Spice Girls sotto accusa: t-shirt per beneficenza prodotte in Bangladesh da lavoratrici a 40 cent l’ora

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2019 13:40 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2019 13:40
Spice Girls sotto accusa: t-shirt per beneficenza prodotte in Bangladesh da lavoratrici a 40 cent l'ora

Spice Girls sotto accusa: t-shirt per beneficenza prodotte in Bangladesh da lavoratrici a 40 cent l’ora (Foto Instagram)

LONDRA  –  Avrebbe dovuto essere una iniziativa benefica a favore dei diritti delle donne e della parità di genere, ma la maglietta fatta realizzare dalle Spice Girls (Victoria Beckham esclusa, che non ha partecipato alla reunion del gruppo pop) si è rivelata l’ennesimo prodotto dello sfruttamento del lavoro nei Paesi asiatici. E del lavoro femminile, per di più.

A produrre le t-shirt con la scritta #Iwannabeaspicegirl, secondo un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian, sarebbero state giovani donne pagate 40 centesimi l’ora per lavorare anche 16 ore di fila. E’ stata una delle operaie, impiegate in una fabbrica del Bangladesh, a Gazipur, ha raccontare i dettagli al Guardian. Dettagli che includono minacce e insulti alle lavoratrici, tra loro anche donne incinte, che non riescono a raggiungere gli obiettivi di produzione individuale prefissati.

Un portavoce del gruppo pop si è affrettato a dire che le Spice Girls erano ignare e sono “sgomente e inorridite”, al pari dei promotori di Comic Relief, che ha organizzato la campagna. La società che controlla la fabbrica in Bangladesh ha da parte sua promesso una verifica, ma ha già bollato la denuncia come “non vera”. 

Secondo il quotidiano inglese, però, le magliette verrebbero fabbricate proprio in queste condizioni in Bangladesh, per poi essere spedite ad un’altra fabbrica in Repubblica Ceca dove vengono impressi i loghi e infine messe in vendita online al prezzo di 19 sterline, di cui 11 vanno all’associazione Comic Relief che si occupa di promuovere l’equità tra uomini e donne.