mi pare che il caso dell’Arabia Saudita nel Consiglio d’Amministrazione della Scala di Milano sia risolto.

“Se Sala, sindaco di Milano, vincola alla unanimità del CdA l’autorizzazione a questo ingresso e se la Regione Lombardia continua, attraverso il suo rappresentante, ad essere contraria, la questione dovrebbe essere risolta.

“È impensabile che in una istituzione culturale così importante come la Scala possa entrare permanentemente nel CdA un rappresentante di un Paese che nega diritti fondamentali all’interno dei propri confini come l’Arabia Saudita. È una questione rilevante”.

Gasparri mette in evidenza la contraddizione che avrebbe marchiato i milanesi:

“Non si possono fare manifestazioni antirazziste e sulla libertà e poi dare le chiavi di casa a chi, in casa propria, fa prevalere principi oscurantisti. L’Arabia Saudita non  può entrare nel Consiglio d’Amministrazione della Scala, lo abbiamo detto con chiarezza. Se ora il tutto viene vincolato alla unanimità del CdA, soltanto una capitolazione della Lega su questo terreno consentirebbe questo scempio. Ma sono certo che ciò non avverrà”.

In precedenza, Maurizio Gasparri conferma il no ai Sauditi nel CDA della Scala.  Dopo avere sollevato il caso dei Sauditi alla Scala, il sen. Maurizio Gasparri ribadisce: “Nel CDA della Scala i sauditi non li voglio”, fa sapere dal suo profilo Facebook.  Un messaggio chiaro e inequivocabile per la battaglia che il senatore di Forza Italia porta avanti da tempo contro l’ingresso di un rappresentante saudita nel consiglio di amministrazione del Teatro La Scala di Milano.

“Non si può far entrare nel Cda di una istituzione così importante sotto il profilo culturale ed identitario un governo, come quello saudita, che nega diritti fondamentali. I soldi sono necessari per far andare avanti istituzioni così costose ed importanti come la Scala, le sponsorizzazioni, gli scambi culturali ben vengano. Ma no all’ingresso dell’Arabia Saudita nel Cda della Scala.”

I sauditi, attraverso la compagnia petrolifera Aramco, hanno messo sul piatto 15 milioni di euro che sarebbero disposti a investire nel teatro, più della metà del contributo statale per il 2018 che per la Fondazione Teatro alla Scala di Milano aveva stanziato 28.795.494 euro.

L’Arabia Saudita non è certo nota per essere un Paese democratico, e ancora fresco è il ricordo di quanto accaduto a ottobre al giornalista dissidente saudita Jamal Khashoggi, entrato con le sue gambe nel consolato saudita di Istanbul, mai più uscito e di cui si sospetta l’omicidio.

L’interrogazione parlamentare presentata da Gasparri al ministro dei Beni Culturali per sapere quale sia la valutazione del governo sulla ipotesi di ingresso del governo dell’Arabia Saudita nel Cda del teatro alla Scala di Milano ha smosso le acque ma non ha ancora trovato risposta:

“C’è voluta la mia interrogazione contro l’ingresso dell’Arabia Saudita nel Cda della Scala per svegliare alcune autorità milanesi. Fanno bene Fontana (Attilio Fontana presidente regione Lombardia n.d.r.) ed altri della Lega ad esprimere dubbi. Ma bisogna passare dai dubbi alle certezze” , ha detto il senatore forzista

“Il Ministro Bonisoli risponda con urgenza in Parlamento alla mia interrogazione e non si limiti a mezze frasi dette in qualche intervista. Il sindaco Sala (Giuseppe Sala, detto Beppe, sindaco di Milano e presidente del Teatro alla Scala n.d.r) esca allo scoperto. Organizza marce antirazziste e poi vuol mettere la Scala in ginocchio di fronte a chi nega diritti fondamentali come il regime dell’Arabia Saudita? Ora basta. Parole chiare e definitive. I soldi non sono tutto. La cultura deve essere un’affermazione di libertà in primo luogo. E la Scala appartiene a tutti ed è presidio di cultura, di identità ed appunto di libertà del sapere”, conclude Gasparri.

Per avere una certezza sull’ingresso o meno dei sauditi nel CDA della Scala di Milano dovremo forse  aspettare la seduta del 18 marzo. Sarà quella l’occasione per discutere del finanziamento saudita di 15 milioni- in cinque anni-, di una collaborazione con l’Accademia della Scala per l’apertura di un conservatorio di musica e danza per bambine e bambini a Riad, e del  possibile ingresso di un rappresentante di Riad nel CDA della Scala.

Il sovrintendente della Scala Alexander Pereira in un’intervista alla Stampa, per giustificare l’accordo impostato con l’Arabia Saudita, aveva chiamato in causa la Lega e il sindaco Giuseppe Sala, spiegando che con il sindaco aveva parlato a gennaio e che al rapporto con i sauditi era arrivato su suggerimento leghista (a parlare la prima volta di un possibile interessamento della società petrolifera Aramco, ha raccontato Pereira, fu l’ex direttore della Padania Max Ferrari). Sia Ferrari (“tutta farina del sacco di Pereira), che Sala hanno smentito. Neanche il presidente della Lombardia ne sapeva nulla.   “Non mi sorprende che il sindaco Sala non ne sapesse niente, perché anche io non so niente”, è sbottato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, di cui Ferrari è stato consulente in passato. A tutto ciò è seguito l’annuncio  di un’interrogazione parlamentare e di una mozione in Comune da parte del Carroccio per chiedere il licenziamento di Pereira  (Fonte Ansa)

L’austriaco Pereira era arrivato alla Scala di Milano dal Festival di Salisburgo- di cui era direttore- nel 2014,  in anticipo rispetto alla scadenza del mandato- nel 2015- del suo predecessore Stephan Lissner.

Allora  sindaco di Milano era Giuliano Pisapia che aveva incoronato Pereira con un compenso inferiore del 25% rispetto a quello di Lissner.

Alexander Pereira nel 2014 era stato censurato dal cda della Scala di Milano che voleva addirittura sciogliere unilateralmente il mandato anche al prezzo di costose penali e a rischio di pregiudicare il programma della stagione operistica nell’anno cruciale dell’Expo. Pisapia aveva ribadito che Pereira aveva sbagliato, perché, senza essere titolato a farlo (non era ancora in carica e senza approvazione vincolante del cda) e in conflitto di interessi, aveva acquistato per conto della Scala 4 allestimenti teatrali del Festival di Salisburgo (mentre formalmente ne era ancora direttore).

Pereira, pur scusandosi, aveva sostenuto di avere sottoposto i contratti al direttore uscente Lissner (che però aveva smentito) e che in tutta Europa il suo comportamento è una pratica comune. Suggerendo implicitamente che la stranezza, semmai, è la farraginosità della burocrazia teatrale italiana.