Siae, Filippo Sugar presidente: figlio di Caterina Caselli, succede a Gino Paoli

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 Marzo 2015 16:26 | Ultimo aggiornamento: 19 Marzo 2015 16:30
Siae, Filippo Sugar presidente: figlio di Caterina Caselli, succede a Gino Paoli

Filippo Sugar

ROMA – La Siae, Società italiana degli autori ed editori, ha scelto il suo nuovo presidente, dopo le dimissioni dello scorso 24 febbraio di Gino Paoli, indagato per evasione fiscale. Il designato è Filippo Sugar, 43 anni, figlio di Caterina Caselli. Il consiglio di sicurezza lo ha eletto a larga maggioranza con 21 voti su 30 presenti. Sette sono andati a Federico Monti Arduini, 2 astenuti. Una vittoria netta, in proporzione anche più forte di quella che quasi due anni fa portò alla presidenza il cantautore genovese, votato all’epoca da 22 consiglieri su 34. Una scelta decisamente di continuità, comunque, tanto più che Sugar, che con i suoi 43 anni si avvia ad essere il più giovane presidente nella centenaria storia dell’ente, ha lavorato fianco a fianco con Paoli nel ruolo nevralgico di vicepresidente.

Come previsto dalla legge, dopo il parere delle commissioni Cultura di Camera e Senato la nomina diventa operativa con decreto del Presidente della Repubblica.

Nella testa, il giovane editore ha già ben chiara una Siae “sempre più aperta e trasparente”, con tanti progetti per i giovani e un sito nuovo di zecca entro l’estate per cambiare “in modo tangibile il rapporto con associati e utilizzatori” e spiegare meglio anche che la società degli autori ed editori “non c’entra nulla con le tasse” e che il compenso “non viene mangiato da una macchina burocratica, ma pagato”.

Anche se di fatto lo scettro passa dalle mani di un cantautore a quelle di un editore. Lui rassicura:

“Non cambia nulla, il modo in cui ho lavorato negli ultimi vent’anni, il modo in cui la mia azienda ha lavorato è quello di una simbiosi artigianale con gli  autori, con il mio lavoro cerco di creare per loro il contesto ideale per esprimersi al meglio. Questo è quello che faremo anche con la Siae, creando un rapporto di apertura sia con gli associati sia con i clienti”.

L’intenzione, spiega, è quella di spingere per

“un’apertura ancora maggiore, aprendo un tavolo di lavoro comune con realtà indipendenti, emergenti e giovani del mercato, come ad esempio quella del Mei. La Siae ha la possibilità, facendo bene il suo lavoro, di fertilizzare il terreno, consentendo di far crescer più autori, più opere, più proposte, in questo modo contribuendo alla nostra identità culturale che non è solo nel passato, deve essere nel presente e anche nel futuro”.

Idee chiare anche sulla questione del digitale:

“Auspichiamo una maggiore concorrenza. Adesso ci sono pochissime aziende, quasi tutte monopoliste. Noi vorremmo un motore di ricerca europeo, una iTunes europea, più players per aumentare l’offerta”.

E non solo: da “rivedere, insieme alla politica”, ci sarebbe anche la questione del “trasferimento del valore”, ovvero del compenso degli autori in un’epoca dove sempre più prevale e prevarrà il digitale. Al contrario di quanto avviene nel mondo tradizionale, dove sono gli autori a ricevere la parte più grande degli introiti rispetto a chi distribuisce, nel mondo della rete, ricorda Sugar, prevale l’opposto. E questo naturalmente crea un problema, perché “il futuro è digitale, ma gli autori debbono avere risorse. Se queste vengono trattenute dal distributore non arrivano”.

Una questione nevralgica, anche considerando che

“mentre i distributori non sono italiani, i creatori sono italiani ed europei. L’Europa ha la leadership mondiale della creazione, dobbiamo spiegare questa cosa e trovare un modo per far arrivare più risorse ai creatori per farli produrre di più, per dare lavoro a giovani e soprattutto mantenere identità culturale”. Riuscirci è fondamentale: “Se non riusciamo diventiamo mercato per i contenuti degli altri”.